
A ben vedere la scelta del grigio come colore di scrittura è di una classe debordante che poco si addice alle due sigarette fumate una dietro l'altra che ora mi intasano i polmoni e mi fanno sudare l'arco sopraciliare.
C’è da dire che se lo scegliessi come colore per il mio blog tutto si annacquerebbe, un po’ come il tuo rhum e, alla fine, delle parole, non resterebbe molto se non una congiuntivite ormonale tutta volta al masochismo auto lesionistico.
A pensarci potrebbe essere un modo elegante di andarsene di qua: un dégradée sublime che parte dal nero per arrivare all’assenza del grigio, tono su tono.
Potremmo metterci a quattro mani, come cani a quattro zampe, e affrontare uno studio epidemiologico prospettico sulla perdita di peso gravitazionale della scala colorometrica dell’anima del linguaggio quando quest’ultimo si slava a riempire spazi vuoti.
Che poi io con i colori ci so fare e se me ne dai solo uno da gestire allora siamo a cavallo.
A cavallo di un onda grigia che scende. Esperimento da farsi.
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