

Etranger Boulevard Jazz Club (II)
Ieri sera all’Etranger Boulevard Jazz Club me ne stavo seduta al mio tavolo.
Quello nell’angolo infondo al locale. Io e la donna grassa e unta si parlava di quell’anno passato a New York, delle notti interminabili. La guardavo mentre sudava imprecanti ricordi su quel periodo: era bella lei allora, era bella e non grassa, no, era , come dire, tanta. Si scopava Giovanni.
- Ti ricordi Giovanni? Giovanni Coltrane! Ah, Etra, ah! Come scopava! Mi portava nel magazzino…ti ricordi il magazzino del VillageVanguard? Cazzo, erano….quanti erano Etra, forse, 3 o al massimo 4 metri quadri pieni di casse di whisky e lì bam bam Dio! Quanto mi scopava!-
- Sì, ricordo. Finiva il suo pezzo, passava dal bar a prendersi da bere. Cristo…quanto beveva…e poi ti trascinava lì dentro.
- Bei tempi Etra…bei tempi. Guardami ora. Bhaa sembro….che sembro Etra?
Eh sì! Bei tempi quelli di New York. Perdevamo la logica sconclusionata del cemento che ci circondava.
Non penso di aver mai visto New York di giorno in quell’anno. Per me era un immensa ombra che scivolava oltre quella porta di legno, giù per quelle scale strette e ripide, le solite facce sfatte. Quel luogo era la traduzione della notte e quindi anche dei miei giorni.
Giovanni Coltrane, Miglia di Davis, Fattura Evans….tutti, tutti avevano suonato lì. Tavolini ammassati, pareti umide, la pedana di legno, sudori appiccicati e note note note biribapipipitarutata. Dopo un pò mancava il respiro, menti in fumo, liquide di alcool, teste ciondolanti, gambe allungate sotto ai tavolini.
ColtraneDavisEvansGordonGets e ancora GetsGordonEvansDavisColtrane biribapipipitarutata….girava tutto.
Ieri sera all’Etranger Boulevard Jazz Club me ne stavo seduta al mio tavolo.
Stavo bevendo, sì, io bevo, bevo molto, stavo bevendo e all’improvviso lo vedo.
InsaneMind tira una nota all’inverosimile e LogoMuse stringe i denti, lo guarda strano e lo segue a testa bassa frugando all’impazzata sui tasti sparsi del piano. E’ un momento teso. Si infliggono sguardi…. Biribapipipitarutata…..ghigni….zzzzzzzz….
E’ molto tempo che non viene nel mio locale, l’ultima volta che ci siamo visti era in un garage di un supermercato dopo una discussione. Macchine inplotonate, luce grigia. Ricordo solo questo.
E’ il mio pusher, lui. Il mio spacciatore, per intenderci.
Si avvicina. Si siede. L’ombra del tavolo c’inghiotte.
- sssshhhhh…non parlare – sussurra – sono impazziti stasera? Senti….senti. Se continuano così s’ammazzano-
Biribapipipitarutata.
Per un momento annullo tutto, sto per chiedergli dove cazzo è sparito per tutto questo tempo ma lo guardo mentre si porta l’indice alle labbra e mi fa segno di tacere e la frase mi si ferma in testa.
Lui è il mio pusher. Il mio spacciatore, per intenderci. Arriva sempre con della roba buona. Nessuno ha roba buona come la sua, è che qualche volta sparisce e allora ti lascia nella merda. Sì, perché non posso stare qui, notti intere, a bere rhum e farmi violentare da note incazzate senza averlo vicino, lui e la sua roba buona. Mi serve. Mi serve a subirmi meglio. E lui lo sa bene, oh se lo sa, eccheccazzo pusher ci si nasce non si diventa!!!!
- sei pronta? – mi chiede – guarda che stasera è roba forte. Chiudi gli occhi. –
Ieri sera all’Etranger Boulevard Jazz Club me ne stavo seduta al mio tavolo. Quello nell’angolo infondo al locale.
Sento la sua mano che si infila sotto alla mia maglietta. Una goccia di sudore scorre lungo l’incavo sessoflessuoso della mia schiena e incontra le sue dita, lì al centro del mio farmi concava sotto le sue mani. Poi il cuore cerca di seguire le note ma le note non hanno un senso ritmico e allora il cuore cede, si aggroviglia, casca, riprende, geme.
InsaneMind esagera ora, sfida l’indomito pentagramma, sferza colpi e LogoMuse non regge , si stacca dai tasti e abbandona le mani sulle gambe, chiude gli occhi. E’ silenzio ora, perché è il momento della Lezione. Occhi chiusi. InsaneMind non è più dei nostri suona il suo Requiem al mondo, è partito. Noi possiamo solo seguirlo nel buio dei nostri occhi chiusi, del fumo apocalittico delle note, nel giardino sfiorito di questo manicomio.
Ricordo quando Jesbs mi avvisò
- ogni volta che lo vedi …ogni sua apparizione qui dentro è omissione di soccorso. Ma tanto tu non vuoi guarire-
Mi alzo e mi siedo su di lui a gambe aperte rivolta verso il suo volto. Mi solleva la gonna, la lascia appena al di sotto delle mutandine. Lo stringo al mio petto, la sua pelle sulla mia scollatura, le sue dita scorrono veloci lungo l’elastico degli slip.
- Te le voglio infilare …dentro…in questo anfratto umido….voglio sentirti dentro. Dentro –
Ed è già dentro. Dentro. Le sue dita scavano cercano. E tutto inizia a perdere consistenza. La sua lingua che disegna il profilo del mio seno, nella scollatura nera, guardo per un attimo InsaneMind e non capisco che stia facendo, se continua così morirà o semplicemente non tornerà più indietro.
- Andiamo nel magazzino –
- no, lì non si può – riesco a dirgli mentre il viso mi scoppia per il martellante pulsare di insano piacere. Seguo il movimento della sua mano che mi infilza e un tipo ci guarda con lo sguardo obliquo ma è opaco e perso. Ci ficca gli occhi addosso da quel mondo distante dove si trova lui, InsaneMind, LogoMuse e tutti quelli del locale che non fanno caso a noi.
- Dimmi che mi vuoi –
Mi solleva sul tavolo, sposta le mutandine e mi colpisce così, messa così sul tavolo, con le gambe aperte, mi colpisce così fino in fondo, …così…fino a farmi urlare,….così….con le unghie piantate nelle cosce…così….mentre ….digrigna i denti…così…fino a spaccarmi…così….fino a ……una lama di silenzio taglia l’aria e la voce di Jesbs guaisce, lecca le note di LogoMuse che piange stremato e i polpastrelli gli sanguinano e le due donne sulle scale si baciano…..e lui…così….mi entra dentro e l’uomo dallo sguardo obliquo ci guarda e non ci vede ora scansa con la testa la musica accecante…totalitaria…disastrosa…il tavolino cigola ….e il mio pusher….mi sussurra all’orecchio
– Ti voglio. Ancora.ancora.ancora –
Qualcuno urla. Qualcuno applaude. Sento il suono ghiacciato del vetro dei bicchieri. Silenzio che rimbomba.
Io e il mio pusher ci baciamo ora. Seduti al tavolino.
- Forse potremmo andarcene, che ne dici?-
- No, restiamo qui. Parliamo.-
- Di cosa?-
- Del perché non smetti con questa vita e non metti su famiglia –
Non gli rispondo. Sorrido solo.
Sulla pedana ora si suoneranno note Ardenti, quelle di Al.
Jesbs rimarrà lì al suo fianco a sostenerlo, a sostenerlo perché quando lui suona e la guarda negli occhi percepisce che ancora può provare quel devastante dolore che è l’innocenza.
Non rispondo al mio pusher perché fin quando avrò vita, aspetterò qui, nel fondo del mio locale, che lui entri da quella porta per spacciarmi inferni come questi.
Mi guardo allo specchio. Lascio che la musica, questa musica, mi faccia fare ciò che vuole. Chiudo gli occhi, le mie mani sono altre mani riflesse in questa luce appena accennata.
Suoni, nulla più. Strade di città bagnate da splendori pallidi, notturne. Lampioni che sfuggono ai lati. E seguo il fruscio della seta asfaltata. Dune che mi si creano sotto ai polpastrelli, che sfuggono per riapparire appena un pò più in giù. Turgori di curve chiuse tra il desiderio di vero contatto. Accelero, nulla più che istinto.
Sento l'orlo, arrivo fino a lì, fino alla folata calda del prossimo incrocio. Sollevo appena la mia sottoveste e dal finestrino del mio cervello l'aria mi si fa in faccia più fresca. Respiro tremando. Luci ambigue si inchinano al mio passaggio, sento che oltre, oltre quell'orlo di seta smetterò di vagare, mi fermerò, sospenderò tutto, anche il mondo se servisse.
Lascio fare alla mia mano.
".. e diciamo anche che, a quest'ora, a volte, mi prende un'ansia furiosa di uscire, di incontrare, di non lasciarmi andare semplicemente al sonno.. ansia di comunicare.. che spreco.. e non riesco a chiudere bottega.."
…..un ansia furiosa di condividere....
lo farei per tutta la notte... QUESTA NOTTE....invece chiuderò bottega e cercherò di leggere o di dormire.
Se fossi un uomo infilerei le mani in tasca e me ne andrei per strada a chiacchierare con una puttana. Mi appoggerei al muro, lungo la strada e la guarderei lavorare sul lattice umido dell’asfalto.
Rimarrei a sbirciarle nella scollatura per intuire la grossezza del seno, il profumo o lo schifo. Le ficcherei gli occhi lì dentro per vedere se esce pizzo bianco o nero o magari, sì, magari rosso.
Chissà se con lo stesso completino ha aperto una bottiglia di spumante la notte di capodanno.
Rimarrei a fumare con lei mentre mi dice che QUESTA NOTTE non si batte un chiodo e il suo fiato sa del suo ultimo servizietto. Ognitanto la guarderei allontanarsi nel cono di qualche faro per mostrare il culo o la sua bella bocca macchiata di rossetto stantio che urla FIGA TETTE E CULO
Poi, tornerebbe ad appoggiarsi al muro, affianco a me, con quel suo ancheggiare sui trampoli, lento e gommoso, camminerebbe verso di me nel controluce dell’auto che la segue a passo d’uomo. E mi serve quella luce perché mi fa appena intravedere la peluria che sborda dalla minigonna…..e penserei che una troia è bella quando cammina perché è femminafemmina.
Rimarrei così, tutta la notte, se fossi un uomo, a sistemarmi appena le palle tanto per vedere se magari lui reagisce, se ho voglia, mentre la puttana, la mia puttana vestita di bianco si struscia al mio fianco e mi chiede se può farlo almeno a me un pompino, che è brava, è brava anche quando lì fa a poco, lei, i pompini.
Ma non voglio una marchetta QUESTA NOTTE voglio rimanere a parlarle magari mettendole una mano sul culo, spiegandole che ci sono notti nelle quali uno ha voglia di condividere, di dire, di non chiudere bottega, lui. Cercherei di spiegarle che sto seguendo il mio ribollire interiore, la mia agitazione, le spiegherei che tante volte l’ho guardata dalla finestra, di notte , scostando la tenda, spiegandole di là su, da dietro la tenda, che anche io qualche volta la notte non chiudo bottega e che anche se lei non lo sa, rimanevo a fondere le nostre notti. Forse perderei il mio tempo a spiegarle che talvolta ci si sente talmente tanto morire di vita che bisogna scendere per strada con le mani in tasca e il bavero alzato appoggiati ad un muro con una puttana che ti si struscia affianco perché dentro di noi la vita palpita ad un ritmo essenziale talmente effervescente che diventa insopprimibile. Se fossi un uomo…
Le spiegherei che un grande pensatore una volta disse “ Mi sento morire di solitudine, d’amore, di disperazione, di odio e di tutto quanto il mondo può darmi. Come se ogni cosa che vivo mi dilatasse i pori al pari di un pallone pronto a scoppiare”. Così direi alla mia puttana QUESTA NOTTE, così direi….
Infastidito mi piaci di più. Da un ordine, dal caldo, dall'allarme che suona.
Dal tempo che manca e dall'uccello duro.
Vene che pulsano. Odore di donna. Voglia di venire. Presto subito...non mi fare storie.
Umido caldo tra le dita che lo stringono bagnate di saliva, tempo o non tempo un pompino è pur sempre un pompino, va fatto con arte, è mestiere da geisha.
C a t e g o r i e
a l t r oE t r a M a i l
etranger04@libero.itA m m i c c a M e n t i
C o m M e n t i
Desdemonaacida in e parliamone...S g u a r d i su di M e
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