LezioneDiChitarra

"Cosa fai dalla mattina alla sera?" "Mi subisco."
martedì, 18 luglio 2006
Senza

Ho l’odore della tua pelle più intima tra le dita.

 

Ho un dolore messo di sbieco tra l’anima e i polmoni.

Un asta ad indicare una direzione da deserto. Una stella che scompare dietro alle nuvole.

Poi più nulla, allora guido male, infilo la linea tratteggiata del cuore. Qualcuno mi suona un insulto che si perde tra i venti gradi dell’aria condizionata e i cinquanta dell’asfalto. E’ il tuo odore a riempire lo spazio, ad offuscarmi la vista. Il desiderio fa male se arriva troppo in là. Se si dimentica da dove è partito. Se dimentica il particolare: il taglio degli occhi, una risata, quella maglietta, il tono della voce. Se perde il particolare, perde la direzione, si fa notte, una notte senza stelle, nella quale vaghi. Quando il desiderio diventa mondo, quando diventa anarchia, quando dimentica anche di avere origini plebee, se non peggio, medioborghesi.

Quando perde il profilo.

Sai com’è un desiderio senza profilo? Ad un desiderio così non si possono fare ritratti. E come te lo ricordi quando poi ci vuoi ripensare? Quando ti ritrovi sola e frughi l’istante perché ti faccia chiudere gli occhi e rivivere? Se cerchi un desiderio così non lo ritrovi più, non ritrovi più le sue origini, è figlio di nessuno. E’ come la vita che c’è e ti chiedi come faccia a esserci, sì polmoni-cuore-proteine-metabolismo-sinapsi ma poi? Cos’è questa cosa che scorre, che c’è tutta intorno a noi, cos’è questa energia? Che se manca questa, ti resta solo di fissare la trave sopra al salotto e studiare metri, corda, il silenzio prima e dopo. Che se manca questa energia…allora.

E se mi resta solo il tuo odore tra le dita, ricomincia il walzer dell’incompiuto. Mi resta uno scia di vita che prima o poi svanisce. Posso non lavarmi le mani, aspettare fino a domani prendendomene cura per tutta la notte, cercare di non soffiarci sopra il mio alito, inspirando tutto quello che posso, finché posso. Poi domani mi sveglierò, il tuo odore non ci sarà più perso nell’attimo in cui il corpo ha ceduto al sonno, annuserò il cuscino, il lenzuolo, maledirò l’aria e farò fatica perché dovrò ricostruire i tuoi occhi, quella maglietta, la tua risata senza arrivare a quell’onda di luce abbagliante capace di azzittire il tempo, di fermare le teorie, di tornare all’origine che è caos senza condizioni.   

 

 


Vissuto da Etranger alle 18:34 - /post/8719677/Senza - senso, istanti - commenti (10)

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