

Jan Saudek - Two Faces of Miroslava, 1974
All’ebjc ci sono diversi tizi che dicono di amarmi.
C’è quello che ha un paio di figli, una moglie, un mutuo e qualche sogno tecnologico da comprare a rate. C’è un altro tizio che mi ama ma non fino a quel punto e se non lo chiamo per più di due settimane allora forse ama qualcun'altra . Poi c’è un tipo bizzarro che mi ama perché dice che non so bene cosa sia l’amore, io. Allora per lui è facile: ama me che non so amare ed allora anche se mi ama part time che differenza fa, tanto io non so cosa sia l’amore full time, così ha finito col far diventare le ore che vive qui all’ebjc, l’unità fisica con la quale misura l’amore.
Poi c’è un intellettuale che mi ama assai: tutto fronzoli di parole, sventagliate d’orgoglio fine, afrori di complicità, occhiate traverse. Sta lì. Seduto, ipotizzando un mondo dove la fisicità dimentichi l’umido orgasmo per appropriarsi dell’orgasmo in potenza.
Da qualche tempo c’è pure un tipo che dice di amarmi e di volermi sposare a patto che io la smetta con questa vita e che abbracci i principi sani ed adulti della spesa fatta al sabato mattina, dei silenziosi sorrisi domenicali mentre il ragù borbotta sul fuoco e lui mi legge le cronache del quotidiano fresco di stampa.
Ma il mio preferito è quello che mi ama da dietro la pesante tenda dell’entrata. E’ timido. Mi osserva. Non mi ha mai parlato. Non ci crede mica che io possa interessarmi a lui, no, non ci crede.
Quando lo guardo, si nasconde. Quando mi avvicino, sale le scale e chi lo vede più. Una volta mi aspettò dall’altra parte della strada dopo la chiusura. Un’ombra che sparì velocemente dietro l’angolo della notte. Ne sentivo la tensione però e fu bello quanto un valzer di intenzioni.
Poi ci sono quelli che mi hanno amata fisicamente e che di me portano addosso l’odore o uno slip nel vano portaoggetti dell’auto. Un rondò di fantasmi, una scia di sentimenti vischiosa e lenta che vaga da un tavolo all’altro rimpallandosi memorie lontane che hanno abbondantemente superato la data di scadenza. Eppure continuano in coro a dirmi “Sei nata per…”.
Per loro il mio nome è “Meraviglia”. Hanno rassegnato le dimissioni, hanno smesso di voler capire.
C a t e g o r i e
a l t r oE t r a M a i l
etranger04@libero.itA m m i c c a M e n t i
C o m M e n t i
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