LezioneDiChitarra

"Cosa fai dalla mattina alla sera?" "Mi subisco."
martedì, 23 ottobre 2007
lo spazio dopo la virgola







 


 


 


 


 


 


 



Cosa ti manca di me,dimmi.



agiti ancora le mani nella notte?

tendi ancora le braccia ai tuoi fantasmi?

avvicinati,spoglia.

vuoi farlo?

lo vuoi davvero,con quella Volontà Vera che attinge dall'animale che siamo?

inginocchiata a te stessa,

così vorrei vederti,


inginocchiata ai tuoi stessi turbamenti,alla tua natura TUTTA.

i fronzoli,i vezzi,le nuance costruite non mi interessano.

mi interessa l'orrore incondizionato dell'appartenere:


solo questo.





Vissuto da Etranger alle 14:24 - /post/14406938/lo+spazio+dopo+la+virgola - senso - commenti (4)
venerdì, 07 settembre 2007
Liturgie


Come viatico.



Mi metti in bocca il biglietto di sola andata. Un’eucaristia amministrata a questa cosa morente che non abbiamo nemmeno il coraggio di chiamare amore. Senza digiuno eucaristico, però, perché, per il resto del tempo, farciamo la distanza ferendoci.-



Il letto serve a questo: diventa il desco malato sul quale consumare ripetutamente un addio. Sempre lo stesso. Ancora una volta.







Che palle!






 


Vissuto da Etranger alle 16:39 - /post/13744121/Liturgie - senso - commenti (4)
lunedì, 16 luglio 2007
ho aperto le braccia




Ieri ho tenuto tra le braccia un’amica che piangeva di un pianto talmente tanto doloroso da farle mancare il fiato. L’ho spogliata, ci siamo infilate nel mio letto e l’ho tenuta abbracciata sino a quando si è addormentata.



Ho pensato a quanto male fanno quei pianti e a come, ogni volta che mi sia capitato di doverne vive uno, fossi immancabilmente sola.



E’ successo sette anni fa. L’angolo dell’occhio che coglie il colore vivace di una valigia rigida e pesante che scompare dietro ad una porta, la porta che si chiude. Ricordo che prima di quel movimento, di quelle ombre in quella stanza, prima, nella notte, quando la sveglia era l’unico rumore e il led del videoregistratore sembrava un faro verde, prima, quando mi ero lasciata cadere sul divano, poi ricomposta, seduta, rigida ad aspettare, non avevo voluto ascoltare quella cosa che cresceva dentro. Poi la porta si è chiusa e la mia gamba destra ha avuto uno spasmo, poi si è gradualmente irrigidita, accartocciata verso il mio ventre, la testa si è piagata indietro seguendo l’inarcamento della schiena e le mie mani hanno afferrato un pugnale invisibile al centro della pancia. Il peso terribile sopra la testa che mi impediva di rialzarmi, mi schiacciava giù, giù dal divano, giù sul tappeto con la bocca spalancata a lasciare una scia di bava sulla spalliera, sul cuscino, sul tappeto.




E’ successo quattro anni fa. L’ho sentito arrivare, quel dolore, ed ho voluto ignoralo mentre mi passavo il cotone sugli occhi, i capelli raccolti, uno specchio da evitare e il rumore dell’acqua sulla ceramica del lavandino.

Non ce l’ho fatta ad uscire dal bagno per arrivare alla camera. Mi ha preso alle spalle, come un vigliacco, come un maniaco, come un cane rabbioso. Sono rimasta sul pavimento di legno, la testa da un lato, il corpo molle ed inerme e un urlo muto dipinto sulla faccia. Mi sono risvegliata così, la mattina successiva, con la saliva impastata ai capelli tra il mio viso e il pavimento.



E’ successo l’altra notte. Erano le tre del mattino. Ho aperto gli occhi ed avevo già la bocca spalancata, gli spasmi che mi scuotevano e il dolore di quel bastardo che aveva affondato le unghie tra il mio cuore e il mio respiro. Due ore.



Ho percepito l’alba.



Ti ho scritto un messaggio a Parigi.



Ho aperto le braccia e ti ho lasciato andare via.






Vissuto da Etranger alle 18:53 - /post/13099384/ho+aperto+le+braccia - senso - commenti (2)
giovedì, 16 novembre 2006
Diversità


Ecco, forse non mi inginocchio più ai miei stessi turbamenti. Non innalzo più l’urlo come vittima sacrificale  a ciò che è stato, che non ho, che vorrei, che potrei.

Mi sto imborghesendo. Annaspo pure in minuziose scenette familiari che mi vedono badante di un  focolare che non c’è. Sogno l’inevitabile quando prima bramavo lo sfacelo del divieto. Oggi dubito quando prima invece preferivo l’errore. Forse alla fine ho trovato il modo di dannare la mia esistenza annullandone gli stimoli artistici. Perché ciò che mi elevava era non credermi possibile, spalmandomi addosso la diversità cogitante, ripetitiva, maniacale di chi non si appartiene.  

E’ questo che succede quando ci si vieta di sognare.

Sto per finire le sigarette.

Non bevo più nemmeno il rhum.

Sono indecisa se indossare il reggicalze.

Spilucco libri come se mi fosse passata la voglia di verità.

Traccio la linea tra i puntini e finisco sempre per ricreare questa o quella condizione per il futuro: un enigmistica da ferie agostane.


Mi ritrovo solo nel godimento, quello fisico e carnale, miracolo del corpo e dello spirito. In quello spazio annullato ritrovo la mia diversità. In quei gesti non ho memoria e sorrido senza il compiacimento dell’autoreferenzialità perché vivo di un’energia incontenibile, di una luce che mi sfalda, che non mi permette di ricompormi.

Esplodo.

Fuori.

Lontano.

Mi permette di non essere “una” ma infinite e quello che sento è mutevole, plasmabile, alterato, è arte del senso quindi corruttibile. Se-duco me stessa.

 

 

Vissuto da Etranger alle 18:52 - /post/9926300/Diversit%C3%A0 - senso - commenti (6)
mercoledì, 08 novembre 2006
Dopo

Balthus


Vissuto da Etranger alle 15:49 - /post/9834634/Dopo - senso - commenti (3)
martedì, 18 luglio 2006
Senza

Ho l’odore della tua pelle più intima tra le dita.

 

Ho un dolore messo di sbieco tra l’anima e i polmoni.

Un asta ad indicare una direzione da deserto. Una stella che scompare dietro alle nuvole.

Poi più nulla, allora guido male, infilo la linea tratteggiata del cuore. Qualcuno mi suona un insulto che si perde tra i venti gradi dell’aria condizionata e i cinquanta dell’asfalto. E’ il tuo odore a riempire lo spazio, ad offuscarmi la vista. Il desiderio fa male se arriva troppo in là. Se si dimentica da dove è partito. Se dimentica il particolare: il taglio degli occhi, una risata, quella maglietta, il tono della voce. Se perde il particolare, perde la direzione, si fa notte, una notte senza stelle, nella quale vaghi. Quando il desiderio diventa mondo, quando diventa anarchia, quando dimentica anche di avere origini plebee, se non peggio, medioborghesi.

Quando perde il profilo.

Sai com’è un desiderio senza profilo? Ad un desiderio così non si possono fare ritratti. E come te lo ricordi quando poi ci vuoi ripensare? Quando ti ritrovi sola e frughi l’istante perché ti faccia chiudere gli occhi e rivivere? Se cerchi un desiderio così non lo ritrovi più, non ritrovi più le sue origini, è figlio di nessuno. E’ come la vita che c’è e ti chiedi come faccia a esserci, sì polmoni-cuore-proteine-metabolismo-sinapsi ma poi? Cos’è questa cosa che scorre, che c’è tutta intorno a noi, cos’è questa energia? Che se manca questa, ti resta solo di fissare la trave sopra al salotto e studiare metri, corda, il silenzio prima e dopo. Che se manca questa energia…allora.

E se mi resta solo il tuo odore tra le dita, ricomincia il walzer dell’incompiuto. Mi resta uno scia di vita che prima o poi svanisce. Posso non lavarmi le mani, aspettare fino a domani prendendomene cura per tutta la notte, cercare di non soffiarci sopra il mio alito, inspirando tutto quello che posso, finché posso. Poi domani mi sveglierò, il tuo odore non ci sarà più perso nell’attimo in cui il corpo ha ceduto al sonno, annuserò il cuscino, il lenzuolo, maledirò l’aria e farò fatica perché dovrò ricostruire i tuoi occhi, quella maglietta, la tua risata senza arrivare a quell’onda di luce abbagliante capace di azzittire il tempo, di fermare le teorie, di tornare all’origine che è caos senza condizioni.   

 

 


Vissuto da Etranger alle 18:34 - /post/8719677/Senza - senso, istanti - commenti (10)
mercoledì, 29 marzo 2006
Profumo inequivocabile

 

"Inverosimile
Sentirti respirare in me
Avverto un brivido
Sei come un vento che non c’è
E si che il giorno ti ha portato via
Senza preavviso senza che
Fossi già così forte
Da farcela senza te.
E’ stato un crimine
Mettere all’asta il posto tuo
Insostituibile
Quello che fu davvero mio
Profumo inequivocabile
Presenza che mai più toccai
Nei silenzi del mondo
Che rimpiange noi.
Oltre ogni limite
Il mio pensiero sta tornando a te
All’abitudine piacevole
Che poi di noi s’innamorò
Amore folle e irragionevole
Da spazzarci via
Per restare solo ed unico
Una splendida pazzia
Ci puoi scommettere
Io non ci riproverò
Ho le mie nuvole
È la che mi nasconderò
Così mi renderò introvabile
al vuoto che ora abita in me
E che rende fragile
il ricordo che ho di te.
Oltre ogni limite
Come quel fuoco che incendiò
Le nostre anime incredule
Dannate per l’eternità
Per raggiungere quel culmine
Per salire fin lassù
Dove ci si arriva facile
Da dove non si torna più!
Oltre ogni limite

 tu "

Renato Zero

(Foto-Michael Martin)


Vissuto da Etranger alle 16:57 - /post/7603520/Profumo+inequivocabile - senso, a l t r o, istanti - commenti (2)
giovedì, 26 gennaio 2006

Ti guardo messo così, di spalle, seduto sul bordo del letto con la testa tra le mani.
Ma sì, facciamo che la vita resti così, che non ci si ricordi più quanto desiderio c’era.
Se smettesse di nevicare forse sarebbe più facile, meno candido. Dovremmo togliere il colore a questo fermo immagine come in una vecchia foto dalla grana grossa e dal retrogusto d’antan.
Stai andando via da me in un silenzio che rimbomba. Non riesco nemmeno ad allungarmi verso di te, soffio fuori il fumo con forza e fisso la finestra oltre la tua sagoma che rimane immobile.
Non siamo più malati, è come se l’amore ci avesse guarito dalla spontanea illusione di credere che saremmo passati indenni attraverso questa storia.
Il tuo telefono si illumina senza suonare, ne seguo il cicaleccio verde con la coda dell’occhio.
-Vai - penso – alzati, esci di qui, vattene, rispondi, torna a casa da lei. -
E’ un tempo scaduto quello che tratteniamo tra queste lenzuola. Mi sono venduta i giorni con te per pagare il conto in anticipo. Ti ho riscattato come ad un banco dei pegni. Non c’è nulla da dire, non mi giustifico, non ti trattengo, aspettavo questo momento come farebbe l’eroina del più dozzinale dei film, tacendo, dura e risoluta.
Spengo la sigaretta.
Poi succede qualcosa, qualcosa che non è previsto nel copione di un addio. Vai verso l’armadio, ti alzi sulle punte dei piedi e sfili una grossa coperta di lana dall’alto dell’ultimo ripiano.
Te la butti sulle spalle avvolgendoti completamente. Hai il volto stravolto. Non ti ho mai visto così. Vieni verso di me, mi fai uscire da sotto le lenzuola e raccogli il piumone che era scivolato sul pavimento, prima quando non serviva, quando era di troppo tra me e te. Mi ci copri facendomi scomparire dietro alle pieghe soffici della stoffa imbottita. Non vedo più nulla e un nodo in gola mi fa tremare perché tutto vorrei ora tranne che questo fosse un addio. Qualcosa si rompe in me
Mi sento sollevare, mi prendi in braccio, sento che faticosamente riesci ad aprire la finestra.
- che fai? Che stai facendo? Perché ora? Perché mi fai questo? – dovrei chiedertelo ma taccio.
Ti siedi sulla poltroncina in vimini che ho dimenticato fuori sul terrazzo. Io tra le tue braccia, raggomitolata, ora ricordo perché con te è iniziata questa storia.
Frughi piano nella coperta e fai riemergere il mio viso. Siamo sotto la neve a piedi nudi, le tue labbra sono già violacee. Non una sola parola. C’è un silenzio assoluto.
Come facciamo ora? Rimaniamo qui? Perché non mi proponi di morire così tra le tue braccia, così, morire piano io e te. Perché non mi dici che possiamo farcela, che domani andrà meglio?
Mi fai male così. Un male incontenibile, assurdo. Non doveva essere questo il finale, che fine è quella nella quale la neve si confonde ai sussulti del freddo e delle lacrime sul tuo viso.
Che fine è per un amore che non è mai amore?


Vissuto da Etranger alle 20:02 - /post/6974717 - senso, istanti - commenti (9)
venerdì, 13 gennaio 2006
COSA STAI CERCANDO NEL MIO ARCHIVIO?

 Ti svegli presto al mattino...poi più nulla per tutta la giornata...solo ieri...verso l'ora di pranzo...poi nulla...

Va avanti così da qualche tempo....

 

 

 


Vissuto da Etranger alle 13:22 - /post/6841790/COSA+STAI+CERCANDO+NEL+MIO+ARC - senso - commenti (7)
domenica, 08 gennaio 2006
L'arcano maggiore

Esiste l’impossibilità assoluta di sottrarsi ad un odore.

Se la vita vi dà l’occasione di sperimentare questo genere di perversione siatene tanto felici quanto scontenti perché siete sull’orlo di una patologia psichiatrica: l’ossessione.

L’ossessione mi appartiene come forma di desiderio, ha quel retrogusto che non termina mai, che non scema dopo l’appagamento dei sensi, forse proprio perché essendo la forma di desiderio circolare per eccellenza non ha inizio nè fine.
L’odore è inconsistenza, travalica la bellezza fisica e il suo alterarsi negli anni, è nell’aria che uno respira, in quel metro quadro che ci divide dall’altro. L’odore è la carta più arcana che l’amore mette in campo per divinizzarsi. A quel punto a nulla vale la ragione, il buon senso, l’amor proprio, la coerenza, la temperanza: siamo trafitti da un raggio di luna, ammaliati e dannati, inconsapevoli burattini.


Vissuto da Etranger alle 19:46 - /post/6794251/L%27arcano+maggiore - senso, istanti - commenti (7)
giovedì, 24 novembre 2005
L'orologio

 

Paul Grant Cutright

Poi, ad un certo punto nella penombra, è silenzio.
Silenzio vero. Quel genere di silenzio che dilata, che non ha peso, che ha la consistenza dell’aria vuota di suoni. Sospende il tempo e i corpi. Aiuta a sentirsi più leggeri mentre da uno si diventa due o da due si diventa uno, moltiplicandosi.
Ancora un attimo, il tempo di intuire senza sforzo che siamo sulla stessa lunghezza d’onda, che ascoltiamo lo stesso silenzio che ci stiamo movendo con lo stesso spirito. Lo guardo negli occhi incontro il suo sguardo, non lo lascio. Non cerchiamo di deviarne l’intensità, non esiste quella pungolante sensazione di pudore che solitamente ti fa fare altro, muoverti, reclinare la testa, gemere, rompere in qualche modo la magia per ritornare ad essere in se, vigili al sesso. Non ci molliamo, ci guardiamo e finalmente il silenzio si rompe senza far rumore, senza spostarci senza infrangere.
Tictac…tictac…vuoto che si riempie come gocce soffici sulla neve…l’orologio appeso al muro segna i secondi…ma non fa il suo dovere, non ci ricorda il tempo che scorre.. fa solo ….tictac …entra in noi quel suono, so che lo sente anche lui….tictac….abbiamo la stessa energia che scorre nello sguardo, la stessa sospensione, lo stesso petto che si solleva sotto al fremere di un respiro pesante….tictac…tictac…poi una macchina passa…lì fuori..passa e se ne va…..non disturba, non contorce…resistiamo…tictac…poi un suono liquido la sua mano su di me…tictac…nel mio essere completamente bagnata per lui…e la sua mano a prenderla con il palmo aperto, piano, delicatamente…tictac…i pantaloni calati, il termosifone che riscalda le mie spalle, in piedi, nemmeno la sensazione di una vertigine a ricordarmi che ho due gambe sulle quali stare in piedi, non escludo il mondo, no, implode in me, vivo. Tictac…nemmeno una parola…poi le sue dita si irrigidiscono ed entrano con un solo gesto verso l’alto e si fermano, sento la lana del maglione fare attrito contro il termosifone, genera un suono di tamponamento, lo avvertiamo tutti e due senza espressione, lo ascoltiamo, ascoltiamo il mio corpo sfregarsi violentemente contro il ferro caldo e scendere leggermente sotto al peso del piacere, non un gemito, parla l’aria e le cose per noi. Tic..tac..tictac…e lo accarezzo…la mia mano colma del suo cazzo….ci guardiamo sempre …abbiamo perso le parole.. il senso del linguaggio.. interpretiamo un emozione senza filtrarla…lo accarezzo…ha la pelle soffice a ricoprire vene dure…lo accarezzo così piano che la sua mano fa lo stesso…tic……..tac…..così, allungo, così…piano….i miei liquidi sulla sua mano…generano il primo suono…gli occhi non si separano…non abbiamo più una immagine distinta di noi…impercettibilmente…tic….i nostri visi…tac…si avvicinano mentre…tic….i nostri occhi si socchiudono….perdiamo la facoltà di ascoltare…..le ..nostre…labbra si sfiorano…infinitamente ….dopo tutto…ora posso sentire il suono del mio cuore e del suo..bumbum...perchè il cuore ha un suono trasparente.

 



Vissuto da Etranger alle 14:25 - /post/6386389/L%27orologio - senso, istanti - commenti (6)
giovedì, 24 novembre 2005
Skyline

Pablo Rincòn - Argentina

"stanotte mi stavi sotto la pelle...proprio sotto, in ogni parte del corpo...ho avuto la sensazione di un calore procurato e non auto generato... ti ho desiderata, mi sono addormentato desiderando il tuo corpo, mi sono svegliato nella stessa condizione emotiva... ho mantenuto la promessa non perchè fosse una promessa ma perchè il mio corpo mi ha chiesto una tregua. Una bellissima tregua. "

 


 

 


Vissuto da Etranger alle 11:19 - /post/6384670/Skyline - senso, a l t r o - commenti (2)
venerdì, 14 ottobre 2005
Garage

 

"....... potremmo sottrarci alle nostre rispettive realtà e trovarci in un garage, sono certo che nonostante il lercio intorno, di te potrei avere un’immagine più nitida, tanto da poterla sporcare. "

 

 


Vissuto da Etranger alle 11:43 - /post/6000015/Garage - senso - commenti (9)
giovedì, 06 ottobre 2005
...troppo incline al peccato

Vissuto da Etranger alle 15:05 - /post/5923536/...troppo+incline+al+peccato - senso - commenti (11)
mercoledì, 21 settembre 2005
Non dirai mai

                                                                                 (Silvia Pizzo vista da Carlo Pulcini )

Ci sono momenti nei quali uno crede di trovare le risorse per dire ciò che deve dire. Ci sono momenti nei quali ci si confronta con se stessi e poco conta se qualcuno coglie le nostre ombre. Ci sono notti durante le quali vorresti solo alzarti il bavero e andare fuori dalla tua puttana. Ci sono notti durante le quali, alla luce fioca della tua casa, nella tua stanza, in ginocchio davanti a lui, seduta sul pavimento, ti raccogli i capelli in uno chignon perfetto, un gesto antico che hai visto fare a tua madre milioni di volte. Ci sono notti durante le quali lui si siede e ti guarda seduta in ginocchio tra le sue gambe, nudo. Ti guarda, pallida e bellissima, mentre ti raccogli i capelli e si dipinge sul volto un sorriso dolce, pieno di tranquillità. Sorride, mentre lo guardi, ora che sei nuda e candida, pronta ad essere ciò che sa che sarai. Sarai la sua piccola geisha bianca dai capelli raccolti. Sarai il suo piccolo fiore che profuma di unicità: quella del gesto che stai per compiere.

Ci sono notti nelle quali ciò che conta non è il piacere conosciuto, quello che passa attraverso due corpi, quello amato e convulso dell’accoppiamento. Ci sono notti durante le quali c’è lui e nulla più. Il piacere viaggia lento salendo piano su per la tua nuca nuda, nell’arco flesso della tua testa che si muove tra le sue gambe. Non ci sono le parole oscene o i gesti scoordinati dettati dal possesso. Nessuno sta per essere posseduto. Non esiste lo sguardo colpevole del non restituire ciò che ricevi. Lui stà e tu fluisci in lui. Un contenitore che contiene l’altro.

Godrai di ciò che non senti sulla tua pelle ma sulla sua. Scorrerai in vene che non hanno il tuo sangue. Respirerai con i movimenti di un altro corpo. Berrai un piacere condiviso. Ci sono notti nelle quali dimentichi di avere un corpo perché è dell’altro, diverso da te, che hai bisogno. Un bagliore così forte da oscurare l’egoismo del sesso. E’ di quel sorriso dolce che hai bisogno. E’ di quella mano intrisa di piacere che hai bisogno. E’ di quei capelli finalmente sciolti su quel seme caldo, che hai bisogno, prima che anche solo una goccia cada per terra, prima che qualcosa di voi vada perso inutilmente, li userai per pulirlo, per conservare su di te tutto quell’amore. Tutte quelle parole che non dirai mai.


Vissuto da Etranger alle 22:33 - /post/5788935/Non+dirai+mai - senso - commenti (9)
mercoledì, 27 luglio 2005
Il libro

Ci siamo. E’ uscito. Mi hanno pubblicata.

Si tratta di una raccolta di racconti tratti da blog che “come” il mio, raccontano di situazioni più o meno spinte. Almeno così dicono, perché io in questi giorni folli fatti di un’azienda che sta per chiudere per ferie, una casa che sta per essere ultimata lavandini, soppalchi, cavetti in acciaio, fori, cucina, armadio, una vacanza saltata ed una rimediata, non ho avuto nemmeno il tempo di andare in libreria a prendermi una copia del libro che raccoglie alcuni miei post. Ho anche dubbi sul titolo : “Hard Blog” o “Sex Bloggers”, so solo che ha la copertina argentata e che è edito da Mondadori a cura di Berbera & Hyde. Insomma, non so praticamente nulla, so solo che devo ringraziare voi, tutti voi, dal profondo del cuore. Mentre scrivo ascolto Mina, il mio compagno mi ha appena chiamata ed ancora non sa nulla di tutto questo. Lo scoprirà quando gli consegnerò il libro e con lui un segreto. Un segreto che dura da un anno ed è fatto di parole, scoperte e menti eclettiche. Questo blog è nato per caso. E’ nato da una grande emozione, quella provata leggendo il blog de La Mauvaise Reputation, prima non sapevo nemmeno cosa fosse un blog. La lessi per giorni interi affascinata dal suo stile, dalla sua sagacia e da qualcosa altro che sin da quel momento mi ha legata a lei profondamente. Poi ho seguito i suoi links e ho travato Khu e con lui la sua arte, il suo umorismo, un universo che mi ha accolto con simpatia e grazia. Devo a queste due straordinarie persone se oggi posso entrare in una libreria e sorridere pensando che esiste in qualche scaffale un libro con le mie parole stampate.

Ecco, ora mi viene da dire: la vita è bella.


Vissuto da Etranger alle 20:25 - /post/5380308/Il+libro - origine, senso, cattiva bambina, a l t r o, hotphone, cazzeggiamenti, e b j c, il grande bluff, masterpieces, loop, rhumandcicuta - commenti (15)
martedì, 28 giugno 2005
One shot....

 "Cos'è che ti piace, esattamente, di questa foto?"

Lust

 "...l'attimo che coglie. La mano di lui che non si vede ma che immagino a stringere i glutei di lei, un gesto di possesso, un attimo, l'attimo che travalica, tracima, ciò che non si può fermare, la testa che gira, il sapore della sua bocca la prima volta, quel bacio tanto sognato, il legno o muro che le preme sulla schiena e lui che la preme sul muro o legno o..... mi piace ciò che non si vede, ciò che lascia immaginare, ciò che ci sarà dopo, il cuore che pulsa, la testa che gira, ancora, il fatto che non possono, non lì, non ora, la camicia aperta di lei, presagire che lei riverserà la testa all'indietro e lui le bacerà il collo, piano, fino all'orlo della sottoveste bianca e che poi alzerà per un attimo gli occhi per guardarla in volto mentre le dita di lui abbasseranno piano quel lembo di stoffa bianca e lei gli offrirà il suo seno...ed infinite infinite altre cose. Narrazioni nascoste. E' il bacio di Hayez al rovescio. Trasfigurato in tutto, nell'abbigliamento, nella mancaza di sete cerulee, nella compostezza. Certo, questa è "sporca" cinematografia, una visione pornografica di quanto fece fare invece Hayez alle mani dolcissime del suo uomo dal cappello piumato quando cinse amorevolmente la testa di lei. Ci vedo tutto...tutte le mie categorie...c'è ALTRO, c'è lei...una cattiva bambina, c'è l'attimo in cui ho scelto di pubblicarla..un dolcissimo cazzeggiamento prima di uscire dall'ufficio, c'è l'atmosfera da EBJC povocante e vietata, c'è ciò che si diranno...parole proibite, suoni di voci rauche e ansimanti, c'è il grande bluff dell'amore...l'attimo nel quale pensi  "è Lui", " è Lei", c'è un "capolavoro" in un fotogramma, c'è l'origine delle cose, della vita, il famoso "motore del mondo", c'è il dopo, l'amaro cocente da mandare giù come un grumo di veleno con una sorsata di rhum, ....mia cara Lust....c'è il Senso. Ecco cosa ci vedo "esattamente". E ora vado a letto...il Tavor sta per fare effetto e la testa vaga in luoghi indefiniti..Notte.....ho sonno.....tanto poi alle 4.40 sarò sveglia..ho sonno.

 


Vissuto da Etranger alle 18:23 - /post/5154957/One+shot.... - origine, senso, cattiva bambina, a l t r o, hotphone, e b j c, il grande bluff, rhumandcicuta - commenti (19)
martedì, 21 giugno 2005
Il folle istante

Spogliati. Esistono paradossi disegnati sulla tua pelle e nemmeno sai di portarli incisi addosso. Sono qui per spiegarteli. Sono qui per sussurrarti all’orecchio che si può essere diversi. Si può cercare almeno di non credere a quello che ci hanno sempre insegnato, a quello che abbiamo imparato. Si può fare l’amore.

Perché mi guardi così? Sembri smarrito. Sembra che io ti abbia detto qualcosa di incomprensibile o una verità che non vuoi sentire. Certo, sì, potrei scoparti. Potrei portarti in un retro bottega o lungo una statale al termine di una cena, reclinare il sedile e aspettare che il tuo meraviglioso uccello si infili dentro me. Ma non è questo che leggo sulla tua pelle. Non è questo che rimane impresso nella retina del mio animo quando ti guardo negli occhi.

I sensi sono sovrani e lo sai e lo so, ma se li accetti solo per quello che sono, se resti ad assaporane l’istinto in superficie allora tu vali quanto un altro ed io quanto un’altra. Tanto vale pagare per un sesso di questo tipo.

Comincia con l’ascoltare la mia voce quando ti dice che sei bello, che sul tuo corpo potrei vagare per ore, che vorrei farti la doccia lavandoti piano, centimetro dopo centimetro. Ascoltami quando ti parlo e racconto alle tue labbra umide le fantasie della mia lingua. Voglio che impariamo insieme ad assaporare il gesto. Voglio che una mano passata su un seno diventi brivido. Ricostruire l’attimo in cui ci si dona all’altro: ecco cosa voglio.

Che sia palingenesi. Che possa pensare e provare ciò che ho dimenticato di poter provare e pensare. Spogliati e trema quando la mia mano accarezzerà il tuo petto. Trema perché la mia pelle ti ha sfiorato. Torniamo a questo punto del Senso dove la testa gira e il cuore potrebbe anche non pulsare più, quando il desiderio è talmente forte che milioni di nuove e occulte particelle sensibili si  risvegliano dal profondo per stendersi anche nella più dimenticata piega del nostro corpo.

Senza limiti, senza pudore. Lascia stare ciò che sai, il sesso che conosci, perché un pompino non sarà un pompino, potrei anche non fartelo con la bocca e le mani; potrei osare talmente tanto da fartelo con le parole. Ma ci devi essere, devi essere qui, con me. Torna dai ricordi, dal vissuto. Rinasci, ora, qui. Lascia perdere il letto, il pavimento, il muro, potrei amarti così seduto davanti a me solo passando un dito a disegnare il tuo corpo. Allora sì, quando arriverà il folle istante della compenetrazione potrò guardarti negli occhi e tradurti in un gemito che il paradosso dei giorni nostri sta tutto nel fatto che dimentichiamo troppo spesso che ci si può amare in questo modo.


Vissuto da Etranger alle 23:04 - /post/5099203/Il+folle+istante - senso, istanti - commenti (42)
martedì, 14 giugno 2005
Lezione....(2)

Ci sono diversi tipi di lezioni.

C’è la lezione che nasce dal particolare ossessivo ed ossessionante di qualcuno che non c'è  e mentre sei lì, con le gambe aperte, l’orgasmo sale caldo tra le cosce e la mente. Il corpo ad gli occhi chiusi si protende verso un’immagine di carne che vorresti lì, proprio in quel momento. E’ la lezione del desiderio: forse la più straziante perché quasi mai veramente appagante. Desiderare così tanto qualcuno, che non si può avere, da sentire la necessità di toccarsi immaginando di amare il suo corpo, distrae, in verità, e non appaga il tormento che, un attimo dopo l’orgasmo, torna ad essere quello di prima: una privazione pulsante tra cervello, cuore e pube.

C’è la lezione del silenzio, quando è notte o durante un infuocato pomeriggio estivo mentre fuori il sole arroventa l’asfalto. Dentro casa, all’ombra della propria camera, distesa sulle lenzuola fresche e bianche, mentre un alito di vento solleva le tende e si avvertono solo i rumori appannati del traffico rarefatto d’agosto. E’ una lezione silentemente cheta, fluida. Sono movimenti lenti, in punta di polpastrelli. Capezzoli sfiorati, mani quasi svogliate al limite del sonno. Una siesta, l’ultimo nodo da sciogliere, senza troppa convinzione, perché ciò che conta non è arrivare all’apice, ciò che conta è cullarsi. Una nenia per se stessi, come ascoltare una fiaba, poco conta se si sente il finale.

La lezione della curiosità è forse quella più perversa. Nasce dal già fatto, dal già visto, dal già provato. Guazzabuglio di esperienze, affinamento di arti acquisite. Ci si sperimenta ancora, ancora. Uno, due, tre orgasmi senza fine. Compulsivamente curiosa di capire se anche in quel modo anziché l’altro posso godere. Il corpo è mezzo. Pressioni dosate, sfioramenti azzardati al limite del levitare e mente sgombra da immagini; a governare è solo l’attenzione curiosa di vedere dove si può arrivare.

Poi c’è una lezione che non è una lezione ed è quella della voglia. Mollusco viscido e caparbio. Vene che pulsano e gambe che si stringono. Non c’è tempo, non fare storie. E’ bisogno impellente per riequilibrare un ormone che vaga impazzito. Non uno ma mille uomini ti passano per la mente, immagini, gesti, mani, non una ma mille donne ti ansimano tra le cosce bagnate. Non distingueresti un solo volto se ti chiedessero di dire chi hai visto dentro i tuoi occhi chiusi mentre il cuore pulsava sempre più veloce e una lacrima di sudore scendeva ad imperlarti la fronte. Cazzo, non sai, non lo puoi dire, c’erano, erano tanti, tutti su di te, tutti insieme anonimi ma virili e femminili e vogliosi e lascivi. Finisce in un urlo, di solito. Poi ti alzi dal letto e vai a farti due uova fritte, più tardi forse un film o un buon libro, per ora un buon bicchiere di vino bianco e le uova, sì le uova.

La lezione di chitarra è il connubio di tutte le volte che ho lasciato fare alle mie mani. E’ la lezione del se lo fai poi smetti di crescere, è la lezione della prima volta che ci si infila la mano nelle mutandine perché qualcosa di stranamente piacevole accade lì sotto, la lezione che cresce con te, nel bagno, sotto le lenzuola la notte, sotto la doccia, davanti a lui mentre ti guarda, quando sei incazzata, stanca, annoiata, ubriaca, quando hai così tanta voglia che ti faresti anche il vicino di casa ma in verità ciò che vuoi è godere per il semplice, sublime fatto che puoi mettere in atto tutta quella devastante teoria di gesti che porta al piacere. Ho sempre pensato che una bella genuina, sana ma non per questo meno sapiente, lezione di chitarra sia alla base di qualsiasi pompino ben riuscito. Ma questo è un altro discorso e detto così potrebbe sembrare solo una nota stonata anche se, credetemi, non lo è. Le due cose viaggiano nello stesso binario. Assolutamente sì. Amarsi, sapersi dare piacere è fondamentale per poter trasmettere la stessa energia, la stessa passione, le mille colorate vibrazioni e varianti che si usano su se stesse anche sul gesto squisitamente intimo di masturbare l’uomo. Solo quando ti sembra di toccare te stessa mentre è il suo di sesso che hai in bocca, allora potrai essere certa che lo stai mandando al manicomio e che ci state andando insieme. Sì.

 


Vissuto da Etranger alle 22:39 - /post/5036557/Lezione....%282%29 - origine, senso - commenti (16)
martedì, 14 giugno 2005
Tra le dita
Sai cosa mi piace?

Mi piace leccare le tue dita insieme a te dopo che le hai voluttuosamente usate per scavarmi dentro. Quel sapore denso che si confonde diluendosi tra la mia lingua e la tua, la nostra saliva che scorre tra le labbra aperte, confuse dalle dita che vibrano impazzite nel fiato eccitato. Mi piace sentire che gemi mentre quel gusto ti arriva al palato ed il gesto aumenta l’erotismo: “una coda di pavone che si apre in bocca”.










Vissuto da Etranger alle 19:02 - /post/5034422/Tra+le+dita - senso, istanti - commenti (3)
domenica, 12 giugno 2005
Fanculo

Fanculo!

Desiderare troppo mi ammazza. Mi sfianca, assorbe dal centro della mia anima troppa energia. Dimagrisco pur mangiando. Rimango in apnea inconsapevolmente, anche quando guido, mentre spingo un carrello o ascolto qualcuno parlarmi dall’altro capo del telefono, così, all’improvviso comincia a mancarmi l’ossigeno nel sangue e mi gira la testa, allora, ma solo allora, apro la bocca come qualcuno che riemerge da un’immersione troppo lunga, e finalmente respiro. Mi ammazza desiderare così. Mi infastidisce anche non dare sfogo a questo tarlo crudele che mi divora dentro. Una goccia nella notte che batte rumorosamente sempre nello stesso punto: i sensi. Allora divento debole, distratta, evanescente. Non rispondo, non parlo, mi isolo perché lui, il desiderio, mi richiama a se pretendendo attenzione, devozione assoluta. Non c’è scampo e quindi vago dentro di me alla ricerca di soluzioni definitive, rifiuti, negazioni. Ma sono poca cosa, sono volontà false. Cincischio con me stessa. E’ una musica, sempre quella, continua, leggera dolce e soprattutto nostalgica che macera l’animo ma se mai diventerà corpo e respiro, anche solo bacio, oh, sì, solo un bacio, nulla più, allora sarà estasi. Di quelle che ti fanno tremare, sconvolgono e creano l’assoluta certezza che a certe forze non ci si può opporre. Vita, quella vera, quella per cui vale sempre la pena rischiare.

Però, fanculo, che fatica!!!!


Vissuto da Etranger alle 21:39 - /post/5014561/Fanculo - senso, cattiva bambina, istanti - commenti (8)
mercoledì, 18 maggio 2005
SensoErmetico

Sergio Scalet

 


Vissuto da Etranger alle 09:22 - /post/4801906/SensoErmetico - senso - commenti
mercoledì, 11 maggio 2005
TIROMANCINO

Mi sono tolta lo smalto che mi pittava le unghie. Mi sono sfilata la gonna troppo stretta. Mi sono vestita come una pronta per la fuga o per un interminabile inseguimento. Pronta per rincorrerti. Per trovarmi faccia a faccia con te.

"La linea bianca sul grigio dell'asfalto
è interminabile

mi sembra di vederla scorrere negli occhi
da un'eternità

è sempre pomeriggio sono in pieno viaggio
arriverò stanotte

l'autostrada da qui è l'unica certezza che ho
di vederti anche oggi
di stare un'altra notte con te
"

Potrei evitare tutto questo tornando alla tranquillità di sapere che ci sei, che stai lì, che prima o poi torneremo a essere quello che ancora non abbiamo capito. Ma sono stanca di aspettare che avvenga.

"..se no cos'è in mezzo a questo fiume di automobili
che non mi fa sentire i chilometri
che mi porta da te

la luce di una storia è molto più forte
dei dubbi che uno ha

rimanere solo perdere altro tempo
non conoscere la verità "

Voglio essere lì. Lì che non è qui. Lì dove esiste il tormento, dove la terra trema, dove vieni braccata dal fiato che manca, lì dove la pelle non è suono ma calore, lì nel luogo dove gli occhi non vagano alla ricerca di un orizzonte, lì dove il mondo si racchiude in un bozzolo.
Lì dove le mie braccia compiranno l’unico volo che conoscono: quello intorno a te.

"l'autostrada è così è l'unica risposta che ho
per incontrarci negli occhi
per stare un'altra notte con te

se no cos'è in mezzo a questo fiume di automobili
che non mi fa respirare pensandoti
che mi porta da te

che non mi fa sentire i chilometri
che mi porta da te "

Arrivare per stendermi sotto ad una certezza fatta di sguardi, lasciarmii andare, cedere, svenire alle tue lusinghe che non parlano se non con gli occhi. Baciami, ti chiedo solo questo. Baciami e che questo male che ci somiglia ricominci. Baciami e fammi dimenticare che esisto nel tempo, che siamo fatti di ore e giorni senza questo.
Baciami perché ho bisogno di quelle ali fatte di fiato. E’ un volo che nasce tra le tue braccia e lì si ferma perché ha trovato il cielo.

Baciami perché questo è il nostro tiromancino all’esistenza.



Vissuto da Etranger alle 19:47 - /post/4749656/TIROMANCINO - senso - commenti (20)
venerdì, 06 maggio 2005
Elli (3)

Erano passate due settimane dal nostro ultimo incontro. Pioveva. Grosse gocce battevano sulla finestra, una giornata grigia nella quale Milano dà il meglio di sé. Il suono ipnotico di un allarme saliva dal fondo della strada ed arrivava frammentato al decimo piano del mio ufficio.
Facce sorridenti si sarebbero affacciate alla porta sgranando in un sorriso il loro più o meno sincero affetto nell’augurarmi buon compleanno, il cellulare si sarebbe silenziosamente illuminato più volte riportando sul display 120 caratteri di amici e familiari lontani. Nonostante il grigiore e i forzati grazie che dovetti infilare tra i denti, stavo bene. Potevo tranquillamente reclinare lo schienale della poltrona e passare al vaglio almeno cinque o sei motivi per dire a me stessa che tutto era apposto, che in fondo non mi potevo lamentare, che nulla metteva seriamente in pericolo la mia tranquillità. Un periodo sereno nel quale con il mio compagno le cose andavano placidamente bene, cullati dall’ovattata consapevolezza che l’uno c’era nella vita dell’altro.
Questo stava alla base di tutto, il resto era a corollario.
Mi dondolavo sulla poltrona quando entrò Anna. Anna aveva un modo tutto suo di fiondarsi nel mio ufficio, si lasciava cadere sulla poltroncina dall’altra parte della scrivania e allungava le gambe senza dire nulla, mentre respirava a fatica come dopo una corsa. Anna infatti correva sempre: per andare dal suo ufficio ad un altro, per andare alla macchinetta del caffè, per andare al bagno, Anna sembrava sempre in ritardo, per cosa non si sapeva. Rimaneva così, allungata sulla poltroncina, ansimante ed inebetita aspettando che fossi io la prima a parlare.
- Bhè, che c’è? – le dissi sorridendo.
- Bhè, buon compleanno!-
- Grazie Anna! E dimmi….che altro c’è? Perché c’è dell’altro, vero?-
- C’è sempre dell’altro, in quest’ufficio c’è sempre dell’altro! Non è una novità e poi questa storia che qui non si può più fumare proprio non la capisco! La Mariani poi si incazza se qualche volta corro fuori a fumarmi una sigaretta. Provasse lei a stare senza. Insomma, lavorare va bene, dare il massimo per l’azienda va bene, sono disposta ad abbracciare qualsiasi filosofia aziendale del cazzo, ma lasciatemi vivere, capisci? Non si può, non sì può continuare così. Perché se hai lo stereo alto….
- Lo stereo alto?-
- A casa, dico…..lo stereo-
- Ah sì…
- Ecco, il vicino sale e ti fa la solita tiritera che il regolamento e l’educazione e sua nonna, e se ti dimentichi che è mercoledì e parcheggi sotto casa no, non sia mai, c’è il lavaggio strade, ma tu lo sai quante multe mi sono presa in una anno? Lo sai?
- No, non lo so Anna-
- Bhè tante….adesso il numero preciso non lo ricordo ma il mio conto corrente sì che se lo ricorda e adesso, dulcis in fundis, mi vietano….
- In fundo. Dulcis in fundo….
- Sì, sì…vabbè, quella roba lì,…. mi vietano di fumare in ufficio e non solo mi mettono come capo del personale quella ….quella Mariani…che guarda, parliamoci francamente se ne prendesse qualcuno di più sarebbe meno acida…
- Anna….
- Eh, no eh…no, diamo a Cesare ciò che è di Cesare, se quella scopasse un po’ di più saremmo tutti più tranquilli qui dentro
- Anna, lascia stare Cesare e arriva al dunque.-
- Al dunque? Ah sì, è arrivato questo con la posta del mattino, cioè non è che è arrivato con la posta, l’ha portato un corriere espresso. Ora non chiedermi di che azienda, perché non lo ricordo proprio ma il fattorino era assai caruccio….
- Anna…io…
- Sai di quei tipi tutti tosti, di quelli che piacciono a me. Ah! Ma ti ho raccontato di martedì sera con Enzo? Alla fine….aspetta che ti racconto. Era passato a prendermi…
- Anna…
- A prendermi..
- Anna…
- Che c’è?
- Anna, io dovrei lavorare..-
- Ok ok vado-
- Anna, non dimentichi nulla?-
- Cosa?-
- Il pacchetto!-
- Ah, sì, vero! Ecco. Poi però passo a farti vedere le scarpe che mi sono comprata: strabilianti! Una vera pantera con quelle indosso!

Tastai la consistenza del pacchetto
- Ci conto! A dopo!

Un pacchetto che non attendevo. Un pacchetto anonimo, semplice, di quelli imbottiti, nessun mittente.
Lo aprii. Una video cassetta con un biglietto.

“Il mio regalo per te. Elli.”


Vissuto da Etranger alle 10:17 - /post/4705730/Elli+%283%29 - senso - commenti (8)
giovedì, 05 maggio 2005
Savoy - Jody Ake

 


Vissuto da Etranger alle 11:00 - /post/4697678/Savoy+-+Jody+Ake - senso - commenti (5)
mercoledì, 20 aprile 2005
Elli (2)


Non era un bel momento per la nostra storia. Una serie di incomprensioni, di no urlati in faccia, di impegni con il mio uomo ai quali non sarei mai mancata, di mie assenze nella vita quotidiana dell’altra ci portarono presto a fossilizzarci in posizioni diametralmente opposte. Lei rivestiva ora la figura dell’amante e io quella della fedifraga.



- sei come un uomo, anzi sei peggio di un uomo – me lo ripeteva spesso e forse aveva ragione.



Non ero portata per le discussioni a lunga scadenza, mi spazientivo, infastidita dalla sua caparbietà ad infilare perché come fossero perline. Perché?…perché?… perché?…sembrava non sapesse dire altro. Le mie spiegazioni sembravano non bastarle mai e così inventavo scuse più o meno plausibili e penosamente vuote, attanagliata in una morsa di storielle inventate che facevo palleggiare una volta verso Elli e l’altra verso il mio compagno. Era un gioco al massacro che non mi piaceva e in primo luogo non mi piaceva perché con Elli era stato proprio l’opposto; fino a quel momento stare con lei aveva voluto dire sentirmi libera di non essere sempre trasparente e disponibile, libera di espormi senza veli, di chiedere e di dare senza soppesare eventuali disparità tra le parti, libera di esserci o non esserci. Ma non è forse questo quello che cercano gli uomini, e per un po’ trovano, in una relazione extraconiugale? Forse Elli aveva ragione: ragionavo come un uomo e nemmeno me ne rendevo conto.



Non ci sentivamo da quasi due settimane dopo una cena finita con una notte di sesso violento ed opaco con poca dolce comprensione per l’altrui godimento. Una notte finita con calze infilate di corsa, la zip della gonna ancora da chiudere, mentre uscivo dalla porta di casa sua per andarmene con la seria intenzione di finirla lì.



Quella notte ero rimasta catturata ancora una volta da quei suoi scorci di dolcezza mista a perverso candore. Cedevo al suo fascino.

Coglievo quegli attimi sublimi nelle sue distratte movenze, quando si ravvivava i capelli, quando rispondeva al telefono, reclinando lievemente la testa da un lato, scoprendo il collo, lungo, bianco e sottile.

Diventava un mistero fatto di inspiegabili sfaccettature femminili che mi portava a ricominciare a tessere il filo del desiderio avvolgendola di sguardi furtivi.

Attratta da ciò che mi apparteneva in quanto donna ma che ora rivivevo ed ammiravo in lei. Era questo il problema: io l’adoravo e nulla piace di più ad una donna.

E’ proprio questo che in fondo chiediamo all’amore: essere adorate, sentircelo dire e vederlo negli occhi di chi dice d’amarci. Sta nel nostro dna genetico e culturale riconoscere l’adorazione per noi.

Siamo tutte delle piccole madonne, scrigni del grande segreto, adulate e divinizzate perché in realtà incomprensibili. Amiamo l’amore perché è un atto di fede, una liturgia che appartiene al nostro immaginario sentimentale. Siamo madre natura, la più primordiale delle divinità ai piedi della quale ci si inchina catturati da un delirio dei sensi che tutto ignora, rapiti da noi stessi, invochiamo di tornare a farne parte.



Elli non apparteneva ad un passato che in qualche modo si replicava, era assoluta, devastante rinascita. Avvertiva chiaramente quando rimanevo incatenata al suo altare, prostrata dentro, nell’intimo. La desideravo ardentemente quasi accecata da questo malessere che mi rodeva lo spirito e le carni. Ella ne godeva e ne chiedeva sempre di più. Un altro gesto, un’altra parola, un segno, l’ennesimo sacrificio alla sua deità.

Ancora, ancora, ancora come a volersi fare fiamma eterna. Io il suo tedoforo in gonnella.



……

Nel momento poi del suo massimo splendore, quando ero accecata dal desiderio di lei, arsa nei movimenti così come nelle parole dinnanzi alla sua bellezza, Elli, con un gesto, rivoluzionava tutto.

Scendeva dal piedistallo, si avvicinava a me ritornando ad essere umana, lascivamente randagia, sottomessa e postulante.

Perché si comportava così? Semplicemente perché voleva essere corteggiata!

Nel gioco infinito e muto dei corpi che si cercano senza prendersi, Elli cercava la melia dell’immortale amore. Poteva sembrare un atteggiamento da giovane donna innocentemente innamorata ma io la conoscevo o forse, in verità, conoscevo la mia scarsa propensione all’ingenuità.



- Smettila! –

- Smettila? –

- Elli, non farmi innervosire, vieni qui e smetti con questi giochetti, ti prego –



Che cosa bizzarra l’amore, pensai. Bizzarra e stordita. Come fosse possibile per Elli non capire che questi suoi atteggiamenti, questi suoi calambour intorno all’eterna domanda “Io ti amo, tu mi ami?” non funzionavano con me, e non funzionavano non perché me ne chiamassi in qualche modo fuori, al riparo, ma perché ero stata proprio io, una donna come lei, ad usarli per prima, sviscerandoli servendomene, modulandoli in mille atteggiamenti alla ricerca di un eco d’amore.

Magari non avevo usato quei cacofonici richiami d’amore con lei, magari li avevo usati fuori da quella camera da letto, da quella casa, fuori da quella storia, in un’altra storia, con il mio uomo e con qualcuno ancora prima di lui. Immemore, io per prima, ignorando insistentemente che l’amore svilisce se stesso quando chiede conferma della sua stessa esistenza.



Ad Elli ero arrivata così: pronta ad ardere ai bordi di una passione senza farmene inghiottire al centro. Pronta a farmene cullare rimanendo comunque vigile alla parte peggiore di me.

Per Elli la mia parte peggiore era quella che definiva la parte maschile. Forse aveva ragione o forse ricadeva ancora in una fatale ingenuità.

Perché lì, in quel anfratto lucido e vigile che mi impediva di cadere nella ridondante risacca dei suoi - mi ami? -, io non ero solo un uomo ma ero, soprattutto, una donna che la desiderava come l’avrebbe desiderata un uomo.

Fatale errore, mia bellissima Elli, fatale errore sottovalutare quanto tutto ciò ti avrebbe svelata ai miei occhi.

Un uomo quando desidera è puro istinto. Sta al gioco per un po’, si inginocchia ai piedi della sua danzatrice del ventre seguendone maldestramente i movimenti, ma poi, alla fine, affonda i denti nell’angolo acuto del suo istinto e azzanna senza orpelli. Noi no. Noi donne agli orpelli aggiungiamo i fronzoli della voce, della risata, dell’ammiccamento, ritrose e poi spregiudicate, sinuosamente ebbre per prolungare l’attimo nel quale ci lasceremo andare, finalmente conquistate.



Era un arma a doppio taglio: conoscevo già il copione ed Elli ne rimaneva spiazzata, dibattendosi incapace di aderire a qualcosa che va ben al di là dell’appartenenza al genere femminile.




Vissuto da Etranger alle 18:13 - /post/4583703/Elli+%282%29 - senso - commenti (6)
lunedì, 18 aprile 2005
Elli.






Elli non capiva che tra noi era finita. Il fatto è che non era per nulla facile spiegarglielo. Come trovarsi in preda alla risacca: tentavo, pensavo di esserci riuscita e poi tornavo ad essere risucchiata al punto di partenza , il suo corpo.


Perché tutto ebbe inizio proprio a causa del suo corpo. Aveva spalle larghe su un prefetto trapezio che finiva docilmente assottigliato nella vita. Braccia esili ma ben disegnate da una muscolatura presente e tonica, mani botticelliane con le unghie corte e ben curate. Quando la guardavo muoversi mentre se ne stava in piedi tutta affaccendata nelle sue mille attività osservavo le sue gambe così proporzionate, snelle, tornite e quel sedere così assolutamente contro natura. Elli non era una modella né tanto meno una donna di quelle che definirei normali: Elli si collocava esattamente nel mezzo. Elli aveva un corpo elegante. Ecco, sì. Mi faceva impazzire come potessimo andare al più esclusivo del cocktail con lei vestita in jeans e t-shirt, nessuno se ne accorgeva perché comunque intuivano nei suoi movimenti la perfezione narrante del suo corpo. Gli uomini impazzivano e le donne semplicemente non capivano.

Era iniziata così con Elli, ad un cocktail organizzato dalla Milano bene, in una attico bene del centro bene, in una occasione bene che sarebbe finita in qualche rivista patinata. Arturo Giani, il guru dell’architettura milanese, festeggiava con l’occasione il suo progetto per la nuova metropolitana di Milano, la nuova città sommersa. Qualcosa di ibrido tra l’attuale servizio cittadino e una rivisitata atlantide. Roba strana.

Il mio compagno era rimasto ingabbiato in una biliare riunione che sapeva di crack aziendale e così alla festa c’ero andata da sola. Ero presto finita ad ondeggiare tra un gruppetto e l’altro di invitati tra chiacchiere di oscena pochezza e stantio spessore, con la testa appesantita dai troppi bicchieri di vino bianco e le scarpe col tacco assolutamente insopportabili. Estate, aria tiepida, vestiti leggeri, belle donne, uomini abbronzati. In verità di tutto questo non me ne fregava nulla è che conoscevo Arturo e non sarei mai potuta mancare. In qualche modo, facendo piacere ad un amico, riuscivo a riempire una serata altrimenti vuota. Il party andava come vanno i party di solito: la roba da mangiare al buffet era finita in fretta, la musica all’interno della casa era troppo alta, le conversazioni si raggruppavano in facce distratte, si faceva finta di ascoltare il discorso dell’altro mentre gli occhi controllavano chi c’era e chi non c’era. Qualche risata, qualche sguardo d’intesa, la fila fuori dal bagno, il terrazzo pieno di fumo e candele che vibravano una luce fioca ed orientaleggiante.

Poi, all’improvviso, la vidi.

Se fossi uomo sarei un uno di quelli che il più delle volte si dove arrangiare da solo, sì, esattamente, un gran segaiolo. Sorrido, ma parlo sul serio. Troppo di gusti difficili, sarebbe quasi impossibile per una donna affascinarmi. Troppo frivole o appariscenti, troppo insipide o normali, troppo magre o troppo deformi, troppo petulanti o troppo misteriose. Troppo cerebrali o mistiche. Le donne oggi sono troppo anche per me che sono donna. Un universo dal genere squilibrato che ha perso la rotta dell’essere e dell’apparire.

Eppure con Elli fu esattamente il contrario, fu immediata l’attrazione che provai, talmente forte e naturale che non ebbi nemmeno il tempo di sorprendermene. Quando mi venne addosso, per reggersi e non cadere mi appoggiò incautamente una mano sul seno. Rimasi a guardarla inebetita. Si scusò. Io mi misi a ridere. Lei mi chiese se volevo uscire sul terrazzo. Io la segui. Lei mi parlò. Io non l’ascoltai. Lei beveva. Io bevevo. Lei rideva. Io la desideravo. Lei si avvicinò. Io le presi un polso con forza. Lei rimase a guardare il suo petto che si sollevava freneticamente agitato dall’eccitazione. Desiderio tra noi. Uscimmo. Chiamai un taxi.


La portai a casa mia. Nel mio letto.

C'infilammo sotto il lenzuolo, silenziosamente. Lui era rientrato, dormiva. Non gli spiegai nulla, gli sussurrai solo che qualcosa stava per succedere, lo pregai di non parlare, di non chiedere perché. Lui non parlò. Aprì piano gli occhi, Elli lo baciò stendendosi nuda sul suo corpo. Un nuovo odore. Una nuova pelle. Rimasi a guardare


- Questa è Elli – gli sussurrai all’orecchio, mentre la baciava.

- Elli…- fu tutto quello che disse quella notte – Elli….Elli…. –


Era bella, soffice, calda. Poi la presi su di me e ci baciammo per la prima volta. Per la prima volta la sua saliva si confondeva con la mia, la sua lingua disegnava le mie labbra, mentre le mani scendevano sui suoi fianchi e giù ad aprirle piano le gambe, le natiche. Il suo meraviglioso sedere fatto di seta, un'apocalisse per i miei sensi corrotti. Perché quella notte Elli mi marchiò a vita. Perché quella notte Elli si fece prendere da lui, così, mentre stava stesa sopra di me e mi baciava guardandomi negli occhi, supplicandomi di diventare il tramite, la traduzione del suo piacere. La trattenevo saldamente tra le braccia, mentre veniva scossa dai colpi profondi del mio uomo. Godeva e me lo diceva. Elli godeva tra le mie braccia, mentre le gocce calde del suo piacere mi cadevano sul ventre. Lui impazziva perché io già sapevo come doveva essere stare dentro Elli, una condanna.
Poi feci in modo che lui uscisse e con le dita cercai il suo anfratto umido ed aperto ma a quel punto fui io ad essere presa da lui. L’immagine, che non potevo vedere ma che immaginavo, e che ora era davanti agli occhi di lui, mi fece sorridere. Un paradiso nel quale perdersi. Lui usciva da me ed entrava in lei, poi in me, poi in Elli fino a quando, improvvisamente, avvertii un piccolo dolore e le mie gambe vennero sollevate ed aperte ancora di più, tanto che Elli, carponi su di me, scivolò ancora più in avanti e il suo seno andò a riempirmi la bocca, poi ad emettere un piccolo lamento fu Elli, poi io, poi lei fino a quando il nostro piacere trovò una triangolare sincronia. A quel punto pensai che sarebbe anche potuta sopraggiungere la morte, non mi sarebbe interessato.

Ma Elli non capiva.


- Perché non mi parli? Stai già dormendo? –


Stanca, ero stanca. La giornata era stata di quelle che sembrano non finire mai, di quelle che, quando entri in ufficio, non fai nemmeno in tempo a dire buongiorno che già ti scontri con un paio di facce incazzate. Una di quelle giornate nelle quali ti schiaffano dentro ad una riunione a sentire borbottii di cifre e tendenze e teorie e non ne puoi proprio più. Una giornata nella quale più che lavorare guardi fuori della finestra cercando di capire se troverai la soluzione ai casini che hai lasciato là fuori.
Dopo quella notte, Elli non rivide più il mio uomo, ma io rividi Elli e non una ma infinite volte. Senza accorgermene iniziai una storia extraconiugale solo che invece di averla con un uomo, secondo natura, avevo una storia con una donna, e non con una qualsiasi.
Elli si rivelò più complicata di quanto pensassi. Stare con lei, viverla, mi portò velocemente a scoprire ciò che non avevo ancora capito di noi donne. Non l’avevo capito semplicemente perché non avevo mai avuto una relazione con una persona del mio stesso sesso e inevitabilmente i mille registri, astuzie, conoscenze che avevo naturalmente perfezzionato nel corso degli anni, venerro rivoluzionate da un nuovo rapportarmi con il mondo dei sensi.
Cambiava tutto quando stavo con lei. A cominciare dalla più normale delle esperienze sensoriali: l’odore. Elli mi donò il suo che non era il mio, che non era quello delle mie colleghe, quello delle donne al supermercato o dal parrucchiere. Era l’odore di una donna che si ama, era l’odore intimo di una donna. Quell’odore di femmina che probabilmente sentiva il mio uomo, gli uomini quando si avvicinavano e scoprivano il corpo di una donna. Era un odore ed insieme un sapore differente anche dal mio. Sarebbe bastato questo a renderla speciale, mi bastava questo per farmi perdere il controllo quando mi si avvicinava. Chiudevo gli occhi e vagavo sul suo corpo come un animale randagio che sposta con la punta del naso mucchi di sospetti alla ricerca di certezze. Ma non ne trovavo mai. Mai ebbi l’impressione che quel corpo mi parlasse una lingua conosciuta, che diventasse in qualche modo un luogo del piacere pacato e rassicurante. Aveva il potere di allertare i miei senti, tutti e tutti insieme, di destabilizzare il mio controllo sulle cose, i gesti, la volontà. Così facevamo l’amore in modo furioso. Cercavamo il piacere fino allo sfinimento, fino al sonno.
Elli amava il sesso in modo viscerale e in questo ci assomigliavamo. Era imprevedibile, fantasiosa, mai sazia. Tanto elegante fuori nel mondo, tra la gente, quanto puttana a letto, nell’intimità.
Mi faceva impazzire il suo modo spregiudicato di farmi capire che aveva voglia di me. Un sms mi raggiungeva in ufficio o nel metrò mentre rincasavo la sera e non potevo resistere. Arrabattandomi tra acrobatiche scuse, menzogne e improbabili storielle inventate su due piedi correvo da lei.
Mi apriva la porta di casa con quel suo modo di fare svagato come se fossi capitata di lì senza il suo invito

- ah! Sei tu….vieni, entra –

e poi qualcosa succedeva, qualcosa di sempre diverso, gioioso, passionale, vivo.
Una volta giunsi a casa sua verso sera, saranno state le cinque o le sei del pomeriggio. Mi aprì e mi disse che ero arrivata giusto in tempo per il tè. Mi venne da ridere a vederla tutta rigida nei movimenti, tutta tesa nel voler mantenere un atteggiamento di distaccato e sinceramente non capivo dove volesse andare a parare. Comunque stetti al gioco e mi sedetti su uno dei due divani, lei si sedette su quello di fronte al mio e cominciammo amabilmente a bere il nostro tè. Poi mi stancai di questa buffa scenetta all’inglese e glielo dissi. La sua risposta fu una risata strana, elettrica e spiazzante. Me ne stavo per andare sinceramente contrariata e spazientita da questo suo atteggiamento canzonatorio ma Elli, appena vide che mi stavo per alzare, reclinò la testa all’indietro e si lascio mollemente cadere tra i cuscini del sofà.
Aprì le gambe, alzò la gonnellina rossa e leggera che indossava e scoprì il vero motivo del suo invito: era nuda e completamente depilata.
Non riuscii a muovermi. Un fuoco mi invase dentro e una vena mi pulsò nervosa nella tempia.
Una piccola deliziosa apertura, rosea e carnosa, bellissima. Elli mi guardò sorridendo innocentemente poi spostò il suo sguardo sulla sua rinnovata intimità. Io scivolai giù dal divano, in ginocchio, poi mi misi carponi e mi trascinai tra le sue gambe. Il cuore mi scoppiava in petto e i capezzoli mi facevano male mentre tra le gambe qualcosa di sorprendentemente forte mi attanagliava. Era una voglia di inspiegabile violenza quella che sentivo. Vedere Elli totalmente nuda, glabra anche tra le cosce, mi sconvolgeva. Ora, lei, era perfetta. Il suo piccolo clitoride sporgeva ricordandomi che non ero dinnanzi ad opera d’arte di porcellana ma che quella, quella splendida passerina nuda e rosa era lì per essere amata, leccata e toccata e che era mia. Il pensiero che Elli e la sua intimità fossero solo per me, che ne potessi fare tutto ciò che volevo e che lei me la stesse offrendo sfacciatamente, nascondendo questa sua perversione dietro ad un sorrisetto da bambina cattiva, mi fece impazzire. Raramente, in seguito, sentii di amarla così come in quel momento ad un passo dal poterla toccare con la punta della mia lingua.
Mi leccai un dito e glielo passai tra le labbra pulsanti. Si aprirono come un fiore che dopo una lunga siccità accoglie le prime gocce di un temporale. Elli si inarcò gemendo. Rimasi per qualche istante a guardarla mentre un inferno mi rodeva dentro e finalmente appoggiai le mie labbra su quella fighetta umida, morbida come la seta. La mia lingua passò delicatamente lungo tutta l’apertura e si fermò insistente a raccogliere il liquido caldo che le colava tra le gambe. Ero invasa dal suo odore pastoso e le mie dita, ora impazienti, la percorsero cercarono i capezzoli per stringerli, martoriarli, pizzicarli. Poi giù sui fianchi per sollevarle appena un po’ il bacino. La volevo in faccia, tutta. Immergevo il viso tra le sue gambe e lei si spingeva contro di me con movimenti sempre più scoordinati. Le infilai due dita dentro mentre le succhiavo il clitoride. Elli smise di respirare, poi riprese con un urlo strozzato afferrandomi i lunghi capelli nel pugno nervoso del suo piacere. Affondai la dita poi le estrassi e le leccai, le affondai ancora e le feci leccare a lei. Elli sollevò le gambe per offrirsi ancora più aperta a me, alla mia lingua e alle mie dita. La scopai così, con le mani, furiosamente, guardando il suo volto arrossato. Elli godeva e io mi sentii ancora una volta morire mentre venivo.

Elli era così, bella e peccatrice. Spontanea e viva. La nostra relazione durava oramai da un paio danni. Ho sempre pensato che il mio compagno lo sapesse o quanto meno lo sospettasse ma che tutto questo contribuisse in qualche modo, sebbene perverso, a rendere ancora più intensa la nostra relazione decennale. Lo amavo ed era questo che Elli non capiva. Elli non capiva che la nostra relazione aveva messo il mio rapporto con lui sotto una nuova luce. Una luce fatta di interrogativi. Mi chiedevo spesso se fossi lesbica, se in fondo non fosse Elli quello che volevo. Per qualche periodo, soprattutto quando Elli si rinchiudeva in se stessa e si negava, ferita da un mio rifiuto o dall’impossibilità di raggiungerla, pensavo che senza di lei non avrei mai potuto vivere. Pensavo che senza il suo odore, il suo corpo nudo sul mio, le sue risate, i suoi seni, la sua lingua, la sua sfacciataggine da puttana bene, non avrei potuto più sentirmi veramente viva. Ma non era così e lo capii il giorno del mio 35esimo compleanno.



Vissuto da Etranger alle 16:32 - /post/4564001/Elli. - senso - commenti (19)
giovedì, 14 aprile 2005
Vai e vai e vai.....

e vai....


Vissuto da Etranger alle 18:34 - /post/4535098/Vai+e+vai+e+vai..... - senso - commenti (6)
lunedì, 04 aprile 2005
NON-PUDORE

C’era del genio nei nostri incontri.

Un che di eccitante e proibito. Come rivoluzionare una teoria secolare, conclamata, non  più indagata. Massonici intenti. Ottemperavamo diligentemente ad un obbligo morale verso noi stessi, ad una legge non scritta dettataci dal nostro desiderio.

Indagavamo scrupolosamente attennendoci alle rigide leggi della nostra scienza interiore: una procedura innata quella che guida due esseri viventi a scoprirsi. Un percorso dissestato, non lucido e chiaro,no. Prendemmo per mano questa nostra genialità e la prostrammo, incatenata e confusa, per le vie del mistero forse fino alla scompigliata pazzia prima di due corpi e poi di qualcosa che va oltre.

Il percorso della conoscenza fu doloroso ed alienante. Non valse a nulla chiedere perché, non era una risposta preconfezionata che cercavamo. Le risposte ci arrivavano dentro come folgori. Squarcianti come un dubbio. Come il dubbio se poi ci si allontanasse inevitabilmente da una morale condivisibile con il resto dell’umanità. Eppure la verità è scevra del morale fardello. Non si può giungere al vero se lo si imbriglia.

Dovevamo comunque allontanarci dal resto del mondo per arrivare al non-pudore, alienare la nostra educazione borghese e lasciare che il piacere rabdomante di naturalezza ci racchiudesse. Un sistema che si incrisalida.

Pazzi, nella delicatissima accezione del termine che Lombroso volle dare alla pazzia: una modificazione della sensibilità.

 

 

 

 


Vissuto da Etranger alle 15:12 - /post/4451943/NON-PUDORE - senso - commenti (10)
giovedì, 24 marzo 2005
UKIYOE - IL MONDO FLUTTUANTE

Durante il mio ultimo viaggio a Parigi ho visitato la mostra “Ukiyoe – Il mondo fluttuante”.

Ho comprato alcune stampe che tra non molto decoreranno il muro color rosso ciclamino del mio nuovo bagno.

Dite che qualcuno potrebbe imbarazzarsi vedendole?

 

 


Vissuto da Etranger alle 16:49 - /post/4372796/UKIYOE+-+IL+MONDO+FLUTTUANTE - senso - commenti (23)
1 2 3
successiva
ultima

C a t e g o r i e

a l t r o
cattiva bambina
cazzeggiamenti
e b j c
hardblog
hotel
hotphone
il grande bluff
istanti
loop
masterpieces
origine
rhumandcicuta
senso

E t r a M a i l

etranger04@libero.it

A m m i c c a M e n t i


--- Epilepsy-Now ---
AlifBay
AlmostBlue
Animadigomma
BattitoZero
Celine...e tanto basta!
Desdemona Acida
EnnioVeruziis
Exegi Monumentum
independence
L'ho lasciata ;-)
La Mauvaise Reputation
La Strega
lacasalingaGeniale
Malacarne
MalediMiele
MySecretGarden
Odissea
OMDA
QuestiAmanti
Rasojo
Recidiva
Smettila di Toccarti la Luna
Verdad
Waiting Embrione

C o m M e n t i

Desdemonaacida in e parliamone...
utente anonimo in Prossima allo zero.
CavaliereInesistente in Jinetera

S g u a r d i su di M e

*loading*

C o n t i n u a...

oggi
giugno 2008
maggio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004

L i n k a m i




Feed XML offerto da BlogItalia.it Blogarama - The Blog Directory Bloggoteka