

Credi veramente che io abbia talento? Non mi ci riconosco nelle persone di talento forse perché le stimo troppo, perché in loro vedo un’essenza che va oltre la normale capacità di cogliere e rappresentare il visibile e l’invisibile pur rimanendo in equilibrio. Chi ha talento ne aderisce completamente. Io mi ci accosto appoggiandovi la fronte ma ho già il piede rivolto verso la via di fuga. Come se entrarvi completamente mi svuotasse. Non scrivo da molti giorni e faccio fatica anche ad elaborare questa sottospecie di risposta. Lascio lampeggiare il cursore sul video, in attesa.
Chi ha talento avverte l’urgenza, il bisogno di appagarsi attraverso l’opera. Io no. Io mi lascio risucchiare da mille cose pratiche, scarnifico tutto e tutto mi lascia scarnificata. Qualche volta penso che non mi batta nemmeno più il cuore in petto. Chiedimi cosa farò da grande? Non lo so. I-o-n-o-n-l-o-s-o Chiedimi chi sono? Non lo so. Chiedimi cosa voglio, ora? Non lo so.
In passato ho scritto veri e propri manifesti dell’essere secondo Etra, ora con quelle stesse pagine, mi ci pulirei il culo, tranne poi correre, qualche secondo dopo, sotto al lavandino per recuperare il salvabile perché lì, imbrattata tra il bianco e l’inchiostro, ci sono io. Una pallina impazzita che non sa, proprio non sa, quale sarà il prossimo muro contro il quale rimbalzerà.
Dai, buttiamola lì una verità, di quelle verità che hanno perso l’infanzia: io bluffo con me stessa. E’ una lama sottile che mi passo sull’anima per vedere se trovo un pertugio dimenticato aperto da madre natura. Se lo troverò mi ci infilzerò per ammettere a me stessa che bluffo e che è ora che esca da questo involucro incolore che mi tengo avvolto intorno. Se riuscissi a squarciarlo non so come andrebbe a finire. Forse, semplicemente, comincerei a vivere la vita che non so di voler vivere. Forse mi ritroverei ad avere una di quelle personalità borderline difficilmente recuperabili e sinceramente temo questo. I miei sogni me ne parlano spesso. Vedo cose. Parlo con persone. Tiro fuori il peggio di me durante la notte. Forse è il momento nel quale rendo visibile ciò che tento di rendermi invisibile.
Non cerco l’approvazione della gente semmai io temo la gente: sia quella che dice d’amarti che quella che ti sputa addosso. La gente non sa che farsene della tua fragilità, ti tocca tenertela, custodirla e se ti riesce magari anche nasconderla. Se esco, se uscirò dovrò provare a darla in pasto a tutti e non so se ne ho voglia. Perché se dovessi mostrarmi “tutta” dovrei mostrare la mia piccola anima di bambina. Quella bambina che non mi ha mai abbandonata e che si porta dentro una delicatezza che ha la trasparenza del cristallo finissimo ma già sbrecciato.
Poi, accade che qualche volta la nostra “vita interiore” trova un orecchio pronto ad ascoltarne il suono. Come se questo qualcuno si fosse bagnato il polpastrello e passandolo sulla circolarità di certi incontri, rimanesse ad ascoltarne il suono magico. Ci si riconosce e a me tanto basta.
Rimango precariamente integra ma non vigile a me stessa.
C a t e g o r i e
a l t r oE t r a M a i l
etranger04@libero.itA m m i c c a M e n t i
C o m M e n t i
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