LezioneDiChitarra

"Cosa fai dalla mattina alla sera?" "Mi subisco."
giovedì, 13 ottobre 2005
Leggere attentamente le avvertenze

                                                                                                                                                                    Opera di Sergio Scalet

Ti sembrerò sparita.
Non è così in realtà.
Sto covando decisioni e ne sto subendo di non dette.
Talvolta rimescolare la pozione magica e terribile della vita, ci rende più soli.
Qualcuno direbbe che è arrivato il momento di mettersi in un angolo per leccarsi le ferite.
Un angolo dove, possibilmente, non arrivi il profumo primaverile della rinascita né l’alito gelido dell’inverno che paralizza.
Una cuccia, una tana.
Un angolo d’inferno, sospeso, dove, leccarsi di dosso il dolore, sia concesso. Un luogo che rimanga fuori dal cono rovente della lente d’ingrandimento del giudizio. (Forse l’ennesimo escamotage con se stessi esercitato con la forza della furbizia cognitiva sulle proprie viltà.)

Sono una piccola donna, in questi momenti.
Evito che si arrivi a me e per farlo creo palloncini di vuoto tra me e la gente. Stent dell’anima per far fluire le cose senza opporvi resistenza. Faccio credere che sono d’accordo, che così va bene, non formulo concetti, opinioni, decisioni. Lascio fare.
Insetti pronti a depositare uova. Creo in me il DDT.
In questo modo la gente non focalizza l’attenzione su di me, mi scansa come si scansa ciò che non ha utilità o che non può recare danno. E’ un opera minuziosa, attenta e patologica (lo ammetto) tutta rivolta alla difesa delle scorte d’energia, per non dissiparmi, non svanire inutilmente nel fiato dell’umanità.
Evito accuratamente di farmi incantare dall’illusione sinuosa che ci si possa lasciare andare a qualcuno, che ci si possa concedere.
E’ una maledizione che porto dentro quella di non riuscire a parlare con chi amo. Un marchio che mi è stato stampato dentro nell’infanzia.
L’infanzia è l’unico momento della vita di una persona che mi faccia venire un groppo alla gola.
Traccio un grosso cerchio con il gesso bianco intorno ad essa, come ad evidenziare la scena di un crimine. Una sagoma di gesso segnata sull’asfalto. Non è mai arrivata la pioggia adatta a cancellarla.
Quello che cerco di fare da una vita, è riuscire a scendere in strada con un secchio d’acqua ed uno straccio per inginocchiarmi e raschiarla via, eliminandola finalmente dalle mie notti e dalle mie solitudini.

Il problema è che non riesco a spegnere il cervello. Ho perso le istruzioni.



Vissuto da Etranger alle 11:45 - /post/5989561/Leggere+attentamente+le+avvert - origine, rhumandcicuta - commenti (10)

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