LezioneDiChitarra

"Cosa fai dalla mattina alla sera?" "Mi subisco."
venerdì, 25 febbraio 2005
CARON DEMONIO

Cosa dovrei fare io in una notte come questa? Dimmelo tu perché io non so come gestirla. Mi ritrovo qui a pensare che tutto quello che vorrei è averti. Ma non ci sei. Non ci sarai mai. Incarto tutto questo desiderio in carta riciclata e lo butto nella differenziata? Faccio così? No, non faccio così. Scelgo di scrivere. Scelgo di inchiodarlo con le parole, di puntellarlo, di tenerlo un po’ fermo. Rimango a guardare la tastiera mentre mi sfrego i polpastrelli e cerco di capire come tramutare in parole ciò che sento. Ma, cazzo, come si fa? Come si fa a dire in parole ciò che il corpo dice con gli umori, con il sangue che pulsa? Prima mentre ti pensavo ero seduta sulla tazza del water e facevo pipì. Sono rimasta così per qualche minuto anche quando ormai avevo finito. Ho aperto lentamente le gambe e c’ho guardato dentro. Ho visto che sui peli del pube era rimasto un po’ di umore bianco e l’ho raccolto con le dita. Ho chiuso gli occhi, ho avvicinato la mano al naso e ho inspirato. Lo sai vero che non ero già più io, lo sai, vero? La lingua ha raccolto quell’umore bianco e lattiginoso e lentamente lo ha appoggiato al palato così come avresti fatto tu, così come avrei fatto io con te.

Potrei scriverti per tutta la notte raccontandoti che il sapore di quell’umore vaginale non sapeva di me ma di te. Perché quello che c’è tra me e te è un patto scritto con questo desiderio che ci scorre dentro. Noi, noi…siamo dannati. Dannati dentro. Marci fino al midollo. Abbiamo capito che da qualche parte al mondo esiste un altro noi e la nostra dannazione intima, segreta si è moltiplicata per due. Non ho mai creduto che il contrario di uno fosse due. La matematica non funziona in questo campo. Forse verremo condannati alle fiamme eterne e un po’ già lo siamo qui, su questa terra. Ma non mi interessa, non m’importa di bruciare all’inferno. Che mi traghetti pure Caronte! Caronte mi è sempre stato simpatico, è l’unico canto che conosco a memoria.

Che urli pure “anime prave….” Gli urlerò in faccia “Sììììì, dimmelo ancora!”.

Voglio marcire in tutto questo perché in tutto questo ci sei tu.


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giovedì, 24 febbraio 2005
Mano Minore
 

Perché il rito è solitudine.

Non prescinde dal distaccarsi dal mondo.

Ingoia la dissimulazione facendone un valore e sul visibile pone un segno interrogativo.

Eccentrico.

Baluginante.

Correre via dalla minuziosa fila dei pensieri governanti. Ordine sparso.

Mi cullo nella nenia di ciò che mi aspetto, accada.

Disperdersi sulla linea tratteggiata del Tropico del Cancro tastandola con la mano minore perché questo movimento pagano è un rito che richiede una concentrazione, leggera.


Vissuto da Etranger alle 11:08 - /post/4146931/Mano+Minore - senso - commenti (37)
lunedì, 21 febbraio 2005
ATAME!!
 

Ma cos’è tutta sta smania di farsi legare ad un letto, ad un palo, alla trave che sovrasta il tetto del salotto. Ossignur divino! Mi sono fatta un giro fuori dalla mia cerchia di blog linkati e mi sono ritrovata in un guazzabuglio di cime, funi, cavi, fili peggio che essere finita dentro al cestino delle lane di mia nonna!

Ho l’impressione che la donna voglia essere sì, complice e quindi assolutamente consenziente nel gioco erotico con il suo uomo ma che contemporaneamente voglia in qualche modo regredire, mettere un punto al suo essere femmina. Le fotografie che vedo pubblicate e i testi a chiosa sono latenti richieste di un dominio che si vuole ripristinare in seno alla virilità maschile. Come dire – Basta! Fermami! Sono la preda che si fa prendere e legare perché non ne posso più di scappare- legami, perché così potrò sentire ancora chi è l’uomo e chi è la donna. Ma la cosa che mi lascia veramente perplessa è ritrovare questo genere di post in blog di ragazze giovanissime. Così giovani eppure già così stanche di sentirsi femmine? Non che una di 35-40 anni arrivi a farsi legare perché stanca di sentirsi femmina ma a 20 anni, cristo santo, nessuno e ripeto nessuno mi avrebbe legata a qualsivoglia aggeggio. Oh, no! Avevo troppe cose da fare con queste mani, questa bocca e questo corpo per far sapere al mio uomo che lo desideravo e che lui già così mi possedeva. Poi, sì, è arrivato anche il “gioco erotico” dell’essere legata al letto ma come calambour sul desiderio. Come arte sopraffina. Come nuova espressione del desiderio che genera desiderio.

Insomma il sesso può essere meraviglioso anche se “basicamente perverso”.

Mi sembra che oggi le giovani donne si stanchino presto del sesso che fanno e arrivino presto a sputare la lista dell’ ABC dell’espressione del corpo per un altro corpo. Passano dalla posizione del missionario, allo smorza candela passando per un po’ di boundage sentendosi molto slave e poco master per poi capovolgere il tutto lasciando lui appeso per 24 ore.

Non ascoltano il loro corpo e la loro mente. Non ascoltano l’uomo.

Vogliono tutto, subito. Sono finite nel calderone di quel genere di sesso che ti fa provare di tutto senza in realtà assaporare nulla. Borbottano desideri come  spiluccherebbero pop corn guardando un film che le annoia.


Vissuto da Etranger alle 18:28 - /post/4124563/ATAME%21%21 - il grande bluff - commenti (53)
lunedì, 21 febbraio 2005
Vite

 

Balthus e Celine


Vissuto da Etranger alle 17:38 - /post/4124031/Vite - origine - commenti
venerdì, 18 febbraio 2005

 
Vissuto da Etranger alle 08:40 - /post/4097181 - cazzeggiamenti - commenti (29)
mercoledì, 16 febbraio 2005
Giro Giro Tondo....

 

Non c’è un cazzo da fare, la conosce già la fine che farà. E’ nei geni della sua famiglia. Non si sfugge dalla mappa cromosomica del destino.

La vede, lo vive ogni giorno il declinarsi dolce della stessa solitudine che fu di suo nonno, di sua nonna e di suo padre.

Forse quella volta che la ricoverarono in manicomio non fu solo per tenerla sotto osservazione, forse loro già sapevano, vedevano in lei il germe occulto del suo domani.

Le viene da ridere se pensa ai suoi 16 anni e alla convinzione che aveva di avere il mondo in tasca.

Stronzate!

Per troppo tempo le si è chiesto di mettersi alla prova e per troppo tempo si è messa in gioco. Ora non ne ha più voglia. E’ stanca in modo irrimediabile.

È stanca di essere lei. Si può? Sì, si può smettere di amarsi. Che se ne fa del suo elitario sentire, dei suoi alambicchi di passione, del suo cervello? Che se ne fa se questo è il risultato? Ha perso l’ironia, la gioia. Cazzo, spaccava il mondo, lei, SPACCAVA IL MONDO! Ora cerca solo la strada più breve per frantumarsi in fretta. E’ una maledizione che viene da lontano. Suono tribale.

Vorrebbe essere come tante donne che conosce. Vorrebbe essere semplice. Vorrebbe starsene lì inebetita dalla vita. Vorrebbe essere meno culturalmente stronza. Respira a bocconi il tempo che la separa dal giorno che verrà, perché verrà quel giorno nel quale si ridurrà in polvere. Se solo riuscisse a dannarsi in fretta: che ne so? Drogarsi, diventare alcolizzata, puttana.

Vorrebbe toccare il fondo velocemente perché è questo andare giù per lente ed ampie spirali che la fa impazzire. È troppo fragile per tutte queste cazzate e troppo vigliacca per spiccare il volo dal cornicione. Ma poi se una arriva lì infondo, lì sotto, lì a raschiare il fondo, se si lancia nel vuoto non lo trova. Sotto trova ancora e solo terra.

 

Allora è meglio starsene sdraiate sul letto con la fica all’aria ad aspettare che arrivi il momento di infilarsi la gonna per andare in ufficio e timbrare il cartellino mentre il capo ti guarda il culo e si sistema l’uccello.

Un’altra evoluzione compiuta.

Casca il mondo, casca la terra, Tutti giù ……per terra!

 

 

 


Vissuto da Etranger alle 11:39 - /post/4081255/Giro+Giro+Tondo.... - cattiva bambina - commenti (25)
martedì, 15 febbraio 2005
Cervello.....

 ......partito! vado a casa!

Spero solo che Dio fulmini quelle due coppie di non so dove che hanno deciso di trascorrere il loro capodanno violentando due bambine di 8 e 10 anni. Che l'uomo, Dio, il diavolo, l'universo non abbia pietà di loro! E alla madre che le ha prestate per questo "gioco" veramente non so che dire se non che spero tu muoia nelle più atroci sofferenze.

Scusatemi. Un semplice post per non dover vomitare sempre da sola.


Vissuto da Etranger alle 18:38 - /post/4076519/Cervello..... - rhumandcicuta - commenti (10)
lunedì, 14 febbraio 2005
La Revancha del Tango

Colpo di tacco.

Le mani tra le cosce.

Sfregano l’una contro l’altra. Fa freddo seduta qui lungo le sponde del Rio della Plata ad aspettare che arrivi.

Colpo di tacco.

Sprofondo nella sciarpa. Sento il mio fiato caldo.

Balleremo un tango, lo sai? Ho indossato le scarpe giuste e quel vestitino rosso che ti piace tanto.

Colpo di tacco.

Ricordi? Ti ricordi il nostro primo ballo? Tornerò ad essere la tua seguidora anche qui, in questo parco.

Colpo di tacco.

Un piccione si scansa, poi passa attraverso le mie gambe appena divaricate. Volavamo anche noi. Media luna di corpi.

Colpo di tacco.

Lo so, sono stata sleale non ti avevo detto che il mio corpo ha un odore così buono e concentrarsi poi su un cortè è difficile. Ti gira la testa.

Colpo di tacco.

“Il tango è un pensiero triste che si balla.” E’ la sfida che ti ho lanciato a resistermi. Un gesto brutale immobilizzato dalla passione.

Colpo di tacco.

Mi alzo. Sei qui. Afferro la gonna. Il tuo braccio a cingermi la vita. Resisti ancora una volta. Balliamo e mentre balliamo impariamo a ballare. Nello spazio di una musica la nostra storia. Poi, domani, te ne andrai.

Colpo di tacco.

La mia rivincita.

 


Vissuto da Etranger alle 14:16 - /post/4064711/La+Revancha+del+Tango - senso - commenti (19)
giovedì, 10 febbraio 2005
Senza stella

 

Vortice di pensieri, allucinato paradiso delle parole, meandro nero della potenza della mente, Gottfried Benn ci è passato e ci ha regalato “Cervelli”.

Se solo potessi aspirare a tanto e tale risultato nel descrivere il mondo del desiderio allora forse tutto questo avrebbe senso. Scarnifico una pulsione quando mi accingo a metterla in parole eppure la mia lama non è mai sufficientemente lunga, non arrivo mai veramente a vederne il rosso bruno.

Rimango a tamburellarmi le meningi seguendo la tribale musica di un rito Maori che mi scorre nelle vene. Cerco la primordiale stella. De-Sidera.

Ricerca. Attesa infinita, dannazione etimologica dello spirito.

Decadente parossismo.

BumBum!


Vissuto da Etranger alle 15:26 - /post/4035580/Senza+stella - origine - commenti (33)
mercoledì, 09 febbraio 2005
MasterPieces (4)

Capolavoro n°6

Autorice: Amaramente.

Titolo: Istanti Tremabondi si inseguono

Un assoluto Esercizio di Stile...... Queneau ne sarebbe fiero.

Complimenti!


Vissuto da Etranger alle 16:30 - /post/4027770/MasterPieces+%284%29 - masterpieces - commenti (3)
martedì, 08 febbraio 2005
Se non ci sei

 

Ti ho lasciato imprecando contro la tecnologia che ti da questa illusione di vicinanza, una specie di ologramma iperreale che sparisce ineluttabilmente spingendo...off. Contro un destino o un dio beffardo che ti pone vicino, stretto, la tua voce a un millimetro dal mio orecchio e così dannatamente lontana, irraggiungibile.

Quella voce appena sussurrata, mista a respiro, intrisa di fiato, posso quasi toccare le labbra quando moduli una parola, quando emetti un gemito.

Non è il tuo corpo che fa scaturire in me l'eccitazione, è la tua voce, la lingua che si muove in bocca, le tue dita che immagino avvicinarsi muovendo l’aria, la tua mano su di lui, il tuo viso che si contrae, un odore che posso immaginare e che si mescola completamente al mio. Questo, mi da un'eccitazione devastante, e quella voce, vicina, calda, che ti fa immaginare accanto a me.
Doccia....voglio un getto caldo addosso, qualcosa che venga da fuori, qualcosa in cui possa riconoscere te, qualcosa che mi tocchi, ti ho lasciato con il punto rosso dolente, dolore capisci?...un unico desiderio: donartela, come un tributo ad una dio potente, dedicartela. Regalarti il suo calore, fartelo partecipe, passartela sul tuo corpo quasi a segnarlo, fartela sentire, vedere, mirarla come uno scrigno d’oro tra le tue mani. Che sublime immagine le tu dita che la stringono, la resistenza circolare che ti offro. Non so più se è il mio odore o il tuo, se sono le mie dita o le tue...l'acqua che mi massaggia il collo...una tua proiezione...le tue dita sulle labbra. Questa l'immagine più prepotentemente eccitante che evoco per darmi piacere. Non c'è resistenza,qui,alcuna...non ha senso...voglio solo scoppiare...letteralmente...esplodere quando i miei muscoli si contraggono spargendo un diluvio di fluidi sulle mie gambe, tutti quelli prepotenti pian piano accumulati...su ogni tua parola. Voglio scoppiare, scompormi in molecole indistinte, con una sola garanzia, che non si ricompongano senza che ci sia tu, dopo. Che non esista, se non ci sei...


Vissuto da Etranger alle 17:38 - /post/4019298/Se+non+ci+sei - hotphone - commenti (21)
domenica, 06 febbraio 2005
Clarice. (Omaggio a Bukowsky)

Ieri sera all’Etranger Boulevard Jazz Club me ne stavo seduta al mio tavolo. Quello nell’angolo infondo al locale. Io e la donna grassa e unta si parlava di quell’anno passato a New York, delle notti interminabili e della sera in cui la conobbi.

Di lei si poteva dire tutto: che era grassa, unta, volgare e anche un po’ svampita ma di certo non si poteva dire che non fosse stata una gran bella donna. Certo erano passati gli anni e su di lei erano passati impietosamente.
Se la si guardava negli occhi però si riconosceva ancora quella luce viva, quella sorta di potenza innata che l’aveva fatta ancheggiare su tacchi troppo alti e che l’aveva portata ad essere una delle donne più desiderabili e desiderate di tutta Manhattan.

Conobbi Clarice nell’anno che passai a New York. Un anno strambo, un viaggio dal quale non ero tornata essendomi trovata subito invischiata in uno strano giro di jazz, locali e spacciatori.
New York mi aveva catturata, risucchiata nelle sue notti.

Clarice serviva al banco del Village Vanguardie Club al numero 178 7th Avenue al Greenwich Village. Erano gli anni 60, Johnson era da poco presidente, Malcom X era ancora tra i vivi e dal lontano Vietnam arrivano notizie di morte. Chi viveva di notte e frequentava certe “devianze” socioculturali, lì dentro, al Vanguarde, il tempio del jazz, ci finiva per forza. Era l’epoca del free jazz lanciato da Coleman qualche tempo prima, era il tempo di suonare vedendoci dentro anche una certa rabbia politicizzata.

La prima volta che la vidi non potevo credere ai miei occhi.

Bionda, alta, con due seni debordanti, ammiccante, spregiudicata, provocante e soprattutto allungata sul bancone, stava baciando Coltrane.

Non era tanto per Trane, lui suonava lì regolarmente quando non era in giro per gli States con Elvin, Tyner e Jimmy sulla loro station. Era anche una di quelle serate “speciali” durate le quali si registrava dal vivo.

Insomma mi giro verso il bancone e vedo la bionda che bacia Trane. Il fatto è che la sera prima era venuto a letto con me, quel figlio di puttana. Rimango impalata a guardarli fino a quando si accorgono del mio sguardo. Coltrane beve d’un fiato il suo whisky, mi fa un mezzo sorriso e se ne va in pedana. Io non rispondo, rimango impalata a guardare la bionda che a quel punto mi guarda storto e mi fa un gesto con la testa come a farmi intendere – E allora? Che c’hai da guardare?-

Mi riprendo e vado a sedermi al tavolo. Sulla pedana intanto si è radunato il quartetto. Mi giro nuovamente verso il banco ma non vedo più la donna. La cerco con lo sguardo tra la gente, ma niente.

- Stai cercando me? – una voce all’improvviso da dietro le spalle. Mi giro di scatto e incrocio il suo sguardo dall’alto

- Che vuoi che ti porti, moretta? –

- Ehm..un rhum.. . rhum...ma...ma ascolta, bella, tu...tu conosci Trane?-

- Nessuna moretta mi chiama “bella”, capito moretta? Io ti porto il rhum, tu lo bevi, ascolti quello che devi ascoltare e porti presto il tuo culo fuori da qui…ok?-

- Oh….era solo una domanda…..visto che ci spartiamo lo stesso uomo –

- Moretta…ascoltami bene…se non vuoi che ti inchiodi il culo…vedi di portarlo via di qui nel più breve tempo possibile, mi sono spiegata o devo passare alla traduzione simultanea? –

- Bella, ma tu hai capito o no che ci scopiamo lo stesso uomo? Cristo, voi bionde siete solo piene di …di…biondo dentro al cervello… –

Coltane e gli altri iniziarono a suonare.

- Ok, ora rimarrò qui con te, tu mi racconterai del neo che John ha sulla chiappa destra, poi mi racconterai di quanto ce l’ha duro e grosso da bravo negrone e ….cristo santo….di quanto è capace di scoparti….io ti ascolterò, capirò che, sì, è vero, ieri sera ti sei scopata il nostro bel sassofonista e a quel punto sarò talmente tanto incazzata che ti dovrò spaccare quel bel musetto da cagna…o sbaglio? –
- No, non sbagli è proprio così…ieri sera mi ha fatto morire! – non venitemi a chiedere perché le ho risposto così. Erano gli anni della contestazione. Tanto basta.

Coltrane dà il via all’assolo, improvvisa su ciò che dovrebbe essere noto e io mi sento sollevare da due braccia che invece mi sono notissime e che non improvviseranno con me, oh, no signori. Mi suoneranno con particolare cura.

Volai oltre il tendone rosso dell’entrata. Atterrai male, proprio male, tanto male che mi ruppi una costola e svenni. Dopo qualche ora mi sentii scuotere da uno o due calci alla schiena, aprii faticosamente gli occhi gonfi e riuscii a vedere la donna bionda china su di me.

- Mi chiamo Clarice. Scusa per prima ma …sì…insomma…sei stata proprio stronza –
- Ah, io sono stata stronza??? Io? –
- Ricominci? –
- No no…per carità tienitelo…..-
- Come stai? –
- Di merda, grazie –
- Hai un posto dove andare a dormire? –
- No, dovevo partire oggi per l’Europa ma ho finito i soldi e ora ho pure una costola rotta, penso –
- Hum…Bill ha il vizio di picchiare duro anche le donne –
- Sì, confermo –
- Dai, vieni – e mi aiutò a sollevarmi da terra – per questa notte stai da me ma non ti permettere mai più di chiamarmi “bella” e dirmi che nel cervello ho solo “biondo”, capito? –
- Ok, e per Coltrane? –
- Ah, quello non mi interessa….fai pure –

Albeggiava e la luna piena stava per andarsene. Clarice mi disse che aveva sempre desiderato vedere l’Europa ma non se la poteva permettere. Io le promisi che quando me ne sarei andata da New York l’avrei portata con me.

Crollai sul letto e mi resi conto dal dolore lancinante che provai che la costola era assolutamente rotta.

- Maledizione a te Clarice –
- Dormi, moretta, che domani è un altro giorno -




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venerdì, 04 febbraio 2005
Patologia ( x Verdad)

 

Scusa, Verdad, devo riprendermi.

Entro nel tuo blog, vedo il mio nick.

Ecco, un emozione!

Te l’ho detto molte volte e te lo ripeto: sei una donna fantastica e lo sei perché sai dare in modo coinvolgente.

E’ vero! La mia può essere definita una patologia, dovrei solo rendermene conto e confessarlo a me stessa. Ma ci sono già passata per la chaise long a rimirar soffitti mentre qualcuno ti sbadiglia alle spalle. Una volta finì che la presi per il bavero e le dissi che l’unica cosa che poteva aspirare a guarire era il suo cane. Forse.

Quindi rimango io e il mio patologico buco nero.  Qualcuno che mi amò molto in passato, mi disse “Fino a quando non tirerai fuori quella cosa che ti macera dentro, tu non sarai mai felice”, lo guardai con un sorrisetto di sufficienza  e gli risposi che non avevo nulla che non andava e lui mi prese tra le braccia e mi rispose “Ho sempre pensato che tu non fossi di questo pianeta e ora temo che prima o poi tornerai da dove sei venuta. Ti perderai se non ti ancori qui. Qui, Etra, dove c’è la vita di tutti i giorni, quella semplice, dove le cose si mettono in sequenza, una dietro all’altra e non in ordine sparso.”

L’altro giorno leggevo una cosa da Aedes che  parlava della capacità di “armonizzare” e ho commentato che quello che mi manca forse è proprio questo: la capacità di armonizzare gli stati emotivi belli con quelli meno piacevoli. Taglio il mondo in due, poi in quattro e via così. Raccatto i pezzi e compongo nuove soluzioni ma ne fruisco solo io con il mio cervello malato e questo mi allontana dagli altri. Mi ritrovo a chiedermi perché non colgano tutta la bellezza che ci circonda tanto quanto la bruttura. Mi ritrovo ad attraversare periodi invece nei quali sono così piena di “luce” che potrei comandare un esercito, dirigere un orchestra, andare a piedi in Cina, inventare l’inespresso. Affascino anche me stessa. Ma vado ad un ritmo talmente alto che pochissimi mi seguono e allora mi costringo a rallentare ed è nocivo. E’ nocivo perché rallenta i moti dell’anima, è un atteggiamento schizofrenico verso se stessi. E allora mi ritrovo a desiderare di essere sconsolatamente “semplice”, mi capisci?

Vorrei spegnere il cervello. Spegnerlo per poter rimanere a rimirare un treno che passa con la stessa faccia ruminante di una mucca al pascolo.

Invece no, vado su e poi precipito giù. La cosa che mi aliena è seguire attentamente ogni più piccolo movimento peristaltico dell’anima anche quando rallentano talmente tanto da avvicinarsi alla morte.   


Vissuto da Etranger alle 18:20 - /post/3989124/Patologia++%28+x+Verdad%29 - origine - commenti (8)
giovedì, 03 febbraio 2005
Ticket to daily hell

 

Sono un po’ infastidita.

Un lieve senso di “dovere” mi avvolge ogni volta che apro il blog. Sarà perché per mesi mi è venuto spontaneo scrivere con cadenza quasi quotidiana, era quasi normale trovare gli argomenti, gli spunti, avevo da dire, da inventare, da raccontare.

Da qualche giorno invece rimango inebetita davanti al video: guardo la donna che lecca il piatto, frugo tra i link, vago nell’archivio. Mento appoggiato al palmo della mano ed espressione tipica di chi non si emoziona.

No, non è un dovere sentirsi vivi o partecipare ma smettere di emozionarmi non mi piace.

Non mi piace perché non mi appartiene caratterialmente nel bene e nel male, é che qualcosa in me non va da un po’ di tempo. Ho pure cominciato a parlare da sola. Alzarmi al mattino diventa insopportabile. Per fortuna non sono ancora arrivata alla fase che prevede un pasto ogni 3 giorni. Conosco questi miei periodi ed il fatto di poterli, come dire, vedere da fuori è un'altra di quelle cose che non mi piace. In passato quando mi ci ritrovavo invischiata era un arrivarci di botto quasi in modo incosciente ed allora nella mia quasi totale ignoranza dei meccanismi della “cosa” la vivevo con l’innocenza di chi pensa che tanto passerà, tanto ce la farò, sono forte e blablabla.

Conoscerla dal di dentro invece questa “cosa” che ti si infila negli interstizi delle sinapsi dilagando come una macchia d’olio, spegnendoti, è come dire a se stessi: bene, altro giro altra corsa all’inferno. Sono stanca di obliterare il biglietto alla mia esistenza sinusoidale che prevede un parco divertimenti al contrario. Non ci sono attrazioni dell’ultima ora, sorprese da terre sconosciute, personaggi mangiafuoco e fantasmagoriche corse dentro a caverne fumose. Conosco il copione, prendo a calci svogliatamente la lattina delle ore che ruzzola dalla mattina alla sera, sperando che il sonno arrivi il prima possibile. Rimango a fissare un giocoliere senza mazze che gesticola nel vuoto.  In questi momenti la vita mi sembra un circo senza suoni, senza spettacoli, senza tigri e senza una donna cannone che gridi in faccia ai maligni e ai superbi.

 

“Tutti chiusero gli occhi nell'attimo esatto in cui spari`
altri giurarono e spergiurarono che non erano mai stati li`. 


Vissuto da Etranger alle 17:07 - /post/3979835/Ticket+to+daily+hell - rhumandcicuta - commenti (11)
martedì, 01 febbraio 2005
Non ho Dei in paradiso

 

Fermarsi ad un passo dall'essere troppo o troppo poco. Ma fermarsi lì, al limite, come essere ad un passo da un precipizio ed esserci arrivati su una macchina bella e potente, a tutta velocità ma aver avuto la capacità di fermarsi nell'ultimo possibile centimetro prima di cadere.
Talvolta vivo così. Mi capita quando inspiegabilmente (o si tratta solo di uno stato di costante precario equilibrio sulle “cose”) entro in uno stato di “anossia” da emozioni.
Così, istintivamente, ho bisogno di accelerare, di andare incontro alle cose, di infrangermi contro la vita. Ho bisogno di lasciarmi andare. Ho bisogno di farmi male per sentirmi viva. Ho bisogno di amare, di tremare, di leggere parole mai dette, di parlare all’orecchio dicendo niente, importunando una belva che dorme, giocare sembrando ingenuamente indecente.

Ho bisogno di avere bisogno.

Poi invece …improvvisamente…cambio…divento bigotta, una “suora mancata”, una piccola donna.


Vissuto da Etranger alle 18:26 - /post/3963408/Non+ho+Dei+in+paradiso - cattiva bambina - commenti (22)

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