
Eppure lo senti.
Lo senti che in questo momento non sono nulla. Tu sai come palparmi l’anima, non serve che ti spieghi come fare, quanta pressione usare, dove conficcare i polpastrelli. Sono vuota. Non c’è più polpa.
Sai cos’è? E’ che non amo più. Allora butto in vacca tutto. Anche te insieme a me. Ho dimenticato il valore delle cose. E’ vero sono diventata banale, scontata, normale.
Ti deludo? Pensa solo a quanto ho deluso me stessa.
Mi sono persa. Fine dei giochi. Uso la verità maldestramente perché la verità senza cinismo, nel mio modo di vedere le cose, è solo un arma impropria messa in mano ad una stolta.
Lascio cadaveri al mio passaggio. Non che me ne compiaccia, anzi compiacermene sarebbe già qualcosa. Sarebbe quel guizzo sano dell’anima che mi dice che ancora esisto nella vecchia e sublime accezione del verbo che mi apparteneva.
Ciò che “uccido” non ha un grado di importanza, una scala di valori: sei tu, mio padre, un estraneo, il fruttivendolo, me stessa. Sta tutto lì, sullo stesso piano. Non ci sono salite o discese da affrontare prima di agire, nessuna difficoltà o facilità. Non mi batte il cuore mentre dico o faccio le cose. Non cerco di distruggere per poi ricostruire qualcosa di utile e solido, non mi rendo nemmeno conto di distruggere. Pensa te!
E mi chiedi di avere garbo? Magari! Non so più nemmeno dove stia di casa la cortesia, il tatto, quel sublime vezzo che è la mezza bugia per non ferire, per temporeggiare, per sorridere.
Non c’è più nulla qui dentro. Non mi sto confrontando con te, sono solo un cursore che lampeggia su una pagina virtuale aspettando di strapparmi di dosso ancora una giustificazione.
Non sono più nemmeno stanca.

Alle quattro del mattino per Clarice non è facile ricordare il colore dei ciliegi in fiore. Ai primi di marzo risulta proprio impossibile. Si confonde sempre tra il bianco e il rosa.
A casa di Clarice non mancano le travi.
Di notte poi riesce a parlare con Dio, seduta sul letto parla con Dio. Gli chiede se ci può pensare Lui, almeno questa volta, che ci pensi Lui, che trovi un modo elegante però. Lei non lo è, elegante intendo, mai stata e quindi vorrebbe almeno che in questo ci pensasse Lui, Lui l’essere supremo e trasparente che di notte le si siede affianco e le borbotta nel cervello che così non può farcela. Che ha perso, che doveva pensarci prima, che non ha i coglioni, che non ha colto le occasioni.
Questa notte poi ci si è seduto proprio sopra, le ha messo il culo in faccia e le ha fatto sentire che odore ha la merda di Dio. Allora Clarice ha cercato le pastiglie nel comodino ma non le ha trovate. Non le aveva, non le aveva mai avute. Nemmeno quelle.
Come quell’albero fiorito al di là della strada che ha voluto sbocciare anche se non era il momento, non ha capito che era in atto un bluff tutto intorno a lui. Ci ha creduto ed è sbocciato.
Fregato.
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a l t r oE t r a M a i l
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