LezioneDiChitarra

"Cosa fai dalla mattina alla sera?" "Mi subisco."
martedì, 31 gennaio 2006
Etra

P1010221

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto di mio padre


Vissuto da Etranger alle 13:45 - /post/7022459/Etra - origine - commenti (11)
giovedì, 26 gennaio 2006

Ti guardo messo così, di spalle, seduto sul bordo del letto con la testa tra le mani.
Ma sì, facciamo che la vita resti così, che non ci si ricordi più quanto desiderio c’era.
Se smettesse di nevicare forse sarebbe più facile, meno candido. Dovremmo togliere il colore a questo fermo immagine come in una vecchia foto dalla grana grossa e dal retrogusto d’antan.
Stai andando via da me in un silenzio che rimbomba. Non riesco nemmeno ad allungarmi verso di te, soffio fuori il fumo con forza e fisso la finestra oltre la tua sagoma che rimane immobile.
Non siamo più malati, è come se l’amore ci avesse guarito dalla spontanea illusione di credere che saremmo passati indenni attraverso questa storia.
Il tuo telefono si illumina senza suonare, ne seguo il cicaleccio verde con la coda dell’occhio.
-Vai - penso – alzati, esci di qui, vattene, rispondi, torna a casa da lei. -
E’ un tempo scaduto quello che tratteniamo tra queste lenzuola. Mi sono venduta i giorni con te per pagare il conto in anticipo. Ti ho riscattato come ad un banco dei pegni. Non c’è nulla da dire, non mi giustifico, non ti trattengo, aspettavo questo momento come farebbe l’eroina del più dozzinale dei film, tacendo, dura e risoluta.
Spengo la sigaretta.
Poi succede qualcosa, qualcosa che non è previsto nel copione di un addio. Vai verso l’armadio, ti alzi sulle punte dei piedi e sfili una grossa coperta di lana dall’alto dell’ultimo ripiano.
Te la butti sulle spalle avvolgendoti completamente. Hai il volto stravolto. Non ti ho mai visto così. Vieni verso di me, mi fai uscire da sotto le lenzuola e raccogli il piumone che era scivolato sul pavimento, prima quando non serviva, quando era di troppo tra me e te. Mi ci copri facendomi scomparire dietro alle pieghe soffici della stoffa imbottita. Non vedo più nulla e un nodo in gola mi fa tremare perché tutto vorrei ora tranne che questo fosse un addio. Qualcosa si rompe in me
Mi sento sollevare, mi prendi in braccio, sento che faticosamente riesci ad aprire la finestra.
- che fai? Che stai facendo? Perché ora? Perché mi fai questo? – dovrei chiedertelo ma taccio.
Ti siedi sulla poltroncina in vimini che ho dimenticato fuori sul terrazzo. Io tra le tue braccia, raggomitolata, ora ricordo perché con te è iniziata questa storia.
Frughi piano nella coperta e fai riemergere il mio viso. Siamo sotto la neve a piedi nudi, le tue labbra sono già violacee. Non una sola parola. C’è un silenzio assoluto.
Come facciamo ora? Rimaniamo qui? Perché non mi proponi di morire così tra le tue braccia, così, morire piano io e te. Perché non mi dici che possiamo farcela, che domani andrà meglio?
Mi fai male così. Un male incontenibile, assurdo. Non doveva essere questo il finale, che fine è quella nella quale la neve si confonde ai sussulti del freddo e delle lacrime sul tuo viso.
Che fine è per un amore che non è mai amore?


Vissuto da Etranger alle 20:02 - /post/6974717 - senso, istanti - commenti (9)
mercoledì, 18 gennaio 2006
TWO OR MORE

Jan Saudek - Two Faces of Miroslava, 1974

All’ebjc ci sono diversi tizi che dicono di amarmi.
C’è quello che ha un paio di figli, una moglie, un mutuo e qualche sogno tecnologico da comprare a rate. C’è un altro tizio che mi ama ma non fino a quel punto e se non lo chiamo per più di due settimane allora forse ama qualcun'altra . Poi c’è un tipo bizzarro che mi ama perché dice che non so bene cosa sia l’amore, io. Allora per lui è facile: ama me che non so amare ed allora anche se mi ama part time che differenza fa, tanto io non so cosa sia l’amore full time, così ha finito col far diventare le ore che vive qui all’ebjc, l’unità fisica con la quale misura l’amore.
Poi c’è un intellettuale che mi ama assai: tutto fronzoli di parole, sventagliate d’orgoglio fine, afrori di complicità, occhiate traverse. Sta lì. Seduto, ipotizzando un mondo dove la fisicità dimentichi l’umido orgasmo per appropriarsi dell’orgasmo in potenza.
Da qualche tempo c’è pure un tipo che dice di amarmi e di volermi sposare a patto che io la smetta con questa vita e che abbracci i principi sani ed adulti della spesa fatta al sabato mattina, dei silenziosi sorrisi domenicali mentre il ragù borbotta sul fuoco e lui mi legge le cronache del quotidiano fresco di stampa.
Ma il mio preferito è quello che mi ama da dietro la pesante tenda dell’entrata. E’ timido. Mi osserva. Non mi ha mai parlato. Non ci crede mica che io possa interessarmi a lui, no, non ci crede.
Quando lo guardo, si nasconde. Quando mi avvicino, sale le scale e chi lo vede più. Una volta mi aspettò dall’altra parte della strada dopo la chiusura. Un’ombra che sparì velocemente dietro l’angolo della notte. Ne sentivo la tensione però e fu bello quanto un valzer di intenzioni.
Poi ci sono quelli che mi hanno amata fisicamente e che di me portano addosso l’odore o uno slip nel vano portaoggetti dell’auto. Un rondò di fantasmi, una scia di sentimenti vischiosa e lenta che vaga da un tavolo all’altro rimpallandosi memorie lontane che hanno abbondantemente superato la data di scadenza. Eppure continuano in coro a dirmi “Sei nata per…”.
Per loro il mio nome è “Meraviglia”. Hanno rassegnato le dimissioni, hanno smesso di voler capire.



Vissuto da Etranger alle 18:42 - /post/6892722/TWO+OR+MORE - e b j c - commenti (27)
venerdì, 13 gennaio 2006
COSA STAI CERCANDO NEL MIO ARCHIVIO?

 Ti svegli presto al mattino...poi più nulla per tutta la giornata...solo ieri...verso l'ora di pranzo...poi nulla...

Va avanti così da qualche tempo....

 

 

 


Vissuto da Etranger alle 13:22 - /post/6841790/COSA+STAI+CERCANDO+NEL+MIO+ARC - senso - commenti (7)
domenica, 08 gennaio 2006
L'arcano maggiore

Esiste l’impossibilità assoluta di sottrarsi ad un odore.

Se la vita vi dà l’occasione di sperimentare questo genere di perversione siatene tanto felici quanto scontenti perché siete sull’orlo di una patologia psichiatrica: l’ossessione.

L’ossessione mi appartiene come forma di desiderio, ha quel retrogusto che non termina mai, che non scema dopo l’appagamento dei sensi, forse proprio perché essendo la forma di desiderio circolare per eccellenza non ha inizio nè fine.
L’odore è inconsistenza, travalica la bellezza fisica e il suo alterarsi negli anni, è nell’aria che uno respira, in quel metro quadro che ci divide dall’altro. L’odore è la carta più arcana che l’amore mette in campo per divinizzarsi. A quel punto a nulla vale la ragione, il buon senso, l’amor proprio, la coerenza, la temperanza: siamo trafitti da un raggio di luna, ammaliati e dannati, inconsapevoli burattini.


Vissuto da Etranger alle 19:46 - /post/6794251/L%27arcano+maggiore - senso, istanti - commenti (7)

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