
I tavoli fermi, congelati ai bordi della pedana.
Bicchieri come birilli verdi, traslucidi, abbandonati da una mano stanca sul bancone impolverato.
Il postino ha infilato mesi di posta sotto la porta. Ci cammino sopra, sposto con la punta della scarpa una busta arancione, l’austero plico di un’ingiunzione di pagamento, il volantino pubblicitario del bar all’angolo, sorrido perché mio è arrivata voce che abbia già chiuso. Carta, tanta, appiccicata e sporca.
Sollevo la tenda pesantemente rossa dell’entrata e premo gli interruttori nel quadro delle luci, solo una o due, quella che punta sulla pedana e quella che illumina la cassa.
L’ultima volta che sono stata qui dentro in realtà ne stavo uscendo per strisciare da qualche parte, maleodorante di rhum e comunque troppo stanca per qualsiasi vaccata sentimentalistica. Anche ora che sono qui, nuovamente qui, penso che non mi è mancato questo posto, non ci ho proprio pensato al fumo, ai bicchieri, ai clienti, alla musica, a quelle troiette piene di profumo che amavano tanto le mie mani viziate.
Penso solo che riaprirò, che chiamerò Clarice sempre che sia ancora viva.
Accendo una sigaretta, mi avvicino allo stereo e infilo il primo cd che trovo. Eric Clapton, "Crossroads".
Musica. L’ascolto tutta. Poi, quando il pezzo finisce, faccio anche io il verso del pubblico in delirio, ringrazio a gran voce "Clapton", applauso, ancora un urletto, applauso. Spengo la sigaretta mi verso da bere e vado a sedere al mio tavolo quello in fondo al locale.
Questa notte l´Ebjc suona per me.
C a t e g o r i e
a l t r oE t r a M a i l
etranger04@libero.itA m m i c c a M e n t i
C o m M e n t i
Desdemonaacida in e parliamone...S g u a r d i su di M e
*loading*C o n t i n u a...
oggiL i n k a m i
Bloggoteka