LezioneDiChitarra

"Cosa fai dalla mattina alla sera?" "Mi subisco."
giovedì, 24 novembre 2005
L'orologio

 

Paul Grant Cutright

Poi, ad un certo punto nella penombra, è silenzio.
Silenzio vero. Quel genere di silenzio che dilata, che non ha peso, che ha la consistenza dell’aria vuota di suoni. Sospende il tempo e i corpi. Aiuta a sentirsi più leggeri mentre da uno si diventa due o da due si diventa uno, moltiplicandosi.
Ancora un attimo, il tempo di intuire senza sforzo che siamo sulla stessa lunghezza d’onda, che ascoltiamo lo stesso silenzio che ci stiamo movendo con lo stesso spirito. Lo guardo negli occhi incontro il suo sguardo, non lo lascio. Non cerchiamo di deviarne l’intensità, non esiste quella pungolante sensazione di pudore che solitamente ti fa fare altro, muoverti, reclinare la testa, gemere, rompere in qualche modo la magia per ritornare ad essere in se, vigili al sesso. Non ci molliamo, ci guardiamo e finalmente il silenzio si rompe senza far rumore, senza spostarci senza infrangere.
Tictac…tictac…vuoto che si riempie come gocce soffici sulla neve…l’orologio appeso al muro segna i secondi…ma non fa il suo dovere, non ci ricorda il tempo che scorre.. fa solo ….tictac …entra in noi quel suono, so che lo sente anche lui….tictac….abbiamo la stessa energia che scorre nello sguardo, la stessa sospensione, lo stesso petto che si solleva sotto al fremere di un respiro pesante….tictac…tictac…poi una macchina passa…lì fuori..passa e se ne va…..non disturba, non contorce…resistiamo…tictac…poi un suono liquido la sua mano su di me…tictac…nel mio essere completamente bagnata per lui…e la sua mano a prenderla con il palmo aperto, piano, delicatamente…tictac…i pantaloni calati, il termosifone che riscalda le mie spalle, in piedi, nemmeno la sensazione di una vertigine a ricordarmi che ho due gambe sulle quali stare in piedi, non escludo il mondo, no, implode in me, vivo. Tictac…nemmeno una parola…poi le sue dita si irrigidiscono ed entrano con un solo gesto verso l’alto e si fermano, sento la lana del maglione fare attrito contro il termosifone, genera un suono di tamponamento, lo avvertiamo tutti e due senza espressione, lo ascoltiamo, ascoltiamo il mio corpo sfregarsi violentemente contro il ferro caldo e scendere leggermente sotto al peso del piacere, non un gemito, parla l’aria e le cose per noi. Tic..tac..tictac…e lo accarezzo…la mia mano colma del suo cazzo….ci guardiamo sempre …abbiamo perso le parole.. il senso del linguaggio.. interpretiamo un emozione senza filtrarla…lo accarezzo…ha la pelle soffice a ricoprire vene dure…lo accarezzo così piano che la sua mano fa lo stesso…tic……..tac…..così, allungo, così…piano….i miei liquidi sulla sua mano…generano il primo suono…gli occhi non si separano…non abbiamo più una immagine distinta di noi…impercettibilmente…tic….i nostri visi…tac…si avvicinano mentre…tic….i nostri occhi si socchiudono….perdiamo la facoltà di ascoltare…..le ..nostre…labbra si sfiorano…infinitamente ….dopo tutto…ora posso sentire il suono del mio cuore e del suo..bumbum...perchè il cuore ha un suono trasparente.

 



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giovedì, 24 novembre 2005
Skyline

Pablo Rincòn - Argentina

"stanotte mi stavi sotto la pelle...proprio sotto, in ogni parte del corpo...ho avuto la sensazione di un calore procurato e non auto generato... ti ho desiderata, mi sono addormentato desiderando il tuo corpo, mi sono svegliato nella stessa condizione emotiva... ho mantenuto la promessa non perchè fosse una promessa ma perchè il mio corpo mi ha chiesto una tregua. Una bellissima tregua. "

 


 

 


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martedì, 22 novembre 2005
El sexo en tiempos prehispanicos

 

 


Vissuto da Etranger alle 18:13 - /post/6367972/El+sexo+en+tiempos+prehispanic - cattiva bambina - commenti (6)
venerdì, 18 novembre 2005
Signorina...Lunedì mi aspetto la consegna.

Oggi tutti i miei collaboratori si sono presentati in azienda così....

Avranno avvertito nel loro boss un qualche accenno di nervosismo?

 


Vissuto da Etranger alle 10:51 - /post/6327761/Signorina...Luned%C3%AC+mi+aspetto - rhumandcicuta - commenti (7)
giovedì, 17 novembre 2005
L'aperitivo
Qualche volta però una vorrebbe tornare a casa e non trovarla vuota. Vorrebbe tornare a casa dopo 12 ore 12 di lavoro e farsi una bella scopata. Sì, una bella scopata di quelle senza tanti fronzoli e ciccipicci e amore e coccole. Una scopata liberatoria, detossinante, un po’ antiradicali liberi, anticaduta libera, rassodante, anticellulitica, un po’ porca, un po’ leggera, un po’ che quando una è in macchina sulla strada di ritorno dall’ufficio, prende in mano il cellulare chiama il suo bel maschione e gli dice preparati perché mo arrivo e ti rovino e magari lui si fa già trovare con il cazzo duro. Sono soddisfazioni! Insomma, io devo consegnare una cazzo di campionatura ad una sessantina di rappresentanti di una grande azienda e lo devo fare per lunedì, peccato però che il macchinario che mi serve per fare sta campionatura non funzioni ( e attenzione! È tornato oggi dal service che avrebbe dovuto ripararlo…’sti figli di puttana) allora ditemi voi se una non ha il sacrosanto diritto (per togliersi dalla testa almeno per un’ora il lavoro) dicevo il sacrosanto diritto di farsi una bella scopata.

Invece no! No! Tutto si riduce a prepararsi un bel aperitivo forte, a trangugiarlo con avidità, a prepararsene quindi un altro subito dopo, accendersi l’ennesima sigaretta e a pensare ad un modo per rimediare. Rimediare? Rimediare? Vediamo…mmmm…magari lo chiamo e con la voce calda e suadente facciamo un love talking telefonico…mmm naaa….è ad un aperitivo, di quelli seri eh?! Un aperitivo milanese è roba seria. Non scherziamo.



Allora procedo con un sontuoso fai-da-te. No, nemmeno quello va bene. Sono troppo tesa per gingillarmi.



Vabbè, ho capito! Vada per la telenovela!



Che sa da fa pe campà.



Ps. Chiosa nr.2 : che tristezza! Madonna bona che tristezza!


Vissuto da Etranger alle 20:41 - /post/6323563/L%27aperitivo - - commenti (8)
giovedì, 17 novembre 2005
Comunicazione di servizio molto charmant

..... SONO ASSOLUTAMENTE NELLA M.E.R.D.A.

punto.

 

 

 


Vissuto da Etranger alle 19:29 - /post/6322801/Comunicazione+di+servizio+molt - - commenti (1)
giovedì, 17 novembre 2005
Senza titolo

Viktor Ivanovski

Quando si dice "Ha la faccia come il culo"....

 

 


Vissuto da Etranger alle 10:50 - /post/6317402/Senza+titolo - cazzeggiamenti - commenti (2)
martedì, 15 novembre 2005
Frammenti di un discorso amoroso in Concerto numero 2 per piano ed orchestra

 

Per troppo tempo non ho aperto la casella di posta.
Di mezzo la vita.
Accedo.
Tutto cancellato.
Capisci? Questo mondo che trattiene nella sua rete anche le più piccole emozioni, poi, all’improvviso slabbra le sue maglie e libera tutto.
Dove sono andati a finire i nostri byte? Dove sono ora le nostre parole? Ti ricordi quel crescendo musicale di emozioni?
Quella sera, te la ricordi?

La sera nella quale constatammo che un’ora, una manciata di minuti, talvolta vale più di 10 anni messi in fila. Più di una vita passata sui libri a cercare un successo, più di 100 sere passate sotto casa di lei ad aspettare che scenda, più di mille preparativi per far rientrare tutto nella cornice dorata di un giorno con il velo bianco e una marcia nuziale, scarpe che fanno male, invitati che brindano, foto da vetrina, per poi sprecare con la stessa persona fiumi di parole cercando di spiegarle chi si è e cosa si sognava di avere.
Una manciata di minuti bastano quando ci si riconosce tra milioni di persone.
Come potevo non cedere a tanta bellezza. Come potevo non cedere ad una traduzione così intima delle mie emozioni. Le ho conservate gelosamente per tutto questo tempo. Fino ad oggi quando un meccanismo prestabilito ha deciso anche per me che non avrei più potuto rintracciarle se non nella mia testa. Ricordo ancora quando mi scrivesti “Ora vado…ho bisogno di uscire di qui per vedere se sono ancora capace di fare quel movimento che si chiama respirare” e quella giornata si concluse così: con le vene gonfie di felicità.

E’ una magia che ora manca alla mia vita.

 


Vissuto da Etranger alle 14:06 - /post/6298446/Frammenti+di+un+discorso+amoro - a l t r o, il grande bluff - commenti (11)
lunedì, 07 novembre 2005
Che ne sai...
Vedi, mia cara cicciabella, la cosa è ancora più grave perché tu non ti sei posta minimamente il problema di cosa stavi maneggiando, l’importante per te era indossare emozioni e panoveggiarti come fanno le bambine davanti allo specchio con il vestito buono della mamma.
Anzi, peggio, molto peggio. In un gesto come quello di una bimba con l’abito della mamma che si alza in punta di piedi per cercare solo un attimo, solo nella sua fantasia, di arrivare ad essere bella come colei che l’ha messa al mondo, c’è tale e tanta dolcezza, c’è talmente tanto amore che tu nemmeno sai dove stia di casa.

Tu non saprai mai cosa vuol dire DOMARE UN TEMPORALE, tu non saprai mai cosa vuol dire alzare le mani al cielo ed essere assolutamente certa che quella nuvola lì, quella grossa e gonfia che si fa spazio tra le altre, più grande, più fiera, più infuriata di tutte è tua, ti appartiene e si muoverà ancora un po’ più in là per fronteggiare quell’altra parte del cielo che le ha dichiarato guerra. Io, la sovrana, io colei che le governa, io la mano che muove le pedine di un cielo con il coltello tra i denti. Che ne sai tu di una paura abbagliante che squarcia un cielo fanciullo fatto di gocce a catenelle su trecce che schiaffeggiano. Che ne sai di un vento che fa la voce grossa per farsi sentire, per destare sospetto, che si intrufola, che scombina, che va fermato con una frustata di saetta. Che ne sai tu di come fanno male le punte dei piedi quando sembra che il tuo reame si rivolti, quando sembra che sia pronto ad imbizzarrirsi ingigantendosi, serpeggiandoti tra le dita, vociferando la rivolta, la rivoluzione, che ne sai di un temporale pronto a metterti alla ghigliottina.

Tu non saprai mai cosa significa portare sulla pelle un ricordo, un grumo di parole, quei suoni che mi si sono aggrovigliati intorno all’anima per soffocarla, da prima, come a volerle togliere la luce, l’aria, la vita. Parole da curare poi, da disinfettare perché non emanino il lezzo putrido di un dubbio che si deposita e marcisce, la pazienza, sperando che come una ferita si richiudessero, che cicatrizzassero, che smettessero di avere un significato compiuto. Che ne sai di quante combinazioni, quante ore di scarabeo ho giocato con quelle poche sillabe uscite una sola volta dalla bocca di un uomo distrattamente innamorato. Esiste un luogo dove sono custodite, faccio fatica anche io a guardarvi dentro, eppure sono lì. Una bacheca delle intenzioni. Un ampolla che se la giri e la rigiri, guardandole con l’unico sguardo innocente che all’amore va concesso, quello che nasce da un gesto di fede, forse fa sciogliere il suo contenuto per trasformarlo in sangue. Il sangue che pulsò nelle nostre vene quando credevamo che fosse possibile…semplicemente possibile amarci.

Che ne sai tu di una notte da fumare, da storcere su strade buie con l’unica luce di due fari a dirti che una boccata di vita si tira e poi si sputa. Se la metti in parole però fa meno male e nella nebbia all’angolo della bocca che ti si avviluppa intorno all’occhio, senti quel caldo dolce della vita che passa e non torna. Che ne sai di 300 km e di 5 anni di vita? Che ne sai di un egoismo adulto e severo.

Che ne sai di un istante che tracima, che spacca, che ti pianta il muro sulla schiena a disegnare graffiti di piacere da spazzolare via con manate di sorrisi, che ti ruba il fiato, che perde peso sotto alla gonna leggera alzata fino al mento, di dita che tracciano teoremi sulla pelle forzando elastici di pizzo, strappando calze che reggono un erotismo assoluto.

Che ne sai di due occhi da turbante, di un’assenza, di una verità sussurrata, di occhi che ti leggo di notte, stanchi, delusi, amareggiati, stuprati dalla vita. Che ne sai di un pugno di fragilità che si incontrano.
Non si battono in piazza, non si vendono come schiave. Tu non sai che mentre il migliore dei tuoi offerenti alzava la posta per aggiudicarsi quell’emozione, le corde si stavano allentando sotto ad un lavorio continuo di unghie che grattavano una verità. Ma tu, della verità di una vita che si cerca di condividere, che ne sai?

Che ne sai di un immagine, di una foto compagna di parole. Che ne sai di un cornicione, dell’aria gelida, dell’equilibrio che non perdi. Che ne sai di una madre fanciulla che ti stringe la mano fermandoti il cuore. Di un tramonto che tarda a sedersi sul giorno. Di una luce che si spegne sull’indifferenza degli uomini. Di uno sciamare di sigarette che illuminano le notti nei corridoi mentre un pigiama bucato si struscia dannatamente cercando di abbattere la sensazione di aver posseduto un tempo, un nome, una casa, un figlio, una famiglia.

Che ne sai, tu, delle piccole cose quando hai perso anche quelle? Che ne sai?






Vissuto da Etranger alle 22:44 - /post/6226575/Che+ne+sai... - - commenti (15)
lunedì, 07 novembre 2005
Regina del NULLA

http://www.carlopulcini.com/images/studenti/stronza.htm

In questo momento cara Regina di Sta Ciolla non so se ridere o prendere a pugni il video sperando che si trasformi nel tuo musetto da copiaincolla. Cristo Santo! Ok la frasetta copiata, la citazione ma questo è plagio bello e buono. Ora sono troppo stanca ed incazzata per risponderti ma Dio ti salvi dalla mia rabbia perché così incazzata, tu, mia bella Regina di Sta Ciolla, non mi ci hai mai letta. La mia vendetta sarà spietata, crudele e totale ed inizia da questa notte. Ti sei permessa di usare come tuoi racconti che non dovevi nemmeno sfiorare con lo sguardo. Tu piccala merda di internet hai usato il mio cuore, le mie parole, le mie emozioni (foto comprese) per imbrattare le tue paginette. Ma come ti sei permessa? Come ti permetti di indossare i miei panni? Come?


• L’angelo Vendicatore: non e' con le chiacchere che uscirai da questa merda
• ReginadiStaCiolla: Voglio solo ….quanto ci dispiace che le cose siano andate a puttane tra noi e la signora Etra, noi ci siamo messi in questo affare con le migliori intenzioni, davvero..
• L’angelo Vendicatore: (sparando al ragazzo sdraiato sul divano) oh, scusami, ho spezzato la tua concentrazione..non volevo farlo.. per favore, continua..dicevi qualcosa a proposito.. delle migliori intenzioni..
• L’angelo Vendicatore: ma che ti prende.. avevi finito?.. interessante, ma non mi hai convinto, sai?..Di' un po', Etra che aspetto ha?
• ReginadiStaCiolla: Cosa?
• L’angelo Vendicatore: (rivoltando il tavolo) da che paese vieni?
• ReginadiStaCiolla: cosa?
• L’angelo Vendicatore: cosa e' un paese che non ho mai sentito nominare.. li' parlano la mia lingua?..
• ReginadiStaCiolla: cosa?
• L’angelo Vendicatore: la mia lingua,figlia di puttana, tu la sai parlare?
• ReginadiStaCiolla: siii siii
• L’angelo Vendicatore: allora capisci quello che dico..
• ReginadiStaCiolla: siiii si si

• L’angelo Vendicatore: descrivimi percio' Etra, che aspetto ha ?
• ReginadiStaCiolla: cosa?
• L’angelo Vendicatore: di cosa un altra volta, di cosa un altra volta, ti sfido, 2 volte, ti sfido, figlia di puttana, di cosa un altra maledettissima volta
• ReginadiStaCiolla: e' nera...
• L’angelo Vendicatore: vai avanti
• ReginadiStaCiolla: e' senza capelli..
• L’angelo Vendicatore: secondo te sembra una puttana?
• ReginadiStaCiolla: cosa?
• L’angelo Vendicatore: (facendo fuoco sulla spalla della ragazza) Secondo te...lei...ha l'aspetto d'una puttana?
• ReginadiStaCiolla: nooooo
• L’angelo Vendicatore: perche' allora hai cercato di fotterla come una puttana
• ReginadiStaCiolla: non l'ho fatto..

• L’angelo Vendicatore: si tu l'hai fatto...si tu l'hai fatto, ReginadiStaCiolla, hai cercato di fotterla, ma a Etra non piace farsi fottere da anima viva tranne che dal suo uomo... leggi la Bibbia ReginadiStaCiolla?
• ReginadiStaCiolla: si
• L’angelo Vendicatore: e allora ascolta questo passo che conosco a memoria, e' perfetto per l'occasione: Ezechiele 25:17...Il cammino dell'uomo timorato e' minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carita' e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre perché egli e' in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno, su coloro che proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome e' quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te...(seguono molteplici molteplici colpi di pistola)

 


Vissuto da Etranger alle 00:33 - /post/6216871/Regina+del+NULLA - cattiva bambina, cazzeggiamenti, il grande bluff, rhumandcicuta - commenti (25)

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