

Le parole non dette dove le trovo ora per raccontartele.
Ci siamo spiegati tante volte il valore di un affetto eppure come può essere mutevole anche questo sentimento che di suo ha la prerogativa di essere muto, caldo e costante.
Gli abbiamo dato anche qualche scossone potente fatto di un paio di addii poco convinti. Soprattutto tu hai pensato di potertene andare veramente, voltare pagina, lasciarmi al mio destino, alle mie decisioni. Ma il tempo ha confermato che non era possibile. Io no, io mi lasciavo teneramente andare al silenzio quando cercavo di allontanarti, nessuna lettera chiusa nei baci, nessun rispetto sottolineato. Solo silenzio.
Ora ci sono parole nuove ma pensiamo che tutto sia già stato fatto. Una sorta di vivace melanconia che ci portiamo addosso. Però non smettere, non smettere mai di chiamarmi quando sei in viaggio, quando stanco ti appoggerai sulle fresche lenzuola della tua prossima camera d’hotel. Non smettere mai di raccontarmi chi sei, di farmi sentire i sospiri, le pause e le rincorse della tua voce. Non smettere mai di parlarmi del prima, dei sogni, del dopo, delle rinunce, dei tranquillanti, delle sigarette dimezzate, di un compleanno, di un libro. Non smettere.
Se avessi avuto più coraggio avrei tirato fuori quelle parole quando potevano essere dette e forse ora passerei a prenderti per uscire a cena, per portarti a casa, per amarti teneramente come non ho mai fatto.
C a t e g o r i e
a l t r oE t r a M a i l
etranger04@libero.itA m m i c c a M e n t i
C o m M e n t i
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