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Le cattive bambine scopano.
Le cattive bambine ti prendono per mano ad una festa, ti accompagnano in un angolo buio (ma poi non tanto) e ti infilano la lingua in bocca mentre con la mano tastano, da sopra i jeans, il tuo uccello duro.
Le cattive bambine sotto alla gonna non portano quasi mai le mutandine.
Le cattive bambine si masturbano nel bagno dell’ufficio. Accaldate, sudate, appoggiando la schiena al muro di piastrelle, facendo pressione sui tacchi.
Le cattive bambine chiamano nel cuore della notte e, già calde, sbrodolano parole di piacere, mistificando la non presenza.-
Le cattive bambine, quando sanno di correre il rischio di essere viste, si fanno scopare sul cofano della macchina (aprono le gambe bene e la lamiera è dura).
Le cattive bambine ne hanno uno, due ma il numero perfetto è tre.
Le cattive bambine annusano le proprie mutandine per capire di cosa sanno quando un uomo le lecca.
Le cattive bambine sanno fare i pompini senza che qualcuno in realtà si sia mai preso la briga di insegnarglieli.
Le cattive bambine leccano. Raccolgono. Ingoiano. Leccano. Raccolgono. Ingoiano. Non si stancano mai.
Le cattive bambine fanno le amanti. Perfette se cattive, dolci se bambine, letali, per se stesse, se si trasformano in donne.
Le cattive bambine si ritrovano sempre a girare in tondo in tondo in tondo.
Mi gira la testa.


http://www.carlopulcini.com/images/studenti/stronza.htm
In questo momento cara Regina di Sta Ciolla non so se ridere o prendere a pugni il video sperando che si trasformi nel tuo musetto da copiaincolla. Cristo Santo! Ok la frasetta copiata, la citazione ma questo è plagio bello e buono. Ora sono troppo stanca ed incazzata per risponderti ma Dio ti salvi dalla mia rabbia perché così incazzata, tu, mia bella Regina di Sta Ciolla, non mi ci hai mai letta. La mia vendetta sarà spietata, crudele e totale ed inizia da questa notte. Ti sei permessa di usare come tuoi racconti che non dovevi nemmeno sfiorare con lo sguardo. Tu piccala merda di internet hai usato il mio cuore, le mie parole, le mie emozioni (foto comprese) per imbrattare le tue paginette. Ma come ti sei permessa? Come ti permetti di indossare i miei panni? Come?
• L’angelo Vendicatore: non e' con le chiacchere che uscirai da questa merda
• ReginadiStaCiolla: Voglio solo ….quanto ci dispiace che le cose siano andate a puttane tra noi e la signora Etra, noi ci siamo messi in questo affare con le migliori intenzioni, davvero..
• L’angelo Vendicatore: (sparando al ragazzo sdraiato sul divano) oh, scusami, ho spezzato la tua concentrazione..non volevo farlo.. per favore, continua..dicevi qualcosa a proposito.. delle migliori intenzioni..
• L’angelo Vendicatore: ma che ti prende.. avevi finito?.. interessante, ma non mi hai convinto, sai?..Di' un po', Etra che aspetto ha?
• ReginadiStaCiolla: Cosa?
• L’angelo Vendicatore: (rivoltando il tavolo) da che paese vieni?
• ReginadiStaCiolla: cosa?
• L’angelo Vendicatore: cosa e' un paese che non ho mai sentito nominare.. li' parlano la mia lingua?..
• ReginadiStaCiolla: cosa?
• L’angelo Vendicatore: la mia lingua,figlia di puttana, tu la sai parlare?
• ReginadiStaCiolla: siii siii
• L’angelo Vendicatore: allora capisci quello che dico..
• ReginadiStaCiolla: siiii si si
• L’angelo Vendicatore: descrivimi percio' Etra, che aspetto ha ?
• ReginadiStaCiolla: cosa?
• L’angelo Vendicatore: di cosa un altra volta, di cosa un altra volta, ti sfido, 2 volte, ti sfido, figlia di puttana, di cosa un altra maledettissima volta
• ReginadiStaCiolla: e' nera...
• L’angelo Vendicatore: vai avanti
• ReginadiStaCiolla: e' senza capelli..
• L’angelo Vendicatore: secondo te sembra una puttana?
• ReginadiStaCiolla: cosa?
• L’angelo Vendicatore: (facendo fuoco sulla spalla della ragazza) Secondo te...lei...ha l'aspetto d'una puttana?
• ReginadiStaCiolla: nooooo
• L’angelo Vendicatore: perche' allora hai cercato di fotterla come una puttana
• ReginadiStaCiolla: non l'ho fatto..
• L’angelo Vendicatore: si tu l'hai fatto...si tu l'hai fatto, ReginadiStaCiolla, hai cercato di fotterla, ma a Etra non piace farsi fottere da anima viva tranne che dal suo uomo... leggi la Bibbia ReginadiStaCiolla?
• ReginadiStaCiolla: si
• L’angelo Vendicatore: e allora ascolta questo passo che conosco a memoria, e' perfetto per l'occasione: Ezechiele 25:17...Il cammino dell'uomo timorato e' minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carita' e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre perché egli e' in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno, su coloro che proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome e' quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te...(seguono molteplici molteplici colpi di pistola)

OMNES DICAMUS DEO GRATIAS SEMPER DEO GRATIA SEMPER DEO GRATIAS SEMPER HAEC REQUIES MEA IN SAECULUM SAECULI HIC HABITABO QUONIAM PREELEGI EAM ORATE ORATE DNM SEMPER ORORATE DNM SEMPER
Ossignur benedetto quanto piove!!!!!!!
Non riesco proprio a domarla. E' imbizzarrita come una puledra.


Ci siamo. E’ uscito. Mi hanno pubblicata.
Si tratta di una raccolta di racconti tratti da blog che “come” il mio, raccontano di situazioni più o meno spinte. Almeno così dicono, perché io in questi giorni folli fatti di un’azienda che sta per chiudere per ferie, una casa che sta per essere ultimata lavandini, soppalchi, cavetti in acciaio, fori, cucina, armadio, una vacanza saltata ed una rimediata, non ho avuto nemmeno il tempo di andare in libreria a prendermi una copia del libro che raccoglie alcuni miei post. Ho anche dubbi sul titolo : “Hard Blog” o “Sex Bloggers”, so solo che ha la copertina argentata e che è edito da Mondadori a cura di Berbera & Hyde. Insomma, non so praticamente nulla, so solo che devo ringraziare voi, tutti voi, dal profondo del cuore. Mentre scrivo ascolto Mina, il mio compagno mi ha appena chiamata ed ancora non sa nulla di tutto questo. Lo scoprirà quando gli consegnerò il libro e con lui un segreto. Un segreto che dura da un anno ed è fatto di parole, scoperte e menti eclettiche. Questo blog è nato per caso. E’ nato da una grande emozione, quella provata leggendo il blog de La Mauvaise Reputation, prima non sapevo nemmeno cosa fosse un blog. La lessi per giorni interi affascinata dal suo stile, dalla sua sagacia e da qualcosa altro che sin da quel momento mi ha legata a lei profondamente. Poi ho seguito i suoi links e ho travato Khu e con lui la sua arte, il suo umorismo, un universo che mi ha accolto con simpatia e grazia. Devo a queste due straordinarie persone se oggi posso entrare in una libreria e sorridere pensando che esiste in qualche scaffale un libro con le mie parole stampate.
Ecco, ora mi viene da dire: la vita è bella.


"Cos'è che ti piace, esattamente, di questa foto?"
Lust
"...l'attimo che coglie. La mano di lui che non si vede ma che immagino a stringere i glutei di lei, un gesto di possesso, un attimo, l'attimo che travalica, tracima, ciò che non si può fermare, la testa che gira, il sapore della sua bocca la prima volta, quel bacio tanto sognato, il legno o muro che le preme sulla schiena e lui che la preme sul muro o legno o..... mi piace ciò che non si vede, ciò che lascia immaginare, ciò che ci sarà dopo, il cuore che pulsa, la testa che gira, ancora, il fatto che non possono, non lì, non ora, la camicia aperta di lei, presagire che lei riverserà la testa all'indietro e lui le bacerà il collo, piano, fino all'orlo della sottoveste bianca e che poi alzerà per un attimo gli occhi per guardarla in volto mentre le dita di lui abbasseranno piano quel lembo di stoffa bianca e lei gli offrirà il suo seno...ed infinite infinite altre cose. Narrazioni nascoste. E' il bacio di Hayez al rovescio. Trasfigurato in tutto, nell'abbigliamento, nella mancaza di sete cerulee, nella compostezza. Certo, questa è "sporca" cinematografia, una visione pornografica di quanto fece fare invece Hayez alle mani dolcissime del suo uomo dal cappello piumato quando cinse amorevolmente la testa di lei. Ci vedo tutto...tutte le mie categorie...c'è ALTRO, c'è lei...una cattiva bambina, c'è l'attimo in cui ho scelto di pubblicarla..un dolcissimo cazzeggiamento prima di uscire dall'ufficio, c'è l'atmosfera da EBJC povocante e vietata, c'è ciò che si diranno...parole proibite, suoni di voci rauche e ansimanti, c'è il grande bluff dell'amore...l'attimo nel quale pensi "è Lui", " è Lei", c'è un "capolavoro" in un fotogramma, c'è l'origine delle cose, della vita, il famoso "motore del mondo", c'è il dopo, l'amaro cocente da mandare giù come un grumo di veleno con una sorsata di rhum, ....mia cara Lust....c'è il Senso. Ecco cosa ci vedo "esattamente". E ora vado a letto...il Tavor sta per fare effetto e la testa vaga in luoghi indefiniti..Notte.....ho sonno.....tanto poi alle 4.40 sarò sveglia..ho sonno.
Fanculo!
Desiderare troppo mi ammazza. Mi sfianca, assorbe dal centro della mia anima troppa energia. Dimagrisco pur mangiando. Rimango in apnea inconsapevolmente, anche quando guido, mentre spingo un carrello o ascolto qualcuno parlarmi dall’altro capo del telefono, così, all’improvviso comincia a mancarmi l’ossigeno nel sangue e mi gira la testa, allora, ma solo allora, apro la bocca come qualcuno che riemerge da un’immersione troppo lunga, e finalmente respiro. Mi ammazza desiderare così. Mi infastidisce anche non dare sfogo a questo tarlo crudele che mi divora dentro. Una goccia nella notte che batte rumorosamente sempre nello stesso punto: i sensi. Allora divento debole, distratta, evanescente. Non rispondo, non parlo, mi isolo perché lui, il desiderio, mi richiama a se pretendendo attenzione, devozione assoluta. Non c’è scampo e quindi vago dentro di me alla ricerca di soluzioni definitive, rifiuti, negazioni. Ma sono poca cosa, sono volontà false. Cincischio con me stessa. E’ una musica, sempre quella, continua, leggera dolce e soprattutto nostalgica che macera l’animo ma se mai diventerà corpo e respiro, anche solo bacio, oh, sì, solo un bacio, nulla più, allora sarà estasi. Di quelle che ti fanno tremare, sconvolgono e creano l’assoluta certezza che a certe forze non ci si può opporre. Vita, quella vera, quella per cui vale sempre la pena rischiare.
Però, fanculo, che fatica!!!!

...manca poco.....alla fase finale!



Perchè ieri sera sono andata a fare la spesa. Poi sono rincasata. Poi oggi a pranzo ho aperto il frigorifero, vuoto.
Mi sono chiesta come fosse possibile che fosse vuoto se ero andata a fare la spesa.
Era possibile perché la spesa l’avevo dimenticata in macchina dalla sera prima e così ho buttato via mezza roba.
Poi uno si chiede perché vuole tornare animale.
Uno vuole tornare animale perché a vivere così non ce la fa più, perché vorrei poter non chiedere “Posso?” e poi dover dire “Grazie”. Perché sono stanca che mi venga chiesto.
Io non appartengo ai sistemi massimi. Io sono un bluff che conta le ore.
Invece no, stai qui, cresci, ti sposi, se ti va bene fai qualche cazzata a cui porre rimedio, poi divorzi o semplicemente vorresti ma non lo fai, poi fuggi nei we, poi rientri, poi ti scopi la segretaria, poi vinci con un gratta e vinci e tra una grattata e l’altra ti muore un papa. Poi sei felice perché il bagno di mosaico giallo ti è venuto una figata ma l’operaio ti ha già macchiato le fughe e pensi a questa parola…fughe…fughe…fuga…e vai a tirar giù la valigia rossa che poi non è rossa ma è celeste e resti a guardarla con un lieve senso di nausea. Poi lui ti chiama da Parigi e il cuore, dopo 5 anni, senti che stà ancora lì, al suo posto e che batte all’impazzata e per un attimo capisci cos’è la felicità. Chè la felicità non sta nelle cose ma nell’invisibile.
E’ che siamo corruttibili ed egoisti. Amo la corruttibilità dell’essere mentre trovo che l’egoismo sia una forma di violenza che facciamo a noi stessi accumulando l’effimero che però non è l’invisibile e quindi non ci porta alla felicità.
Qualche volta mi dimentico che dovrò chiedere conto a me stessa e non avrò più tempo per rimediare. Sinceramente? Sinceramente questa cosa mi mette una bella strizza al culo.

“Cattiva bambina” è una di quelle categorie strambe nelle quali metto un po’ di tutto.
Qui, ci sono racchiuse molte Etra, l’Etra piccola, l’Etra che non vuole spiegarsi, che l’ha combinata grossa e nonostante la sua colpa evidente vuole avere ragione. E’ la categoria delle grandi donne conosciute, da conoscere, dimenticate, incazzate. Delle donne che si sono dimenticate di come erano da bambine o che semplicemente non lo hanno mai dimenticato.
Io ero una cattiva bambina, io ero l’una femminuccia del rione a non giocare con le altre bimbe, io giocavo con i maschi, a calcio, con le macchinine, con le biglie con dentro i ciclisti. Io ero la cattiva bambina che odiava le altre bimbe perché stupidamente avvizzite nella loro civetteria.
Con i maschi era diverso, ci si confrontava su vari livelli e se poi risultavo anche meglio di loro allora mi portavano in trionfo per le vie polverose del vecchio paese. Con loro era più semplice ed immediato. Io ero il capo di una banda. Io mi arrampicavo sugli alberi mentre le altre spingevano micro carrozzine piene di ciccio belli paffutelli (al mio avevo tagliato i capelli per vedere se con la cresta centrale tipo punk sembrasse più figo), scavavo la terra con le mani rompendomi le unghie mentre le altre se le pittavano con la lacca rossa delle madri casalinghe, io guardavo i giornaletti porno con mio cugino, rintanati dentro la botte vuota nel magazzino degli attrezzi di mio nonno mentre le altre ancora facevano le boccacce ai maschietti. Io ero la cattiva bambina che disegnò una casa nera e che schiaffeggio la sua migliore amica durante il giorno della sua prima comunione. Amen. Io. Io. Io.
Ero la cattiva bambina che faceva il bagno nel fiume ghiacciato pensando che sarebbe morta ma al quel primo bagno di primavera fatto all’insaputa dei genitori, spogliandosi di fretta e gettandosi dentro senza nemmeno saggiare la temperatura dell’acqua, non avrebbe mai rinunciato. Troppa luce, troppi colori, troppa eccitazione infantile.
Io sono una cattiva bambina che fa le cose e poi…basta non pensarci o semplicemente dire “Domani si vedrà”.

Chissà se il Papa ora starà pensando..."Ora scoprirò se è stata tutta una sola!"

Mi sono portata a casa il lavoro e l’unica luce accesa è quella sulla scrivania. Non mi resta che infilare nello stereo il mio cd di blues preferito. Come stare all’interno di uovo sperando che la concentrazione regga e che il fragile guscio che mi protegge non vada in frantumi. Vivisezionare le alternative e le scelte più giuste per le strategie del giorno dopo e per i mesi a venire non è facile quando è notte e sai perfettamente che in realtà vorresti altro. Ti sforzi di non essere altro se non i numeri e le righe implotonate di caratteri neri che ti si snodano davanti agli occhi. Tenere la schiena dritta e le spalle rilassate cercando di non cedere ai sospiri reticenti del corpo che ti chiede una tregua. Girare pagina, sottolineare, capire e imbrigliare il pensiero in ciò che serve allo scopo. Eppure ad un certo punto gli occhi si staccano dai documenti e fissano puntigliosi l’ombra morbida oltre il cono di luce della lampada. Cedo. E’ un attimo e quello che stavo facendo è già un ricordo incamerato in qualche cassetto della mente, diligentemente archiviato e pronto all’uso ma oramai lontano.
Ti infili in quel momento di debolezza, come se ti fossi nascosto nell’angolo buio della stanza ad aspettare pazientemente che mi lasciassi andare all’inevitabile stanchezza. Mi massaggio delicatamente le tempie. Chiudo gli occhi.
Eccoci qui, amore mio! Qui, a 300 km di distanza in due notti apparentemente diverse eppure assolutamente uguali almeno nell’involucro. So cosa stai facendo, anche tu alla luce della tua lampada, immerso nei tuoi libri, nelle tue letture, negli appuntamenti del giorno dopo. Conosco il maglione comodo che indossi, ne conosco le fibre intessute con anni di intimità part-time, la nostra. Conosco le pareti di quella stanza centimetro per centimetro, chiodo per chiodo. Più a destra… tieni il martello…il chiodo pendente dalle labbra e la tua mano impertinente sul mio sedere. Abbiamo imbiancato, spostato, misurato quei metri di casa milanese rivestendoli di un amore fatto di andata e ritorno, lasciando lavori in sospeso tra un “la prossima volta che torno” e un “sono qui”. Potremmo rivestire le pareti di 2 o 3 case con i biglietti ferroviari di questo amore. Eppure, caro amore mio, eccoci ancora qui, in una notte di mezz’inverno a dover misurare con il pensiero ciò che in realtà vorremmo poter abbracciare con il corpo. Qui, a dover sentire che è troppa la tensione che mi mette addosso questa solitudine, è troppo doloroso ora abbassare lo sguardo per guardare la mia mano che accarezza un ventre piatto, arido. Perché ogni volta che parto, che me ne vado da te, mi sento come un pacco rispedito al mittente. Certo, inizialmente non era così, ma ora, amore mio, ora questo corpo stanco e non più giovanissimo, questo corpo di donna mi tormenta. Parla lui per me e si ribella. Sto subendo un’inquisizione di perché e il mio Torquemada è il mio corpo. Seduta qui davanti a tutti questi documenti che mi parlano di certezze evidenti mi sento persa, in equilibrio precario. Vorrei sottoporre la nostra esistenza ad una analisi logica dei contenuti ma se la materia di cui siamo fatti è quella dei sentimenti allora diventa impossibile trovare un grafico o una linea retta che divida ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. C’ho provato una volta, sai? Ma l’inchiostro della mente che ha scritto quell’elenco infinito di pro e contro era come succo di limone: il fantasma di se stesso. Era un inchiostro viziato dal non-colore dell’egoismo. Perché è questo il problema, mio caro amore: siamo perdutamente egoisti e pavidi. Facciamo battere in piazza i nostri giorni, mettiamo all’asta noi stessi per un briciolo di successo o per troppo senso del dovere, incapaci di dare una misura e un valore al tempo come se ci fosse sempre un domani disposto a mettersi in gioco per noi. Invece domani è un anno in più, qualche certezza in meno, chilometri su un tachimetro che va veloce e non conosce la moviola per riavvolgere il nastro delle scelte non fatte. Un domani per non sbagliare più. Quanto vorrei sospendere il giudizio andando a tastoni in piena anossia della ragione, così, tanto per ritornare ad innamorarci ancora. Così, tanto per piangere ancora mentre facciamo l’amore. Anelo una catastrofe anarchica voluta dai sentimenti che strappi dalle mani di questa notte la matita rossa ché non sottolinei il lasciarsi andare alle ragioni del cuore. Perché questo mio cuore mi parla d’altro ora, mi sta suggerendo altre alternative da sostituire alle scelte non compiute fino ad ora. Sono stanca, amore, di tutta questa solitudine e ho paura. Ecco, l’ho detto: ho paura! Paura di soccombere all’autoreferenzialità della solitudine come se stare soli infondo non fosse altro che un gioco di specchi che si giustifica e sminuisce la sua stessa tristezza. Un uroboro che esclude tutto ciò che sta al di fuori del suo cerchio. Io invece urlo in silenzio che tutto ciò che voglio ora è ciò che non ho ancora vissuto e sta al di là di queste spire. Ho bisogno di crescere e di dare un senso e un valore al mio domani. Non mi basta più confezionare week end e valige formato single. Anche questa notte non dormirò.
Spengo la luce. Rimango ad ascoltare il rumore che farà questa lacrima quando finalmente toccherà terra.

“OOOOOOORRRRRRRRRRRRRAAAAAAAAAAA"
"Sai
certe volte accade che
ci sia bisogno di andar via
e lasciare tutto al fato,
Fare come un equilibrista,
che sul mondo
sfida il crollo delle sue capacità......."

Non c’è un cazzo da fare, la conosce già la fine che farà. E’ nei geni della sua famiglia. Non si sfugge dalla mappa cromosomica del destino.
La vede, lo vive ogni giorno il declinarsi dolce della stessa solitudine che fu di suo nonno, di sua nonna e di suo padre.
Forse quella volta che la ricoverarono in manicomio non fu solo per tenerla sotto osservazione, forse loro già sapevano, vedevano in lei il germe occulto del suo domani.
Le viene da ridere se pensa ai suoi 16 anni e alla convinzione che aveva di avere il mondo in tasca.
Stronzate!
Per troppo tempo le si è chiesto di mettersi alla prova e per troppo tempo si è messa in gioco. Ora non ne ha più voglia. E’ stanca in modo irrimediabile.
È stanca di essere lei. Si può? Sì, si può smettere di amarsi. Che se ne fa del suo elitario sentire, dei suoi alambicchi di passione, del suo cervello? Che se ne fa se questo è il risultato? Ha perso l’ironia, la gioia. Cazzo, spaccava il mondo, lei, SPACCAVA IL MONDO! Ora cerca solo la strada più breve per frantumarsi in fretta. E’ una maledizione che viene da lontano. Suono tribale.
Vorrebbe essere come tante donne che conosce. Vorrebbe essere semplice. Vorrebbe starsene lì inebetita dalla vita. Vorrebbe essere meno culturalmente stronza. Respira a bocconi il tempo che la separa dal giorno che verrà, perché verrà quel giorno nel quale si ridurrà in polvere. Se solo riuscisse a dannarsi in fretta: che ne so? Drogarsi, diventare alcolizzata, puttana.
Vorrebbe toccare il fondo velocemente perché è questo andare giù per lente ed ampie spirali che la fa impazzire. È troppo fragile per tutte queste cazzate e troppo vigliacca per spiccare il volo dal cornicione. Ma poi se una arriva lì infondo, lì sotto, lì a raschiare il fondo, se si lancia nel vuoto non lo trova. Sotto trova ancora e solo terra.
Allora è meglio starsene sdraiate sul letto con la fica all’aria ad aspettare che arrivi il momento di infilarsi la gonna per andare in ufficio e timbrare il cartellino mentre il capo ti guarda il culo e si sistema l’uccello.
Un’altra evoluzione compiuta.
Casca il mondo, casca la terra, Tutti giù ……per terra!
Fermarsi ad un passo dall'essere troppo o troppo poco. Ma fermarsi lì, al limite, come essere ad un passo da un precipizio ed esserci arrivati su una macchina bella e potente, a tutta velocità ma aver avuto la capacità di fermarsi nell'ultimo possibile centimetro prima di cadere.
Talvolta vivo così. Mi capita quando inspiegabilmente (o si tratta solo di uno stato di costante precario equilibrio sulle “cose”) entro in uno stato di “anossia” da emozioni.
Così, istintivamente, ho bisogno di accelerare, di andare incontro alle cose, di infrangermi contro la vita. Ho bisogno di lasciarmi andare. Ho bisogno di farmi male per sentirmi viva. Ho bisogno di amare, di tremare, di leggere parole mai dette, di parlare all’orecchio dicendo niente, importunando una belva che dorme, giocare sembrando ingenuamente indecente.
Ho bisogno di avere bisogno.
Poi invece …improvvisamente…cambio…divento bigotta, una “suora mancata”, una piccola donna.

Oggi no.
Oggi svengo.
Oggi non mi rialzo.
Oggi non sento.
Oggi resto bambina.
Oggi potrei ma non voglio.
Oggi non do, voglio solo ricevere.
Oggi non rispondo, gesticolo.
Oggi se mi vuoi mi vieni a prendere.
Oggi mi metto in riserva e aspetto il pieno.
Oggi non apro il cassetto, lascio che i desideri se la cavino da soli.
Oggi ti lascio dipingere le tue fantasie, io sto a letto e conto i miei incubi. Basta che ogni tanto vieni a vedere se sono ancora viva.
Oggi potrei anche morire, chissà. Ma ho prenotato il ristorante, quindi rimando.
Oggi potresti anche strascinarmi per casa come un sacco vuoto. Non mi lamento. Non mi ribello.
Oggi ripenso svogliatamente a ieri. Mi rifiuto di credere che ci sia un domani. Gioco a domino con le ore pensando se l’ultima pedina resterà in piedi. Tanto da qui non la vedo.
Oggi c’è ancora lo stesso cielo di ieri? Non lo so. Guarda tu. Non mi interessa. Io mi ficco la testa tra le gambe e mi canto una nenia.
Oggi incanto me stessa.
Oggi mi schiavizzo.
Oggi non rilancio.
Oggi abbozzo.
Oggi ipotizzo.
Oggi non so.

"I was cold ,later revolted a little, not much, seemed perhaps a good idea to try, know the Monster of the Beginning Womb."
..ecco. Ancora quella sensazione di non detto tra me e te.
La stessa sensazione che mi portò a scriverti la prima volta.
La stessa sensazione che mi porta a raschiare pentole quando in realtà sono già perfettamente nettate.
La stessa sensazione che non mi porta a dire, comunicare, esternare A TE.
Un low motif quasi impercettibile. Lo stesso che esce dalla doccia quando si cerca di grattare via il bluastro persistere di antiche cicatrici.
Quasi un tono di nostalgia, un vecchio pezzo blues, una tristezza tacitamente condivisa.
Io ti guardo, ma non voglio toccarti.
Il genio ha questa prerogativa: la solitudine di certi “sentire” troppo fragili.
Lo spiegavo ieri ad un’amica.
Siamo nate troppo presto per il mondo che ci circonda.
Le ho detto che talvolta dimentichiamo il principio generatore di ogni cosa: il desiderio.
Lei mi ha risposto che non poteva seguirmi, forse non lo credeva possibile, perché la sua mente è troppa per un corpo solo, che lei gode senza toccarsi.
Le ho risposto “Dio Sia Lodato”.
Ma il mio Dio è quel principio motore di tutto: il mio Dio è il desiderio.
Il desiderio di “essere” prima di tutto, prima dei pronomi personali.
Non so se vi riuscirò mai, se sia mai possibile prendere l’altro Dio per il bavero tirarlo giù dal suo trono e dirgli “Ma tu, che cazzo vuoi da me?”.
Il mezzo? Il mezzo che scelgo per “essere”? Il genio, la pazzia, l’arte.
Qui di seguito riporto le parole con le quali mi sono spiegata nel parlare con la mia Amica:
“ ascolta…ascolta
io ti capisco
vivere ogni singolo minuto per come siamo fatte noi
è anche troppo
o forse troppo poco
perché abbiamo il potere di farlo diventare eternità. Qualche volta
mi fa paura perchè sono sempre stata convinta di una cosa
che essere dei geni vuol dire essere irrimediabilmente pazzi,
vuol dire sentire che nelle vene scorre la follia,
vuol dire coccolarla, portarsela addosso e dentro,
qualche volta vuol dire…..ascoltami…..vuol dire
parlare alla propria donnina pazza e dirle
- ok, piccola ora ti tolgo la camicia di forza e fai quello che devi fare-
allora si scendono le pareti dell'anima
con in mano il mazzo delle chiavi di mastro
si apre la cella
la si guarda
la nostra piccola donnina pazza
le si fa una carezza
ci si accerta che non ci siano smagliature
nelle pareti dell'anima
e le si toglie
la camicia di forza
poi si esce
si chiude tutto
si risale quella faticosa
scala
e si aspetta
lei
si guarderà intorno
e
comincerà
comincerà il suo canto triste
il suo canto di gioia
di gloria
e staremo lì
impassibili esternamente
mentre dentro il grande miracolo
si compie ancora una volta
assistiamo spettatori di noi stessi
al grande miracolo della vita PURA
RARO, SCARNIFICANTE
OCCULTO
pochi sanno fare questo
io li chiamo geni
e saper tirare fuori
questo senza MORIRNE
genera l'arte
L'ARTE di Balthus
l'arte di Dante
l'arte del cosmo
l'arte dell'infinitamente piccolo che siamo noi
allora ti dico
non dobbiamo
buttare via tutto questo
usiamoci
facciamolo
senza sosta
perchè domani potrebbe essere troppo tardi
ma la mia arte è rendere veri i miei desideri talvolta anche soccombervi
allora
vivo anche l'irreparabile che poi irreparabile non è mai.”
E ora ho un nodo alla gola e vorrei solo abbracciarti, rassicurarti.
Vorrei chiamare la mia Amica e dirle di non temere l'uso della sua mente, del suo corpo, di tutta lei stessa.
Vorrei dirle" fottiti del mondo perché lui se ne fotte di te e se ci riesce ti fotte."
Da bambina pensavo di essere la regina della pioggia.
Io dicevo come, io dicevo quando, io dicevo perché, io dominavo questo evento naturale: "via con i fulmini!!!!!" e zazaza, ne arrivava uno, " via con i tuoni, orrrraaaa" e bummmmm eccolo.
Mi mettevo nel terrazzo di casa sotto la pioggia a braccia aperte a dirigere l'orchestra.
Mia madre rimaneva a guardarmi dalla finestra della camera e il più delle volte si metteva a piangere dalla gioia
- Sei bravissima – mi diceva
- Hai visto mamma che tuono ho fatto, aspetta, ora te ne faccio uno tutto per te, attenta eh…attenta
Mi concentravo mentre i capelli lunghissimi mi svolazzavano da tutte le parti e oramai fradici mi schiaffeggiavano dolcemente il viso, mi sollevavo sulle punte delle dita dei piedi , testa bassa, indici al cielo, occhi spremuti nell’atto di concentrarmi e quando sentivo che l’energia intorno a me si stava accumulando (oggi direi come prima di un orgasmo che sta per esplodere) , alzavo il volto al cielo e urlavo
“OOOOOOORRRRRRRRRRRRRAAAAAAAAAAA”
ZZZZZZZZAAAAAAAAAAAAAAAAA BBBBBBBBBUUUUUUUUUMMMMMMM
E io sentivo di essere Dio in terra! Cazzo, Cazzo, quanto mi piaceva e mia madre applaudiva e io ridevo e mi giravo verso di lei a fare un inchino compiaciuto.
Ero la regina della pioggia.
Qualche volta invece mi mettevo in terrazzo ma al riparo, proprio sul limite ultimo del gocciolare sul lastricato solare, mi distendevo, mi coprivo con una, due coperte, mi mettevo in posizione uterina, rimaneva fuori solo il volto, e me ne rimanevo così per ore.
Una mattina mia madre si alzò e non trovandomi nel mio letto cominciò preoccupata a cercarmi per tutto l’appartamento, sul pianerottolo, dai vicini.
Poi disse:
- no, non è possibile, non può essere lì.
Aveva piovuto tutta la notte di un terribile e violentissimo temporale primaverile. Mi trovò in terrazzo, avvolta nelle mie coperte. Aprii gli occhi:
- Ciao mamma. Mi fai la colazione con i bucaneve?
- Sì, animamia, sì ti faccio la colazione con i bucaneve ma ora vieni dentro dai.
- Sì, arrivo.

Nel bel mezzo della notte lui arriva.
Si siede sul bordo del letto, mi carezza la testa. Lo sento riemergendo dal mio sonno. Tengo gli occhi chiusi.
- Sei sveglia?
Sento la sua mano calda sul mio volto
- Voglio svanire da questo mondo…..capisci?
- Che bello sentire la tua voce nel cuore della notte – gli sussurro con gli occhi chiusi
- Tu sei la mia via di fuga, mi ricarichi di energia, quella che il mondo mi ruba, mi scippa
- Mi piace essere qualcosa per qualcuno. Per te.
Mi bacia piano sulla fronte, sento che rimane a respirare il mio odore impastato di sonno.
- Ho sete ora. Una sete tremenda. Mi porti dell’acqua?
Rimane a guardarmi mentre porto il bicchiere alle labbra con entrambe le mani, nel buio, nel calore dolce del letto.
Mi accarezza la testa e mi dice
– Era buona?-
– Sì, era buona.
– Notte.
– Notte.
Torno dal mio viaggio.
Ho la mente appannata dal caldo e dall'odore del treno. Penso che dovrò lavorare ancora qualche giorno e poi finalmente sarò in vacanza. Devo ancora fare tutto, organizzare tutto, ordinare tutto. Ci penserò domani.
Apro la posta e trovo la prima letterina del "mio" bimbo ...mi dice che nel suo villaggio non c'è elettricità ma che da lì vede l'Himalaya e che vorrebbe tanto che un giorno io lo raggiungessi per guardarlo con lui. Mi disegna anche una casetta dalle pareti alte e la porta enorme. Il segno è incerto. Sotto ci scrive "house". Domani comprerò una cartolina, bella, colorata, una cartolina patinata, come qui da noi e gliela spedisco.
Mi emoziono, sì, piango anche un pò. Ora ho i pensieri impastati di sonno, di emozione e del buio di un villaggio senza luce.
Chissà come è bello il cielo lì .....
C a t e g o r i e
a l t r oE t r a M a i l
etranger04@libero.itA m m i c c a M e n t i
C o m M e n t i
Desdemonaacida in e parliamone...S g u a r d i su di M e
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oggi