LezioneDiChitarra

"Cosa fai dalla mattina alla sera?" "Mi subisco."
domenica, 25 dicembre 2005
I consigli di Etra

Il natale è una merda.
Non fidatevi mai di nessuno fatta eccezione per la mamma, il babbo e forse uno o due amici, se ci riuscite.
Per il resto questa è la regola: fidatevi solo di voi stessi.
Se volete darla via datela solo perché vi va ma non sperate nell’amore della vostra vita, non esiste.
Se volete scopare invece qualche figliola, fatelo ma siate chiari, assurdamente chiari e cinici, l’amore non c’entra: è solo un cazzo dentro ad una bella passera con qualche movimento di bacino per qualche minuto, nulla di più.

Si può credere che il natale abbia ancora qualche valenza solo se lo si può passere al fianco di un bimbo, altrimenti scrollatevi l’uccello, tirate la canna del cesso ed andate a dormire prima della mezzanotte.

Il fatto è che io un uccello da scrollare non ce l’ho e ho finito pure il tavor.


Vissuto da Etranger alle 01:40 - /post/6673837/I+consigli+di+Etra - rhumandcicuta - commenti (19)
venerdì, 23 dicembre 2005
Sfericità Natalizie


Jan Saudek




Buone Feste.

Vissuto da Etranger alle 20:14 - /post/6663425/Sfericit%C3%A0+Natalizie - origine - commenti (2)
martedì, 13 dicembre 2005
piani inclinati

È più di un mese che il locale è chiuso.
Ricordo ancora la faccia che fece Clarice quando le dissi che la sera successiva non avremmo riaperto. Mi guardò fissa negli occhi pronta a ritrovarvi quell’espressione cinica che ho quando la prendo in giro. Non la trovò, non quella sera.

- Hai una nuova ruga, Etra.
- Dici?
- Ieri sera non c’era. E’ lì, in mezzo alla fronte

Allungò la mano e mi prese dalle mani il bicchiere vuoto riponendolo nel lavello.
Sentii l’acqua dello sciacquone scorrere e dopo qualche istante il piccolo indiano passò dietro le mie spalle, salutò me e Clarice con un cenno cocciuto e cortese della testa, si alzò il bavero ed uscì.

- Che farai ora?
- Quando?
- Ora che qui sarà chiuso..
- Aspetterò.
- Non so Clarice se me la sento..
- Di fare che, Etra?
- Di chiederti di aspettare. Non lo so.
- Passerà. Ora vado.
- Perché non mi chiedi mai niente?
- Non serve a nulla chiederti le cose, Etra. Quando vorrai, torneremo.
- E per l’affitto come farai?
- Bè, ho qualcosa messo da parte e poi non mi preoccuperei per me, Etra.
- No, certo…no

E ora che è notte e che mi ritrovo qui, davanti alla porta chiusa dell’Ebjc con la luce rossa dell’insegna ad illuminarmi la vernice nera delle scarpe, mi stringo nelle spalle. E’ tutto quello che so fare.
E’ una notte bastarda, di quelle notti bifolche che si spengono all’alba sotto ad una suola frugata. Se sapessi dove andare c’andrei. Invece me ne resto qui a fumare l’ennesima sigaretta ascoltando il vociare lontano e ridente di una coppia infreddolita. Aspetto che il freddo mi entri dentro alle ossa, che mi impedisca di stringere le dita intorno all’ultima boccata di fumo. Canticchio un motivo ma anche quello dopo un po’ mi muore in gola. Si ferma tutto lì, ultimamente. Le fantasie, le parole, le voglie, l’energia. Appoggiata al muro guardo le mie gambe e la gonna troppo corta. Un eresia di stoffa a coprire mutandine troppo striminzite. Potrei vendere questo mio nulla se qualcuno si fermasse a contrattarlo, ora. Alzo quella striscia di velluto nero, su fino alla pancia, non mi chiedo cosa sto facendo, lo faccio e basta. Sollevo appena il bordo delle mutandine e ci guardo dentro. Io e lei siamo compagne di bevute, di notti a scopare, di lingue da sentire, di dita da fermare. Mi viene da ridere nell’unico modo sconclusionato ed osceno che conosco quando arrivo in fondo ad una bottiglia di rhum. Riabbasso tutto, mi sistemo bene, lisciando con il palmo piatto della mano tutte le piegoline di stoffa.
Camminare in linea retta è il mio unico proposito. L’unico che mi pongo fino alla fermata dei taxi, se ne trovo uno disposto a rimetterci la tappezzeria nel percorso da qui fino a casa mia. Anche Parigi non mi aiuta questa notte. Mi fa paura. E’ troppo grande e troppo piena di cose, di vite, di gente, di gemiti e di pugni.
Mi schiaccia tra l’asfalto umido e un cielo che intuisco nero. Un semaforo, giù dalla discesa, perché penso che la strada sia in discesa ora, il passo aumenta, non riesco a mantenere il ritmo, come se qualcuno mi spingesse da dietro, un semaforo lampeggia incazzato tutta la luce gialla che ha da sputare fuori. Non riesco a fissarlo, chiudo gli occhi ma sbaglio. Sbaglio a credere che la mia testa reggerà la cecità per più di un batter di ciglia.
Sono a terra. Lunga distesa.
E penso a Clarice che mi disse “Aspetterò”…ma che vuoi aspettare Clarice? Cosa? Di leggermi nella cronaca di un giornale? Sto andando giù Clarice. Giù. Percorro queste strade di notte e le percorro così, strisciando. Ma sai quanto dovrei strisciare per poter suonare al tuo campanello e dirti – smettila di aspettare -.
E’ difficile capire le donne come me quando se ne vanno via per leccarsi ferite invisibili.

E’ un mondo adulto, ed io sto sbagliando da professionista…..

Mi ci vuole tempo, cazzo, tempo….anche solo per rimettermi in piedi.



Vissuto da Etranger alle 23:05 - /post/6572875/piani+inclinati - e b j c - commenti (17)
domenica, 11 dicembre 2005
Boogie

"Due note e il ritornello era già nella pelle di quei due

il corpo di lei madava vampate africane, lui sembrava un coccodrillo…

i saxes spingevano a fondo come ciclisti gregari in fuga

e la canzone andava avanti sempre più affondata nell’aria…

quei due continuavano, da lei saliva afrore di coloniali

che giungevano a lui come da una di quelle drogherie di una volta

che tenevano la porta aperta davanti alla primavera…

qualcuno nei paraggi cominciava a starnutire,

il vantilatore ronzava immenso dal soffitto esausto,

i saxes, ipnotizzati… dai movimenti di lei si spandevano

rumori di gomma e di vernice, da lui di cuoio…

le luci saettavano sul volto pechinese della cassiera

che fumava al mentolo, altri starnutivano senza malizia

e la canzone andava elegante, l’orchestra era partita, decollava…

i musicisti, un tutt’uno col soffitto e il pavimento,

solo il batterista nell’ombra guardava con sguardi cattivi…

quei due danzavano bravi, una nuova cassiera sostituiva la prima,

questa qui aveva gli occhi da lupa e masticava caramelle alascane,

quella musica continuava, era una canzone che diceva e non diceva,

l’orchestra si dondolava come un palmizio davanti a un mare venerato…

quei due sapevano a memoria dove volevano arrivare…

un quinto personaggio esitò

prima di starnutire,

poi si rifugiò nel nulla…

era un mondo adulto,

si sbagliava da professionisti... "

 

 Paolo Conte


Vissuto da Etranger alle 23:56 - /post/6552600/Boogie - e b j c - commenti (6)
venerdì, 09 dicembre 2005
Ieri

Sembra quasi impossibile respirare. Assolutamente vietato parlare.
Accartocciamo questa giornata intorno ad un tavolo mangiando ed alzando il bicchiere. Vino rosso che va giù veloce. Non comunichiamo se non per incomprensioni. Scatti di nervosismo.
Poi a seguire 4 bicchieri di rhum a testa, uno-due-tre-quattro. Paghiamo il conto, fuori Milano con il bavero alzato. Milano non è New York e un po’ ci sta male a non avere il diavolo che soffia da sotto in una giornata che fa un cazzo di freddo.
Fumiamo. Metti in moto e guidi alla solita maniera stronza. Fai una strada che non ricordo di aver mai fatto, poi giri l’angolo ed è sempre la stessa strada invece a portarci a casa.
Infili la chiave nella toppa gelida del cancello e questo si apre. La macchina grande e lussuosa sfila via sotto al peso dei palazzi grigi. Ti dico che quando saremo in casa ti farò un pompino. Non un sorriso, sai che sono seria. Mi rispondi va bene.

Sento l’acqua scorrere nel bagno mentre seduta sul divano conosco i tuoi gesti: ti stai lavando il cazzo e so già che quando poi lo prenderò in bocca il sapore dolce del rhum si mescolerà con quello del sapone. Guardo i quadri, i divani, la tua scrivania, i libri-libri-libri ovunque. Ripenso all’ultimo sguardo che mi hai appoggiato addosso mentre uscivamo dal ristorante. Sono roba conosciuta io. Il cameriere mi ha infilato il cappotto –arrivederci signora-, mi hai aperto la porta e sono uscita . Ho avuto l’impressione che lì dentro non ci torneremo più, non insieme almeno.

Torni di qua. Nudo. Vieni a riscuotere la promessa che ti ho fatto. Mentre ti siedi sul divano affianco a me, allargo la scollatura della camicetta e tiro fuori il seno in modo che si appoggi sul pizzo rigiro del reggiseno. Mi metto in ginocchio sul divano, afferro le mie tette con entrambi le mani e te le dò da succhiare. Sai cos’è la vita,vero? Qualche volta è questo: due tette da succhiare mentre una mano ti afferra il cazzo. Non sento la tua lingua. Mi dici qualcosa, qualcosa che sa di puttana o forse amore. Scivolo giù piano, tra le tue gambe aperte e mi riempio la bocca di carne calda. Ci sputo sopra. Mi lasci fare. Mi lasci sempre fare quando ho il tuo uccello da governare. Non mi dici mai quello che vorresti io facessi. Mi lasci fare. Ti arrendi.

Sappiamo perfettamente cosa stiamo facendo qui, su questo divano, in un pomeriggio d’inverno. Cerchiamo di allontanarci da un dolore nell’unico modo atroce con il quale ci si può dimenticare l’ingiustizia di alcune uscite di scena. Perché se qualcuno ci chiedesse come vorremmo uscire di scena noi due, risponderemmo -facendo un pompino- o -facendomi fare un pompino-. E’ un gesto bislacco e corrotto, un saluto perverso e diabolico, l’ultimo saluto al ricordo di un amico.
Fino a ieri c’era, fino a ieri mattina aveva un sorriso, un cuore, una casa, una donna, un figlio, fino a ieri mattina aveva 35 anni, fino a ieri c’era.
Mi senti pensare e ti si ammoscia il cazzo. Chiudiamo gli occhi tutti e due, come a voler ricacciare indietro la realtà. Affondo la bocca nel tuo pelo, l’odore di sapone mi risveglia, rimette ordine. Il sangue ti scorre dentro ancora, con più forza questa volta. Sento che così va bene, così ti piace, così puoi andare fino in fondo ai prossimi 10 minuti di piacere. Ti sollevi un po’ e mi baci. Come sono distanti i tuoi baci. Come siamo lontani oggi dal capire.
Poi ancora qualcosa mi distrae, forse il rosso scuro di questa moquette che non ti decidi mai a cambiare. Alzo la testa mi avvicino alla tua bocca e faccio colare un grumo di saliva calda sulle tue labbra. Restiamo a guardarne lo scendere vischioso dalla mia bocca alla tua.
Ricordo quella volta che lessi una tua lettera scritta ad un’altra e quel tuo struggerti nel ricordo di averla scopata su questa moquette. Mi viene da ridere e torno a succhiarti l’uccello.

Morire a 35 anni per strada. Che cazzo di morte è? Che cazzo di notizie sono da darsi al telefono? Quel tono di voce che già sai che tra un secondo ti spezzerà le gambe. Un treno che ti arriva addosso. Una mano che ti si conficca nelle carni a rovistare tra gli organi per trovare il cuore e poi strappartelo.


Ti sento leggero, ora. Ora non pensi e sono felice di esserci riuscita. Lo sento, stai per venire. Ti guardo negli occhi. Stringo forte la tua mano e rimango ad ascoltarti mentre butti fuori un urlo muto.
Domani ti aspetta una giornata terribile, io non verrò con te. Pensa a questo domani. Pensa a questo.


Vissuto da Etranger alle 15:07 - /post/6531389/Ieri - - commenti (9)
mercoledì, 07 dicembre 2005
MasterPieces (9)

Capolavoro n°10


Autore: Malacarne


Titolo: Regina noctis





Vissuto da Etranger alle 18:12 - /post/6515455/MasterPieces+%289%29 - e b j c, masterpieces - commenti
domenica, 04 dicembre 2005
rappresentazioni

Mi rendo conto che fuggo da te quando non trovo corrispondenza con ciò che conosco. Ti sfioro.

Evito di entrare nel tuo campo visivo perché anche quello è chiedere troppo al mio linguaggio. Se ti ci potessi portare dentro al mio linguaggio muto, allora forse potrei sostenere infinite sfide con i tuoi occhi. Potrei mostrarti la frase perfetta, il verbo magistrale, la metafora arabeggiante, un ghirigori d’oro, il ripostiglio segreto delle frasi celate e mai pronunciate, le montagne di pagine mai scritte, il bianco del non vissuto e fiumi di inchiostro incolore. Ti mostrerei i luoghi delle controversie tra me e me, le parole libere di essere perché mai contraddette, quelle del pianto e del sogno, quelle inventate e quelle imparate. Ma lì dentro non ti ci posso portare. Lì dentro non esistono registratori per poter fermare per sempre l’attimo, il pensiero, l’illuminazione. Dopo la forte emozione tutto si dissolve come polvere. Mi rimane solo il piano lustro delle frasi fatte. Vetrina sempre ben addobbata. So che con te devo scartarle repentinamente anche se mi offrirebbero un modo condiviso e universalmente condivisibile per spiegare ciò che vivo dentro. Una chiave di lettura da dare agli uomini che scorre facilmente nella toppa del discorso quotidiano, un lubrificante da infilare nelle conversazioni. Ma questo vorrebbe dire semplicemente sottovalutarci come parlante e come ascoltatore. Vorrebbe dire passarti davanti agli occhi un pendolo di parole da far dondolare tra un pensiero e l’altro per farli addormentare vicendevolmente fino a rallentarne il moto, fino alla stasi. Rischierei di consumare le parole, di usurarle, di compattarle con l’oggetto a cui si riferiscono. Ti de-finirei, conficcandoti dentro l’angolo ristretto di una lingua conosciuta e prevedibile. Allora preferisco non parlarti, preferisco costruire l’emozione prima, metterla in scena, applaudirla o fischiarla. Contorcermi. Sembra masochistico eppure è il solo modo che conosco per preparami a te. Gioco con le parole e con il loro stupefacente potere ambiguo. Sembrano solo parole ma sono vita. Forse semplicemente rifuggo fino a quando è possibile dal momento in cui ti offrirò ancora una volta i miei polsi per legarli un po’ più stretti a quello che sei, un altro giro intorno alla tua esistenza, perché nel momento in cui ti parlo io scopro di dover ricominciare tutto da capo.

Non sono mai abbastanza. Non sei mai abbastanza.


Vissuto da Etranger alle 19:09 - /post/6484810/rappresentazioni - origine, a l t r o - commenti (4)

C a t e g o r i e

a l t r o
cattiva bambina
cazzeggiamenti
e b j c
hardblog
hotel
hotphone
il grande bluff
istanti
loop
masterpieces
origine
rhumandcicuta
senso

E t r a M a i l

etranger04@libero.it

A m m i c c a M e n t i


--- Epilepsy-Now ---
AlifBay
AlmostBlue
Animadigomma
BattitoZero
Celine...e tanto basta!
Desdemona Acida
EnnioVeruziis
Exegi Monumentum
independence
L'ho lasciata ;-)
La Mauvaise Reputation
La Strega
lacasalingaGeniale
Malacarne
MalediMiele
MySecretGarden
Odissea
OMDA
QuestiAmanti
Rasojo
Recidiva
Smettila di Toccarti la Luna
Verdad
Waiting Embrione

C o m M e n t i

utente anonimo in 'O pparlà nfaccia
utente anonimo in e parliamone...

S g u a r d i su di M e

*loading*

C o n t i n u a...

oggi
giugno 2008
maggio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004

L i n k a m i




Feed XML offerto da BlogItalia.it Blogarama - The Blog Directory Bloggoteka




1