
E qualche volta le risposte si trovano tra le pagine di un libro......
" - Un giorno - disse lei - un uomo che aveva tradito molto spesso la moglie e al quale io avevo rimproverato di non averlo tenuto nascosto mi ha detto: Se è un segreto, non è amore. Oppure è impossibile. Presumo volesse dire che se è amore è troppo forte, avvincente e devastante per rimanere nascosto, no?-
- Forse sì, forse intendeva proprio quello - disse lui - non posso saperlo per certo perchè non l'ho udito con le mie orecchie.-
- E allora?- disse lei - Che ne pensa?-
- Forse aveva ragione - disse lui, senza provare a riflettere. Quanto rimase ferita nel sentirlo! una risposta simile significava dirle: Io non la amo. Lei e io, non è amore. E lui pensava proprio questo infatti. Diceva: Lei e io, non so che cosa sia. Glielo aveva detto fin dalla primissima volta. Non aveva mai smesso di pensarlo. Erano legati. Eppure non sapeva dire da cosa. Provava desiderio, sì, ne aveva provato molto la prima sera. Ma un'altra cosa ostacolava quel desiderio. Una grande tenerezza. Ilsentimento di una gemellanza segreta. Quella donna era una sorella, una simile. Non aveva mai incontrato nessuno che gli somigliasse tanto. Perciò si rifiutava di farne un'amante."
"....Conosceva quel meccanismo di attaccamento e di rigoglio. Ma l'innocenza di un volto, il mistero di una donna in un vestito, gli occhi che chiaccherano, quel gioco del virile e del femmineo, le finte, i dubbi e i turbamenti, le maschere e i segreti, il ritorno della timidezza che si credeva sconfitta per sempre, l'impressione di giovinezza, di rinascita, quel sussulto, la vita quotidiana che si inceppa, c'è in tutto ciò una vertigine, un'ebrezza capace di farci ricominciare la partita cento volte da capo."
Stu core analfabeta
tu ll'he purtato 'a scola,
e s'è mparato a scrivere,
e s'è mparato a lleggere
sultatnto 'na parola:
"Ammore" e niente cchiù.
Totò
'a sera quanno 'o sole se nne trasse
e dà 'a cunzegna 'a luna p' 'a nuttata
lle dice dinto 'a recchia: "I' vaco 'a casa:
t'arraccumanno tutt' 'e nnammurate".-
Antonio De Curtis

L'Albero di Natale.
- E un figlio?
- E un figlio cosa?
- Lo vuoi?
- Ah bhè…
- Ecco, appunto..
- E tu?
- Quando? Ora?
- Potresti…no?
- Un utero ce l’ho….
- Smettila…
- Smettila…smettila…non sai dire altro. Perché non hai detto: potremmo?
- Perché così non è possibile.
- Balle!
- Smettila…
- Balle….tu, il tuo lavoro, la tua vita…la tua casa di merda…i tuoi soldi….
(silenzio)
- ahahahahahahahaha…..mi sembri Aldo…mi hai rotto i ciglioni, hai capito? Hai capito? Sì? …..perché non sono un automa…sono una persona… perché ad un certo punto te lo volevo proprio dire..vaffanculo..va..ffa..nculo..vi..a..effe..effe..cuuulo….tu…il tuo negozio..la tua villa di merda….mi fai schifo…sssttroooonzo….click….ahahah
- ahahah sì…peccato che era occupato!

Oggi no.
Oggi svengo.
Oggi non mi rialzo.
Oggi non sento.
Oggi resto bambina.
Oggi potrei ma non voglio.
Oggi non do, voglio solo ricevere.
Oggi non rispondo, gesticolo.
Oggi se mi vuoi mi vieni a prendere.
Oggi mi metto in riserva e aspetto il pieno.
Oggi non apro il cassetto, lascio che i desideri se la cavino da soli.
Oggi ti lascio dipingere le tue fantasie, io sto a letto e conto i miei incubi. Basta che ogni tanto vieni a vedere se sono ancora viva.
Oggi potrei anche morire, chissà. Ma ho prenotato il ristorante, quindi rimando.
Oggi potresti anche strascinarmi per casa come un sacco vuoto. Non mi lamento. Non mi ribello.
Oggi ripenso svogliatamente a ieri. Mi rifiuto di credere che ci sia un domani. Gioco a domino con le ore pensando se l’ultima pedina resterà in piedi. Tanto da qui non la vedo.
Oggi c’è ancora lo stesso cielo di ieri? Non lo so. Guarda tu. Non mi interessa. Io mi ficco la testa tra le gambe e mi canto una nenia.
Oggi incanto me stessa.
Oggi mi schiavizzo.
Oggi non rilancio.
Oggi abbozzo.
Oggi ipotizzo.
Oggi non so.
In un pomeriggio uggioso di mezzo inverno, se ci si sofferma un po’ ad osservare le dinamiche trasversali dei blog, c’è di che pensare. Magari ridendoci su.
Links di fuoco, trasmigrazioni, traslochi, sospiri, chiacchiere, parole sussurrate, segreti svelati. Avvitacchiati su pause pranzo, sospesi tra la scrivania e la sedia, tendenti all’infinito oltre al monitor, pronti ad oscurare, sgranocchiando merendine dell’ultima ora, dribblando videate di mail e sms a cascata, il blog vive le sue passioni, si genera, si autoproclama, esulta per la sua autoreferenzialità, si mette in pop up e commenta se stesso.
Genesi di personalità e di elitari amori, è un onda di byte che si infrange tra distanze più o meno accorciate o accorciabili. Sciabordio di virtualità che tendono ad essere ma con poca convinzione.
Se fossimo convinti di voler essere quello che diciamo di essere lasceremmo le sponde aride delle parole dette tanto per o urlate tanto per e migreremmo verso le terre promesse.
Poco male, poco male.
Volo pindarico sui desideri carnali, sulle paure, sui perché, ci avviciniamo ai luoghi conosciuti aspettando che la torre di controllo ci dia il via libera. Ma come sempre gli scali sono luoghi trafficati. C’è chi resta in attesa, chi è in ritardo, chi sta per atterrare, chi per decollare e chi , stanco, dirotta il volo. Ma c’è anche chi non ha alcuna voglia di scendere giù solo per poter rimanere ancora un po’ su e godersi la mischia là sotto.
Espropri, cause per adozione, divorzi, leggittimizzazioni, matrimoni, origami di pagine elettroniche composte da innumerevoli calambour intorno alla legge suprema di natura che l’uomo è uomo e la donna è donna, anche qui dentro.
Perdiamo di vista l’essenziale, miopi a noi stessi, accecati dalla trama stretta di una manciata di esistenze che qui si annodano e si slegano sperimentando la teoria delle infinite possibilità d’incrocio, anche nel numero finito.
Arroghiamo diritti anche su ciò che non ci è mai appartenuto vivendone la privazione come un dolore, come uno schiaffo morale, un movimento di ventaglio vezzoso e irritante.
Ci dipingiamo nei sulla guancia. Facciamo cadere il fazzoletto aspettando che una mano gentile lo raccolga. Un grande inganno. Affiggiamo la locandina alla Rete.
Il grande bluff va in scena.
Prenotazione obbligatoria.
Buio in sala.
Azione.
- Vorrei che lei andasse avanti a parlarmene in modo diverso che con le parole - ansimò lei.
Lui credette di aver sognato. E invece no, lei gli aveva davvero appena detto come ad uno spasimante: Taccia, ma soprattutto continui a spasimare.
Allora mi chiedo se ci anima la stessa irrequietezza di fondo, lo stesso moto dell'anima.
Forse condividiamo senza saperlo la stessa fragilità. Elettiva perché tanto rara quanto nascosta al mondo. Eppure qualche volta, capita. Qualche magica quasi esoterica particella di tempo e spazio ti mette in contatto con un essere che ti somiglia, che già ti conosce.
Quasi un antica amputazione, una parte che sai ci doveva essere eppure è invisibile agli occhi.
In neurologia si chiama “propriocezione” e la sensazione è quella che descriveva Oliver Sacks in "L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello"......
…."C'è questa cosa, questo piccolo piede fantasma" disse uno dei pazienti di Oliver Sacks. "A volte fa un male cane. I dolori più forti li avverto di notte, oppure quando non indosso la protesi o non faccio nulla. Quando indosso la protesi e cammino i dolori svaniscono. Anche allora sento la gamba, ma è un fantasma buono, diverso, anima la protesi e mi permette di camminare".
Ti sento, eppure non sei qui.
E’ l’una di notte.
Suona il cellulare. Lo cerco tra le lenzuola.
Essere sua non è facile.
Solo uno squillo poi arriva subito un sms.
- Tra qualche minuto suoneranno alla tua porta. Vestiti ed esci. Fidati di me. –
Ho cercato di smettere con tutto questo, con lui ma è sempre tornato a prendermi. Un uruboro la sua presenza nella mia vita.
Mi infilo una gonna, un pullover leggero in cachemire, le scarpe.
Ho appena il tempo di spazzolarmi i capelli e di sfilare il cappotto dalla gruccia nell’armadio e già sento il suono secco e fastidioso del campanello di casa.
Altro sms
- Fai tutto ciò che ti dicono di fare –
Esco di casa. Sento il cuore pulsarmi nelle orecchie, l’adrenalina salire a tirarmi pugni al cervello e alla bocca dello stomaco. I tacchi rimbombano sul marmo gelido. Avverto tutto il sonno tranquillo del palazzo. Non un rumore se non il suono dell’ascensore che si ferma al mio piano. Tormento l’anello di brillanti che porto al dito. Sgrano un rosario di pensieri senza senso. Domande senza risposte. In ascensore evito di guardarmi allo specchio, non voglio vedermi.
Alla maniglia del portone d’entrata del palazzo trovo, legato con grosso nastro di raso nero, un biglietto in carta papiro
- Usa questo nastro per bendarti e aspetta lì che qualcuno ti venga a prendere – riconosco la sua scrittura.
Mi bendo, lì, in piedi , lì sul marciapiede davanti a casa. L’aria fredda della notte mi fa tremare, non ho infilato le calze e sotto al pullover non ho nulla. I capezzoli mi si irrigidiscono. Piccoli aghi doloranti.
Sembrano secondi infiniti. Poi, all’improvviso, due mani forti, di uomo, mi trattengono da dietro le spalle. Sento il suo respiro caldo sul collo. Non vedo nulla. Sento solo le sue mani su di me, il suo fiato caldo e il freddo della notte che sale lungo le mie gambe.
- Vieni – mi sussurra e stringendomi al suo fianco mi guida verso la macchina a pochi passi dal nostro incontro. Mi fa accomodare sul sedile posteriore ma lui non sale con me. Guiderà l’auto.
Avverto subito un inconfondibile presenza femminile seduta al mio fianco. Profumo. Profumo di donna. L’auto parte e io so che d’ora in poi sono in suo potere.
Dopo qualche minuto la donna si sposta sul sedile, mi viene vicina. Sento le sue mani sui miei fianchi, si sofferma solo un attimo a cingermi la vita. Intuisco le sue intenzioni: mi vuole spogliare. Ma sono rigida e tesa.
- Stai tranquilla, va tutto bene – La lascio fare. Le sue mani, calme e premurose, mi lasciano i fianchi, sento la zip della gonna aprirsi e le sue mani scendere lungo le mie gambe tenendo ben salda la gonna. Poi risalgono ad afferrare gli slip. Con un solo movimento deciso mi sfila tutto.
Quindi il maglioncino, piano, lentamente.
La lana morbida di cachemire mi sfiora la pelle, il ventre, l’ansa del seno, i capezzoli. Alzo le braccia. Mentre mi sfila il pullover avverto forte il mio profumo. Ora sono nuda sulla pelle dei sedili. La sento ancora addosso a me, sta cercando di farmi indossare qualcosa, non capisco. Per facilitarle il compito mi sollevo appena un po’. E’ qualcosa di caldo e soffice. Sì, ora capisco. E’ una pelliccia. Tutto quel pelo sulla pelle mi fa avere un gemito.
Sento che la donna bisbiglia qualcosa all’orecchio dell’uomo che guida. Una risata sommessa.
- Sei bella. Non mi aveva detto che eri così bella – la voce della donna è sensuale e si diluisce nel pulsare violento del tango che riempie l’abitacolo.
Suona il cellulare. Non il mio, quello dell’auto. L’uomo al volante abbassa il volume della musica e aziona il vivavoce.
- Bene. Sono sicuro che ora tu sia nuda – è la sua voce – la Signora che ti accompagnerà ha avuto precise istruzioni. E ora, amore, che inizi il tuo viaggio verso me .-
La comunicazione non si interrompe, ho l’impressione che sia rimasto in ascolto. Se lui rimane con me allora tutto è possibile. Allora il mio corpo cede pacatamente. Apro le gambe e reclino la testa sul sedile. Le mani della donna profumata si appoggiano sulle mie gambe, risalgono le cosce seguendone il percorso. Sorrido. Le sue dita si infilano nel pelo del mio pube, lo afferrano con forza poi si fermano a disegnare piccoli cerchi intorno al mio clitoride. Qualche volta scendono ad aprire le labbra per infilarsi appena un po’ nell’umido del mio piacere. Mi scosta il bavero voluminoso della pelliccia, il seno ne esce sodo ed eretto, inizia a titillarmi il capezzolo con la punta della lingua.
Mi sento catturata, braccata, non da lei ma da lui. Ancora una volta ho cercato la fuga, istinto naturalmente femminile in chi non ha da contrapporre agli eventi la forza fisica. Lui chiude la sua cattura, io soccombo. Nel piacere.
Le mie gambe si aprono ancora di più, cedevoli, calde, remissive. Potrei morire per quanto sto godendo. Accarezzo il collo della donna. E’ brava la Signora profumata. Maledettamente brava, sa esattamente come e dove provocarmi piacere. Ma proprio nell’attimo in cui sto perdendo ogni controllo e vorrei strapparmi di dosso la benda, mentre tutto il mio corpo è scosso da brividi e sussulti violenti, mentre la sua mano affonda colpi ritmici e la sua lingua mi sta facendo scoppiare i capezzoli e io sto per venire l’auto si ferma.
La donna si ferma.
Mi chiude la pelliccia sul davanti. L’uomo scende, mi apre la portiera. Scendo con il fiato lungo e il corpo che è ad un passo dall’orgasmo. Incapace di pensare. Qualche passo. Una porta si apre e si richiude subito dietro le mie spalle.
Mi sfila la benda. Io. Lui. Occhi negli occhi.
- Dio! Quanto mi piace il tuo sguardo mentre sei ad un passo dal piacere –
Si avvicina scostandomi i capelli. Gli offro il collo. Lo bacia. Non serve null’altro, sorregge il mio corpo sconvolto.
Tremo.
Godo.
Per lui.
Oggi mi sento assolutamente clitoriDEA...infatti ho delle divine clitorIDEE che mi girano per la testa.....

E un giorno mi torna in mente questa cosa. Non mi torna in mente, è che un giorno riesco a fare quel movimento da contorsionista davanti allo specchio e con la coda dell’occhio riesco a rileggere quello che mi hai inciso sulla pelle. Milioni di parole raggruppate in segni semplici ed indelebili.
“ guardo le mie figlie e penso che sono la mia vita poi penso a te e mi dico che sono un condannato a morte”
"E se penso come alla fine mi hai ridotto tu…
non capisco come…
Ed aspettavo come....
come un cane quando non c'è più…
non c'è più il padrone
contro il vetro per guardare giù.
E mi chiedevo come...
avrei vissuto se tu....
e se quel "magone"...
mi sarebbe mai "andato giù"!
Ho guardato dentro casa tua
e ho capito che era una follia
avere pensato che fossi soltanto mio
e ho cercato di dimenticare,
di non...guardare."
C a t e g o r i e
a l t r oE t r a M a i l
etranger04@libero.itA m m i c c a M e n t i
C o m M e n t i
utente anonimo in 'O pparlà nfacciaS g u a r d i su di M e
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